L’intelligenza artificiale ormai non muove più i primi passi nel mondo della musica, ma si è decisamente adagiata in un territorio che finora risultava essere ad appannaggio del talento e della sensibilità umana. A latere degli strumenti tecnici adoperati per ottimizzare suoni e frequenze, mai prima d’ora la tecnologia era stata così pervasiva. Questa rivoluzione sta interessando da vicino le produzioni discografiche, ma anche il mondo del gaming, seppur in modo diverso.
Il controverso rapporto tra discografia e intelligenza artificiale
Come spesso accade in questi casi l’elemento che sopraggiunge genera due visioni differenti. Il mondo della discografia si è diviso tra coloro che osteggiano l’intelligenza artificiale, ravvedendo in essa un pericolo per la tutela dei diritti d’autore, e coloro che ne colgono i vantaggi.
È nota la lunga battaglia legale che ha visto la Universal Music Group accusare le piattaforme di IA generativa Udio e Suno per aver addestrato i propri modelli violando i diritti d’autore.
Se da un lato, però, controlli e licenze potrebbero essere il primo passo per una regolamentazione che consenta anche a queste realtà tecnologiche di esistere, vi è anche il problema di capire come catalogare le “creazioni” dell’IA. Se, dunque, ascrivere anche ad esse qualche forma di tutela.
E mentre si cerca di capire come ridefinire il concetto di proprietà intellettuale, sono nate case discografiche composte solo da artisti IA, come la All Music Works. Qui gli algoritmi non hanno solo dato vita ai suoni ed ai testi, ma anche ai performer con profili, biografie e caratteristiche completamente fittizie.
L’upgrade della musica nel gaming
La musica cambia letteralmente quando si parla di gaming. Nell’ambito videoludico in particolare la musica viene oggi inserita non più in formato preregistrato. L’IA generativa consente, infatti, di realizzare composizioni adattive in tempo reale, basandosi sullo svolgimento del gioco.
La staticità lascia il posto al dinamismo. È ciò che accade con tecnologie come Reactional Music, capaci di adattare la musica al modo in cui il giocatore interagisce con il gioco. Un salto può accelerare il ritmo, a differenza di una passeggiata lenta che può attivare una sonorità più rilassante.
Lo stesso principio è già attivo nel mondo dell’iGaming: i software delle slot on line si avvalgono di tecnologie che modulano l’intensità dei suoni in base al ritmo del gioco e alle azioni svolte. Proprio da esse abbiamo imparato che la colonna sonora è fondamentale per essere completamente coinvolti nel gioco.
Questa evoluzione dell’IA ci prospetta un futuro ludico, e non solo, sempre più interattivo. La domanda, allora, rimane: riusciranno davvero gli algoritmi a far sì che la musica possa entrare ancora di più in sintonia con le nostre emozioni e azioni quotidiane?
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