Home GazzettaEconomy Nuove Tecnologie Intelligenza artificiale nelle PMI: perché conviene adottarla subito.

Intelligenza artificiale nelle PMI: perché conviene adottarla subito.

L’intelligenza artificiale non è più un territorio riservato alle multinazionali e ai colossi tecnologici. Oggi rappresenta una concreta leva di produttività anche per le piccole e medie imprese, che costituiscono l’ossatura del sistema economico italiano e lombardo. Eppure i numeri raccontano un Paese a due velocità: mentre le grandi aziende accelerano, il tessuto delle PMI procede con cautela, rischiando di perdere un vantaggio competitivo che si gioca adesso.

 I numeri del ritardo italiano: adozione raddoppiata, ma il divario cresce

I dati più recenti fotografano un paradosso. L’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane è raddoppiata in dodici mesi, passando dall’8,2% al 16,4%, ma nello stesso periodo il divario tra grandi imprese e PMI è cresciuto da 25 a 37 punti percentuali: le grandi aziende hanno raggiunto il 53,1% di adozione, mentre le piccole e medie imprese restano ferme al 15,7%. goGrowing

Il quadro è confermato dalla Ricerca 2025-2026 dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano: il 76% delle PMI italiane non ha investito né prevede investimenti nell’intelligenza artificiale, solo il 7% ha avviato programmi strutturati di formazione sull’AI e il 47% non ha svolto attività di Ricerca e Sviluppo negli ultimi tre anni. Un ritardo che pesa, considerando che oltre 240mila PMI generano più del 40% del fatturato italiano e occupano circa il 40% della forza lavoro privata. OsservatoriOsservatori

Eppure il mercato corre: nel 2025 il mercato italiano dell’intelligenza artificiale ha raggiunto il valore di 1,8 miliardi di euro, in crescita del 50% rispetto al 2024. Osservatori

 Cosa può fare concretamente l’AI per una piccola e media impresa

Dietro le statistiche c’è una realtà operativa fatta di applicazioni immediate, accessibili anche con budget contenuti. L’intelligenza artificiale generativa consente oggi a una PMI di automatizzare la redazione di preventivi, offerte commerciali e contenuti di marketing; di gestire il servizio clienti con assistenti virtuali attivi 24 ore su 24; di analizzare dati di vendita e flussi di magazzino per ottimizzare scorte e approvvigionamenti.

Nel manifatturiero, cuore dell’economia lombarda, gli algoritmi di manutenzione predittiva riducono i fermi macchina e i costi di intervento. Nell’amministrazione, l’AI accelera la registrazione delle fatture, la riconciliazione contabile e la gestione documentale. Nel commercio e nei servizi, strumenti di analisi predittiva aiutano a profilare la clientela, personalizzare le promozioni e prevedere la domanda.

I benefici si misurano anche sul lavoro quotidiano: in media il 47% dei lavoratori italiani utilizza già strumenti di AI in azienda e circa quattro su dieci stimano un risparmio di oltre 30 minuti nelle ultime due attività svolte con il supporto dell’intelligenza artificiale. Tempo recuperato che, in una piccola impresa dove ogni risorsa conta, si traduce direttamente in margine e capacità di crescita. Osservatori

 Il fattore competenze: la vera barriera non è la tecnologia

Il principale ostacolo all’adozione non è il costo delle soluzioni, oggi sempre più accessibili in modalità cloud e in abbonamento, ma la carenza di competenze e di visione strategica. L’AI non è una voce di spesa da delegare al fornitore informatico: è una leva gestionale che richiede formazione, riorganizzazione dei processi e una guida consapevole da parte dell’imprenditore. Non a caso, nel 2025 è cresciuto del 93% il numero di annunci di lavoro pubblicati in Italia che richiedono competenze di AI. Osservatori

Per le PMI la strada più efficace passa da progetti pilota circoscritti — una funzione, un processo, un problema concreto — da cui misurare risultati e costruire fiducia interna, prima di estendere l’adozione all’intera organizzazione.

 AI Act, la scadenza del 2 agosto 2026 riguarda anche le piccole imprese

C’è poi un elemento normativo che rende il tema non più rinviabile. Il 2 agosto 2026 il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, l’AI Act, diventa pienamente applicabile: entrano in vigore gli obblighi per i sistemi ad alto rischio, gli obblighi di trasparenza — tra cui quello di segnalare quando un contenuto è generato dall’AI — e la governance nazionale con le relative sanzioni; in Italia l’autorità competente è l’ACN. TecnoAndroid

Per le imprese di minori dimensioni il rischio è duplice: arrivare impreparate a una scadenza normativa complessa mentre si è ancora indietro sull’adozione. Conoscere le regole, mappare gli strumenti già in uso in azienda — spesso utilizzati dai collaboratori in modo informale — e definire una governance minima dell’AI è il primo passo, anche per chi non ha ancora avviato progetti strutturati.

 Un’opportunità per il made in Italy e per il territorio

Per le PMI italiane, e per quelle milanesi e lombarde in particolare, l’intelligenza artificiale non è una minaccia all’identità produttiva ma uno strumento per valorizzarla: qualità, artigianalità e specializzazione restano il vantaggio competitivo del made in Italy, e l’AI consente di portarle in modo più efficiente sui mercati dove i clienti di domani le cercheranno. La finestra di vantaggio per chi si muove ora è ancora aperta. La domanda, per ogni imprenditore, non è più se adottare l’intelligenza artificiale, ma da dove cominciare.


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