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Adolescenti e intelligenza artificiale: il 51% degli italiani si confida prima con un chatbot che con genitori o amici

L’intelligenza artificiale sta diventando sempre più un punto di riferimento emotivo per gli adolescenti italiani. Secondo una nuova ricerca europea realizzata da GoStudent, il 51% dei ragazzi italiani intervistati preferisce confidarsi con un chatbot di intelligenza artificiale prima di parlare con un genitore, un amico o un insegnante quando affronta momenti di solitudine, ansia o tristezza.

Un dato che evidenzia il crescente ruolo dell’IA nella vita quotidiana dei giovani, ma che allo stesso tempo solleva interrogativi sul rapporto tra tecnologia, benessere psicologico e relazioni umane.

Più della metà segue i consigli ricevuti dall’IA

L’indagine mostra che il 56% degli adolescenti che ha parlato con un chatbot delle proprie emozioni ha poi applicato nella vita reale i suggerimenti ricevuti.

Ancora più significativo il fatto che il 38% di questi ragazzi non abbia successivamente condiviso quei consigli con un genitore, un insegnante o un altro adulto di riferimento, lasciando emergere il rischio che decisioni importanti vengano prese senza un confronto umano.

Parallelamente, il 58% dei genitori dichiara di non essere mai stato informato dai propri figli dell’utilizzo di chatbot per affrontare questioni personali o emotive.

Scuola, voti e relazioni tra gli argomenti più discussi

Tra gli adolescenti che utilizzano i chatbot per parlare di sé, gli argomenti più frequenti riguardano la scuola.

Il 49% affronta temi legati ai voti, alla pressione scolastica e al rapporto con gli insegnanti, mentre il 20% parla di amicizie e relazioni personali. Solo il 13% afferma di non aver mai affrontato temi personali con un assistente basato sull’intelligenza artificiale.

Perché i ragazzi scelgono i chatbot

Le motivazioni che spingono gli adolescenti verso l’IA sono diverse.

Il 29% apprezza la disponibilità continua del chatbot, mentre il 24% sottolinea la rapidità delle risposte.

Sul piano emotivo, il 22% sceglie l’intelligenza artificiale perché ritiene che quanto raccontato rimanga riservato. Il 18% teme invece il giudizio di genitori o insegnanti, mentre il 13% preferisce non preoccuparli o evitare possibili conseguenze.

Genitori favorevoli a regole più severe

La diffusione dell’uso dei chatbot tra i minori preoccupa le famiglie.

Il 30% dei genitori teme che i figli sviluppino una dipendenza dall’intelligenza artificiale, il 22% teme una progressiva riduzione del dialogo con le persone reali e il 18% è preoccupato di non sapere quali consigli vengano forniti dai chatbot.

L’88% dei genitori italiani intervistati sostiene inoltre l’introduzione di restrizioni per i minori di 16 anni: il 49% ritiene che l’utilizzo dovrebbe essere consentito solo con il consenso dei genitori, mentre il 39% auspica un divieto totale.

GoStudent: “L’IA può aiutare, ma non sostituire il dialogo”

Secondo Felix Ohswald, CEO e co-founder di GoStudent, i dati dimostrano come l’intelligenza artificiale venga ormai utilizzata dai giovani non soltanto per studiare, ma anche come interlocutore per affrontare aspetti emotivi.

“L’IA può rappresentare un supporto utile, ma non deve sostituire il confronto con genitori, insegnanti e figure di fiducia. È fondamentale che i ragazzi comprendano sia le opportunità sia i limiti di questi strumenti e imparino a valutare criticamente le risposte ricevute.”

La ricerca evidenzia come l’evoluzione dell’intelligenza artificiale stia modificando anche il modo in cui gli adolescenti cercano ascolto e supporto, rendendo sempre più urgente un percorso di educazione digitale condiviso tra famiglie, scuola e istituzioni.


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