La trasformazione digitale entra sempre più negli studi professionali e l’Intelligenza Artificiale diventa uno degli strumenti centrali per i Consulenti del Lavoro. Nel 2025 la spesa italiana in tecnologie digitali ha superato i 2 miliardi di euro, mentre il 42% degli studi di consulenza del lavoro utilizza già soluzioni di AI. I dati dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale del Politecnico di Milano indicano però anche le nuove sfide: valorizzazione dei servizi, rapporto con i clienti e capacità dei piccoli studi di attrarre giovani professionisti.
Milano, professionisti sempre più orientati verso digitale e Intelligenza Artificiale
La trasformazione digitale degli studi professionali non rappresenta più soltanto una prospettiva futura, ma un cambiamento già in corso che sta modificando organizzazione, servizi e modalità di relazione con i clienti.
Un’evoluzione alla quale guarda con particolare attenzione anche l’Ordine provinciale dei Consulenti del Lavoro di Milano, rappresentato dal dott. Riccardo Bellocchio, Segretario del Consiglio dell’Ordine provinciale di Milano, che ha partecipato al convegno del 2 luglio 2026 dal titolo “Capitale umano e tecnologico, la partita degli Studi professionali”.
Durante l’incontro sono stati presentati i risultati della ricerca 2025/2026 condotta dall’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, illustrati dal responsabile scientifico e direttore dell’Osservatorio Claudio Rorato e dalla ricercatrice Francesca Parisi.
I numeri mostrano un mondo professionale che sta aumentando progressivamente gli investimenti tecnologici e che vede nell’Intelligenza Artificiale una delle principali leve di trasformazione.
Oltre 2 miliardi di euro investiti in tecnologie digitali
Nel 2025 la spesa in tecnologie digitali degli studi professionali italiani ha superato i 2 miliardi di euro, registrando una crescita del 3% rispetto all’anno precedente.
Un trend destinato a proseguire: per il 2026 è prevista un’ulteriore crescita del 4%.
Per i Consulenti del Lavoro la spesa media raggiunge i 14.700 euro per studio, un livello sostanzialmente in linea con quello registrato tra commercialisti e avvocati.
Più consistente, invece, la capacità di investimento delle strutture multidisciplinari, dove la spesa media arriva a 29.330 euro per studio.
La dimensione della struttura continua quindi a incidere sulla capacità di affrontare gli investimenti necessari alla digitalizzazione, ma l’orientamento generale appare ormai definito: tecnologia e organizzazione dello studio sono sempre più strettamente connesse.
Intelligenza Artificiale, la utilizza già il 42% degli studi di consulenza del lavoro
È soprattutto l’Intelligenza Artificiale a trainare il cambiamento.
In particolare, stanno crescendo rapidamente le soluzioni AI non integrate direttamente nei software gestionali. Secondo la ricerca, queste tecnologie sono già adottate dal 42% degli studi di consulenza del lavoro.
Tra le categorie professionali analizzate, soltanto gli studi multidisciplinari presentano una percentuale superiore, pari al 47%.
Un dato significativo perché testimonia come i Consulenti del Lavoro stiano sperimentando l’AI non soltanto come fenomeno tecnologico, ma come strumento operativo da integrare progressivamente nelle attività quotidiane.
Ricerca normativa e documenti: ecco dove viene utilizzata l’AI
Gli utilizzi dell’Intelligenza Artificiale si concentrano per il momento soprattutto sulle attività nelle quali è possibile ottenere un immediato incremento di produttività.
Per i Consulenti del Lavoro, il 82% di chi utilizza questi strumenti ricorre all’AI per la ricerca normativa, giurisprudenziale o contrattuale.
Il 71% la impiega invece per la sintesi e la rielaborazione dei documenti.
Molto meno diffusi sono gli utilizzi più avanzati legati direttamente alla relazione con la clientela. Soltanto il 6% degli studi di consulenza del lavoro, ad esempio, utilizza chatbot per fornire assistenza ai clienti.
Il quadro suggerisce quindi che l’AI sia entrata negli studi soprattutto come strumento di supporto al professionista, mentre la sua integrazione nei servizi rivolti direttamente al cliente presenta ancora ampi margini di sviluppo.
Tra il 76% e l’84% degli studi vede positivamente l’impatto dell’AI
La fiducia nelle potenzialità dell’Intelligenza Artificiale risulta comunque elevata.
Tra gli studi che già utilizzano queste tecnologie, una quota compresa tra il 76% e l’84% valuta positivamente le possibili ricadute future in termini di efficienza e qualità dei servizi professionali.
Il passaggio decisivo sarà quindi trasformare l’adozione tecnologica in una reale innovazione dei processi.
Non basta introdurre nuovi strumenti: occorre comprendere quali attività possano essere automatizzate o velocizzate e, soprattutto, come utilizzare il tempo e le risorse liberate dalla tecnologia per aumentare la qualità della consulenza.
Professionisti e clienti: resta difficile comunicare il valore della consulenza
La ricerca del Politecnico di Milano mette però in evidenza anche alcune criticità.
Una percentuale compresa tra il 51% e il 72% degli studi professionali dichiara ancora difficoltà nel quantificare e comunicare ai clienti il valore effettivo dei servizi erogati e nel farne comprendere pienamente l’impatto sull’attività aziendale.
Una questione particolarmente rilevante in un mercato nel quale la tecnologia può rendere più rapide alcune prestazioni tradizionali.
Per gli studi professionali diventa quindi strategico spostare progressivamente il proprio posizionamento dal semplice svolgimento di attività operative verso una consulenza capace di produrre valore percepibile e misurabile per imprese e clienti.
Tecnologia, competenze e capacità di comunicare il valore professionale diventano così parti dello stesso processo di trasformazione.
Il divario tra piccoli e grandi studi nell’attrazione dei giovani
Un’altra criticità riguarda la capacità di attrarre le nuove generazioni di professionisti.
Il divario legato alle dimensioni degli studi appare particolarmente marcato: meno del 35% dei micro-studi, quelli con un organico inferiore alle tre persone, si considera attrattivo per i giovani professionisti.
La percentuale supera invece il 90% tra i grandi studi, con oltre 29 persone nell’organico.
Una distanza che potrebbe diventare un elemento critico per la competitività delle realtà professionali più piccole.
La trasformazione degli studi, quindi, non riguarda soltanto software, piattaforme digitali e Intelligenza Artificiale. Coinvolge anche organizzazione del lavoro, formazione, gestione delle competenze, attrattività e capacità di costruire percorsi professionali per i giovani.
Milano laboratorio della nuova professione
In questo scenario Milano può assumere un ruolo particolarmente significativo.
La presenza di un ecosistema composto da imprese, professionisti, università, startup e operatori tecnologici rende il territorio milanese un osservatorio privilegiato sull’evoluzione delle professioni.
La partecipazione dell’Ordine provinciale dei Consulenti del Lavoro di Milano al confronto sulla trasformazione tecnologica conferma l’attenzione della categoria verso un cambiamento destinato a incidere sempre più profondamente sul modo di esercitare la professione.
La vera sfida dei prossimi anni sarà riuscire a far procedere insieme capitale umano e capitale tecnologico: utilizzare l’AI per aumentare efficienza e produttività, senza perdere il valore della competenza, della relazione fiduciaria e della capacità consulenziale che rimangono alla base del rapporto tra professionista, imprese e cittadini.
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