Il caro energia torna a pesare sui bilanci delle imprese italiane. Secondo i dati riportati da Confedra sulla base delle rilevazioni di Nomisma Energia, a settembre il costo dell’energia per le aziende registra un aumento del 54% rispetto a un anno fa, contro il +23% delle famiglie. Gas, elettricità e carburanti rischiano di comprimere ulteriormente i margini soprattutto di artigiani, trasportatori e piccole e medie imprese. Confedra chiede interventi strutturali e punta sugli acquisti collettivi per ridurre i costi.
Caro energia, a settembre torna la pressione sulle imprese
Il mese di settembre riporta in primo piano uno dei problemi che negli ultimi anni hanno maggiormente condizionato la competitività del sistema produttivo italiano: il costo dell’energia.
A risentirne sono soprattutto le imprese, per le quali gli aumenti delle forniture energetiche possono tradursi direttamente in maggiori costi di produzione e minore marginalità.
Secondo i dati di Nomisma Energia riportati da Confedra, rispetto a un anno fa il costo dell’energia sostenuto dalle aziende italiane sarebbe cresciuto del 54%, un incremento più che doppio rispetto al +23% indicato per le famiglie.
Una dinamica particolarmente rilevante per le piccole e medie imprese, che dispongono generalmente di una capacità inferiore rispetto alle grandi aziende di assorbire gli aumenti o trasferirli sui prezzi finali.
Gas industriale: costo da 43 a 71 centesimi al metro cubo
Tra le voci che registrano gli incrementi più significativi figura il gas destinato agli utilizzi industriali.
Secondo i dati diffusi, il prezzo sarebbe passato in dodici mesi da 43 a 71 centesimi al metro cubo, con un incremento del 65%.
Anche l’elettricità continua a rappresentare una voce rilevante nei bilanci aziendali, passando da 19,44 a 20,72 centesimi per kWh, mentre per i carburanti vengono indicati valori prossimi ai 2,02 euro al litro.
Incrementi che assumono un peso diverso a seconda del settore produttivo, ma che possono diventare particolarmente critici nelle attività caratterizzate da consumi energetici elevati.
PMI, artigiani e trasportatori tra i più esposti
Per un artigiano, un’impresa manifatturiera, un trasportatore o una piccola attività produttiva, l’aumento contemporaneo di energia, gas e carburanti rischia di tradursi rapidamente in una riduzione dei margini.
La possibilità di trasferire integralmente i maggiori costi sui clienti, infatti, è spesso limitata dalla concorrenza e dalla necessità di mantenere prezzi sostenibili sul mercato.
Il risultato è una pressione che può coinvolgere non soltanto la redditività aziendale, ma anche investimenti, assunzioni e capacità di programmare lo sviluppo dell’impresa.
Il tema assume particolare rilevanza anche per Milano e la Lombardia, territori caratterizzati da una forte presenza di PMI, attività artigianali, aziende manifatturiere, logistica, commercio e servizi.
Confedra: «Non bastano più i bonus una tantum»
Di fronte alla nuova pressione sui costi energetici, Confedra chiede di superare la logica degli interventi esclusivamente emergenziali.
Secondo l’organizzazione, non sarebbero più sufficienti misure temporanee e bonus una tantum.
La richiesta è quella di introdurre un tetto strutturale agli oneri di sistema per le PMI, comprese quelle non classificate come energivore, accompagnato da un meccanismo di calmieramento dei costi impostato su un orizzonte pluriennale.
L’obiettivo è offrire alle aziende una maggiore prevedibilità della spesa energetica, condizione fondamentale per programmare investimenti, produzione e strategie commerciali.
Acquisti collettivi di energia per aumentare il potere contrattuale
Accanto alla richiesta di interventi istituzionali, Confedra punta anche su strumenti di aggregazione della domanda.
Attraverso il Consorzio Acquisti Confedra, le imprese aderenti possono negoziare collettivamente forniture di energia, gas e carburanti.
Secondo quanto indicato dall’organizzazione, il sistema consentirebbe di ottenere risparmi stimati tra l’8% e il 15%.
Il principio è quello dell’economia di scala: aggregando i consumi di centinaia di aziende aumenta il volume complessivo negoziato e, conseguentemente, il potere contrattuale nei confronti dei fornitori.
Una strategia che può diventare particolarmente interessante per le PMI, che individualmente dispongono di una forza negoziale molto inferiore rispetto alle grandi realtà industriali.
Energia e competitività, la sfida per il sistema produttivo
Il caro energia non rappresenta soltanto una questione legata alle bollette.
Per le imprese, il prezzo dell’energia costituisce una componente della competitività complessiva del sistema produttivo, soprattutto per quelle aziende che operano sui mercati internazionali e devono confrontarsi con concorrenti localizzati in Paesi caratterizzati da differenti condizioni energetiche.
La questione centrale diventa quindi la capacità di garantire alle aziende non soltanto prezzi sostenibili, ma soprattutto stabilità e prevedibilità dei costi nel medio-lungo periodo.
Per le imprese sapere quanto costerà produrre nei prossimi mesi significa poter definire prezzi, investimenti, assunzioni e strategie di crescita. Ed è proprio sulla possibilità di programmare, oltre che sull’entità della bolletta, che si gioca una parte importante della competitività delle PMI italiane.
Scopri di più da GazzettadiMilano.it
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.























































