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Imprese milanesi, la nuova emergenza è trovare lavoratori

Per molte imprese milanesi il problema non è più soltanto trovare nuovi clienti, aumentare gli ordinativi o conquistare nuovi mercati. Una delle difficoltà più profonde riguarda oggi la capacità di trovare lavoratori con le competenze necessarie per sostenere lo sviluppo aziendale.

Tecnici, operai specializzati, manutentori, informatici, ingegneri, commerciali e professionisti con competenze digitali rappresentano figure sempre più preziose. E quando non si trovano le persone necessarie, anche un’impresa con clienti, capitali e opportunità di crescita rischia di rallentare.

Per Milano la questione assume un’importanza strategica. La città rappresenta il principale polo economico italiano e concentra multinazionali, banche, società tecnologiche, industria, servizi e un vastissimo tessuto di piccole e medie imprese.

La domanda di professionalità rimane elevata. L’offerta, invece, non sempre riesce a tenere il passo.

Milano, la competizione tra imprese si sposta sui lavoratori

La ricerca del personale sta diventando una vera e propria competizione tra aziende.

Pubblicare un’offerta di lavoro e aspettare le candidature, soprattutto per le professionalità maggiormente richieste, può non essere più sufficiente.

Le imprese devono diventare attrattive.

Retribuzione, possibilità di carriera, formazione, welfare, flessibilità, smart working, qualità dell’ambiente aziendale e prospettive professionali entrano sempre più nella valutazione di chi deve scegliere dove lavorare.

Per alcune professionalità specializzate il rapporto tra azienda e candidato è già cambiato: non è soltanto il lavoratore a dover convincere l’impresa. È anche l’impresa che deve convincere il lavoratore a sceglierla.

E, soprattutto, a rimanere.

Il costo della vita a Milano diventa un problema per le imprese

Alla difficoltà di reperire personale si aggiunge una delle grandi questioni della Milano contemporanea: il costo della vita.

La città offre opportunità professionali difficilmente replicabili in molte altre aree del Paese, ma il costo degli affitti, delle abitazioni e delle spese quotidiane può rappresentare una barriera, soprattutto per giovani e lavoratori con redditi medio-bassi.

Un’azienda può individuare il candidato ideale, ma deve confrontarsi con una domanda molto concreta: quanto costa a quella persona vivere a Milano o abbastanza vicino al luogo di lavoro?

Il problema abitativo finisce così per assumere anche una dimensione economica e produttiva.

Molti lavoratori scelgono l’hinterland o le province limitrofe, con conseguente aumento dei tempi e dei costi degli spostamenti.

Casa, mobilità e lavoro diventano quindi parti della stessa equazione.

Se Milano vuole continuare ad attrarre competenze e investimenti, la capacità di mantenere la città accessibile anche a chi vi lavora diventerà sempre più importante.

PMI milanesi, la sfida con multinazionali e grandi gruppi

La difficoltà è particolarmente significativa per le PMI di Milano e della Lombardia.

Le piccole e medie imprese devono spesso competere per gli stessi professionisti ricercati dalle grandi aziende.

Una multinazionale può mettere sul tavolo retribuzioni elevate, welfare strutturato, lavoro ibrido, percorsi internazionali, formazione e la forza di un marchio riconosciuto.

Per una PMI competere esclusivamente sullo stipendio può essere difficile.

Le imprese più piccole possiedono però altre leve: rapporti più diretti con la proprietà e il management, maggiore responsabilizzazione, velocità decisionale, flessibilità organizzativa e possibilità per il lavoratore di incidere concretamente sullo sviluppo dell’azienda.

Il punto diventa riuscire a trasformare questi elementi in una proposta professionale riconoscibile.

Anche le PMI devono quindi imparare a comunicare il proprio valore come luogo nel quale costruire una carriera.

Non basta assumere: bisogna trattenere i dipendenti

Alla capacità di trovare nuovi lavoratori si affianca un’altra questione: la retention, cioè la capacità dell’azienda di trattenere le persone.

La perdita di un dipendente qualificato non significa semplicemente riaprire una posizione.

Significa perdere competenze, relazioni, conoscenza dei processi e memoria aziendale. A questo si aggiungono i costi della nuova selezione, dell’inserimento e della formazione del sostituto.

In alcuni casi la mancanza di personale può arrivare a rallentare commesse, investimenti e nuovi progetti.

Per questo le politiche del personale stanno progressivamente passando da funzione prevalentemente amministrativa a leva strategica per la competitività dell’impresa.

Intelligenza artificiale e lavoro: cambiano le competenze richieste

Sul mercato del lavoro milanese sta entrando rapidamente anche una nuova variabile: l’intelligenza artificiale.

L’impatto non deve essere letto soltanto attraverso la possibile sostituzione di alcune attività. La trasformazione più profonda riguarda le competenze che le aziende richiederanno alle persone.

Le mansioni maggiormente ripetitive potranno essere progressivamente automatizzate, mentre aumenterà il valore dei lavoratori capaci di utilizzare strumenti digitali e sistemi di IA per migliorare produttività e processi.

Capacità di interpretare informazioni, risolvere problemi, gestire clienti, prendere decisioni e integrare competenze tecniche e digitali saranno sempre più importanti.

Anche nell’industria tradizionale la separazione tra professionalità tecniche e digitali è destinata a diventare meno netta.

Formare i lavoratori può diventare più importante che cercarli

Il cambiamento tecnologico pone alle imprese una scelta strategica.

Continuare a cercare sul mercato persone già perfettamente formate oppure investire sulla crescita professionale dei dipendenti presenti in azienda?

La seconda strada potrebbe diventare sempre più importante.

In alcuni settori trovare professionalità che possiedano esattamente tutte le competenze richieste rischia infatti di essere difficile e costoso.

Formazione continua, aggiornamento digitale e riqualificazione professionale diventano così investimenti produttivi.

L’impresa che riesce a sviluppare internamente le competenze di cui avrà bisogno potrebbe acquisire un vantaggio significativo rispetto ai concorrenti.

Ricambio generazionale, il rischio di perdere competenze

A medio e lungo termine esiste poi un’altra variabile strutturale: la demografia.

Una parte consistente dei lavoratori con maggiore esperienza si avvicina progressivamente alla pensione, mentre le generazioni che entrano nel mercato del lavoro sono numericamente meno consistenti.

Il rischio per molte imprese è perdere contemporaneamente persone e conoscenze maturate durante decenni di attività.

La gestione del ricambio generazionale diventa quindi una questione industriale.

Affiancamento tra senior e giovani, formazione interna, percorsi di apprendistato e trasferimento strutturato delle competenze possono consentire alle aziende di conservare il proprio patrimonio di conoscenze.

Una macchina può essere acquistata. Un software può essere installato. Una competenza maturata in trent’anni di esperienza, invece, può richiedere anni per essere ricostruita.

Dal manifatturiero alla ristorazione: il problema riguarda tutta Milano

La difficoltà di reperire personale non riguarda esclusivamente l’industria.

Con caratteristiche differenti interessa servizi, commercio, tecnologia, logistica, credito, turismo, ristorazione, costruzioni e professioni tecniche.

Milano concentra una domanda di lavoro particolarmente elevata proprio perché rappresenta uno degli ecosistemi economici più diversificati del Paese.

La stessa forza economica della città alimenta però la competizione per le professionalità disponibili.

Il capitale umano sta quindi diventando una risorsa scarsa e, proprio per questo, sempre più strategica.

La competitività di Milano passa dal capitale umano

Milano continuerà probabilmente a essere uno dei territori italiani con maggiore capacità di attrarre imprese, investimenti, capitali e innovazione.

Ma capitale e tecnologia non sono sufficienti.

Servono persone capaci di trasformare gli investimenti in prodotti, servizi, innovazione e crescita.

La competitività dei prossimi anni si giocherà quindi su due fronti paralleli: aumentare la produttività attraverso tecnologia, digitalizzazione e intelligenza artificiale e contemporaneamente valorizzare il capitale umano.

Retribuzioni, formazione, welfare, organizzazione del lavoro, mobilità e qualità della vita saranno sempre più interconnessi.

Milano, anche le imprese devono convincere i lavoratori

Per decenni il mercato del lavoro è stato raccontato prevalentemente da una prospettiva: il candidato doveva dimostrare all’azienda di meritare il posto.

Nella Milano che cambia, almeno per le professionalità maggiormente richieste, questo rapporto sta diventando più equilibrato.

L’impresa seleziona il lavoratore, ma il lavoratore seleziona l’impresa.

La capacità di costruire un’organizzazione nella quale le persone vogliano entrare, crescere e rimanere può diventare importante quanto trovare nuovi clienti.

Per il sistema produttivo milanese, quindi, la prossima grande competizione potrebbe non giocarsi soltanto sui mercati.

Potrebbe giocarsi soprattutto sulle persone.

a cura di Francesco Megna


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