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Ansia da vacanza, i consigli dello psicologo Claudio Belardo per ritrovare il benessere in estate

Le vacanze dovrebbero rappresentare il momento dell’anno dedicato per eccellenza al riposo, alla leggerezza e al recupero delle energie. Eppure, proprio quando il lavoro rallenta e le agende si svuotano, per alcune persone può emergere una sensazione apparentemente contraddittoria: l’ansia da vacanza.

Il passaggio improvviso dai ritmi frenetici della quotidianità a giornate con meno impegni può infatti non essere immediato. Alla necessità di staccare dal lavoro si aggiungono spesso aspettative elevate: viaggiare, divertirsi, vedere persone, vivere esperienze e mostrare, anche attraverso i social network, un’estate apparentemente perfetta.

Il risultato è che persino il riposo rischia di trasformarsi in una nuova forma di pressione.

A spiegare come affrontare questo fenomeno è il Dott. Claudio Belardo, esperto in psicologia del benessere, che individua alcuni comportamenti utili per recuperare una dimensione più autentica delle vacanze.

Ansia da vacanza: quando anche il relax diventa una prestazione

Uno degli aspetti più interessanti dell’ansia estiva riguarda proprio il rapporto con le aspettative.

Durante l’anno siamo abituati a organizzare il tempo attraverso appuntamenti, scadenze e obiettivi. Quando questa struttura viene improvvisamente meno, il tempo libero può creare una sensazione di disorientamento.

A questo si aggiunge quella che potremmo definire una vera e propria ansia da prestazione sociale: l’idea che durante le vacanze sia necessario essere felici, divertirsi continuamente e vivere esperienze memorabili.

Una pressione amplificata dai social network, dove fotografie di viaggi, spiagge, locali e destinazioni da sogno possono alimentare inevitabilmente il confronto con le esperienze degli altri.

La psicologia del benessere offre invece una prospettiva differente: non riempire necessariamente ogni spazio, ma imparare a riconoscere ciò di cui abbiamo realmente bisogno.

Psicologia del benessere: imparare a rallentare

La psicologia del benessere non si concentra esclusivamente sul disagio, ma punta a valorizzare le risorse personali e migliorare la qualità della vita.

L’estate può diventare, da questo punto di vista, un’occasione particolarmente importante.

Rallentare significa concedere al corpo e alla mente il tempo necessario per uscire gradualmente dai ritmi sostenuti dei mesi lavorativi. Non significa necessariamente trascorrere settimane senza fare nulla, ma trovare un equilibrio tra attività, relazioni, esperienze e momenti di autentico riposo.

Secondo Claudio Belardo, sono tre i pilastri fondamentali che possono aiutare a vivere meglio il periodo estivo.

1. Disconnessione digitale consapevole

Il primo riguarda il rapporto con smartphone, email e social network.

Essere in vacanza continuando a controllare continuamente notifiche, messaggi di lavoro e posta elettronica rende molto più difficile creare una vera separazione dalla quotidianità professionale.

Una disconnessione digitale consapevole può quindi aiutare a recuperare attenzione verso ciò che accade nel presente.

Ridurre il tempo trascorso sui social significa anche limitare il confronto continuo con le vacanze degli altri, evitando quella sensazione per cui ciò che stiamo facendo sembra sempre meno interessante rispetto alle immagini che scorrono sullo smartphone.

2. Slow living: meno programmi e più tempo per sé

Il secondo pilastro è il rallentamento dei ritmi.

Anche le vacanze possono trasformarsi in una corsa: luoghi da visitare, ristoranti da provare, escursioni, appuntamenti, fotografie da scattare e programmi da rispettare.

Il rischio è quello di riprodurre in ferie la stessa logica dell’agenda lavorativa.

Lo slow living suggerisce invece di recuperare una dimensione più lenta del tempo, lasciando spazio all’ascolto di sé, alla respirazione, alle passeggiate, alla natura e alle relazioni personali.

Non tutto deve necessariamente essere programmato.

3. Riscoprire il valore del vuoto e della noia

Il terzo elemento indicato dallo psicologo riguarda un’esperienza diventata sempre più rara: non avere nulla da fare.

Nella società dell’iperconnessione siamo abituati a riempire qualsiasi momento libero. Anche pochi minuti di attesa diventano spesso un’occasione per prendere lo smartphone e controllare messaggi, notizie o social.

Le vacanze possono invece diventare il momento giusto per accettare il vuoto senza sentirsi in colpa.

La noia, se vissuta senza eccessi e senza paura, può lasciare spazio alla riflessione, alla creatività e alla capacità di ascoltare maggiormente i propri pensieri.

Claudio Belardo: “L’estate non deve essere una performance di felicità”

Il punto centrale è liberarsi dall’obbligo di vivere una vacanza perfetta.

“L’estate non deve essere una performance di felicità da esibire. Il vero benessere estivo si raggiunge quando permettiamo alla mente di decantare, liberando spazio per la creatività e per relazioni interpersonali sane, lontane dalle scadenze del calendario”, spiega il Dott. Claudio Belardo.

Una riflessione particolarmente attuale in un periodo nel quale il confine tra vita privata e professionale è diventato sempre più sottile.

Smart working, smartphone ed email permettono infatti di rimanere operativi praticamente ovunque. Proprio per questo diventa importante stabilire dei confini e riconoscere il valore del tempo realmente libero.

Vacanze come investimento sul benessere anche dopo l’estate

Il beneficio delle ferie non dovrebbe esaurirsi con il ritorno al lavoro.

La vera sfida è riuscire a portare nella quotidianità alcune delle abitudini sperimentate durante il periodo estivo: meno iperconnessione, maggiore attenzione al presente, tempi più sostenibili e spazi personali non necessariamente occupati da impegni.

In questa prospettiva, la vacanza non rappresenta semplicemente un’interruzione dell’attività professionale, ma può diventare una sorta di laboratorio nel quale riscoprire un diverso rapporto con il proprio tempo.

La psicologia del benessere suggerisce quindi un cambio di prospettiva: non chiedersi quanto abbiamo fatto durante le ferie, ma come ci siamo sentiti mentre le vivevamo.

Perché, qualche volta, la vacanza migliore non è quella con più destinazioni, fotografie o appuntamenti, ma quella dalla quale si ritorna realmente riposati.


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