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Riforma ordini professionali 2026

Il mondo delle professioni ordinistiche italiane si prepara a una delle revisioni normative più rilevanti degli ultimi anni. Il 3 agosto 2026 il Senato ha approvato, con modifiche, il Ddl n. 1663, recante la Delega al Governo per la riforma della disciplina degli ordinamenti professionali. Il provvedimento è stato approvato con 81 voti favorevoli, nessun contrario e 50 astensioni ed è stato trasmesso alla Camera dei deputati per proseguire l’iter parlamentare.

Una riforma particolarmente significativa anche per Milano e la Lombardia, territori caratterizzati da una forte concentrazione di studi professionali, società di consulenza, progettazione e servizi alle imprese.

Il testo non introduce però immediatamente tutte le nuove regole: si tratta di una legge delega. Una volta completato l’iter parlamentare, sarà il Governo a dover tradurre i principi indicati dal Parlamento nei successivi decreti legislativi.

Quali professioni sono interessate dalla riforma

Il Ddl riguarda 15 ordinamenti professionali. Le categorie interessate sono:

  • agrotecnici e agrotecnici laureati;
  • architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori;
  • assistenti sociali;
  • attuari;
  • consulenti del lavoro;
  • dottori agronomi e dottori forestali;
  • geologi;
  • geometri e geometri laureati;
  • giornalisti;
  • ingegneri;
  • periti agrari e periti agrari laureati;
  • periti industriali e periti industriali laureati;
  • spedizionieri doganali;
  • consulenti in proprietà industriale;
  • tecnologi alimentari.

Il provvedimento ha quindi un raggio d’azione molto ampio e interessa categorie professionali centrali nell’economia italiana, dall’informazione alla progettazione, dal lavoro alla consulenza tecnica.

Attività riservate e competenze professionali: uno dei punti centrali

Uno degli aspetti più delicati della riforma riguarda la definizione delle attività riservate per legge agli iscritti agli Ordini e delle competenze attribuite alle diverse professioni.

Durante l’esame parlamentare il tema è stato oggetto di particolare attenzione proprio per evitare che l’individuazione delle competenze professionali potesse trasformarsi indirettamente in una nuova area di esclusiva.

La distinzione è sostanziale: da una parte ci sono le attività che la legge riserva espressamente agli iscritti a un determinato Ordine; dall’altra esistono attività professionali che possono essere esercitate anche al di fuori delle professioni ordinistiche.

Su questo punto sono state approvate modifiche volte a riaffermare la libertà di esercizio delle attività non espressamente riservate dalla legge, evitando sovrapposizioni tra “competenza specifica” e vera e propria “riserva professionale”.

Tirocinio professionale, verso nuove regole

Altro capitolo centrale è quello dell’accesso alla professione.

Il Governo sarà chiamato a intervenire sulla disciplina del tirocinio professionale, con l’obiettivo di aggiornare un sistema che per diverse categorie continua a rappresentare il principale passaggio tra formazione universitaria e ingresso effettivo nella professione.

La revisione punta a rendere il percorso maggiormente coerente con le competenze richieste dal mercato e con l’evoluzione delle singole professioni.

Particolare attenzione viene inoltre dedicata alla condizione economica dei praticanti e alla possibilità di prevedere forme di rimborso delle spese e compenso per l’attività svolta durante il tirocinio, secondo i criteri che saranno poi concretamente definiti attraverso la normativa attuativa.

Formazione continua e nuove competenze

La riforma interviene anche sulla formazione professionale continua, ormai elemento strutturale per quasi tutte le professioni regolamentate.

L’obiettivo è aggiornare i sistemi formativi e renderli maggiormente aderenti ai cambiamenti tecnologici, economici e normativi.

Per professionisti come ingegneri, architetti, consulenti del lavoro, giornalisti e tecnici, la formazione non riguarda infatti più soltanto l’aggiornamento specialistico tradizionale, ma sempre più anche competenze digitali, gestione dei dati, cybersecurity, sostenibilità e utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale.

Intelligenza artificiale e deontologia professionale

Proprio l’intelligenza artificiale rappresenta uno dei temi destinati ad avere un impatto crescente sugli Ordini.

L’utilizzo dell’IA sta entrando rapidamente nell’attività quotidiana degli studi professionali: dalla progettazione alla consulenza, dall’elaborazione documentale alla ricerca, fino alla produzione e verifica delle informazioni.

La riforma punta quindi ad adeguare anche i principi deontologici all’evoluzione tecnologica, mantenendo centrale la responsabilità personale del professionista, la trasparenza nei confronti del cliente e la tutela dei dati e delle informazioni trattate.

Il principio di fondo è che l’innovazione tecnologica possa supportare l’attività professionale senza sostituire gli obblighi di competenza, responsabilità e correttezza che gravano sull’iscritto all’Ordine.

Specializzazioni professionali più riconoscibili

Un’altra direttrice della riforma riguarda il riconoscimento delle specializzazioni professionali.

L’evoluzione del mercato ha infatti prodotto competenze sempre più verticali all’interno delle singole categorie. Un ingegnere, un architetto, un consulente o un altro professionista può oggi operare in ambiti estremamente diversi.

La revisione degli ordinamenti dovrà quindi consentire una maggiore valorizzazione delle specializzazioni, con criteri che permettano anche ai cittadini e alle imprese di comprendere con maggiore chiarezza le competenze specifiche possedute dal professionista.

Cambiano anche governance e sistemi elettorali degli Ordini

Il Ddl non riguarda soltanto l’esercizio quotidiano della professione.

Tra gli ambiti interessati figurano anche la governance degli Ordini e dei Collegi, i sistemi elettorali, gli organi territoriali e nazionali e le relative modalità di funzionamento. Il riordino punta quindi ad aggiornare anche l’architettura istituzionale della rappresentanza professionale.

Uno degli obiettivi è adattare strutture nate, in alcuni casi, molti decenni fa a un mercato del lavoro profondamente trasformato, nel quale convivono liberi professionisti, studi associati, società tra professionisti e nuove forme organizzative.

Esami di Stato e accesso alle professioni

La delega comprende anche criteri relativi agli esami di Stato e di abilitazione. Il tema è strettamente collegato alla revisione del tirocinio e alla necessità di verificare competenze sempre più articolate.

L’intervento dovrà quindi trovare un equilibrio tra garanzia della preparazione professionale, tutela dell’utenza e semplificazione delle procedure di accesso.

La documentazione parlamentare individua espressamente tra le materie della riforma gli esami di Stato, gli esami di abilitazione, la formazione professionale e l’organizzazione dei Consigli degli Ordini.

Una riforma importante per Milano

Per Milano, il provvedimento assume un rilievo particolare.

Il capoluogo lombardo rappresenta uno dei principali poli italiani per consulenza, progettazione, informazione, servizi professionali, real estate, finanza, innovazione e assistenza alle imprese. Una revisione delle regole degli Ordini può quindi avere effetti diretti non soltanto sui singoli iscritti, ma sull’intero ecosistema economico cittadino.

Il tema delle specializzazioni, ad esempio, incontra una domanda crescente di competenze verticali da parte delle aziende. Allo stesso modo, l’intelligenza artificiale sta modificando rapidamente l’organizzazione degli studi professionali milanesi, mentre la capacità di attrarre giovani qualificati rende particolarmente rilevante la revisione del tirocinio.

Cosa succede adesso

È importante distinguere tra approvazione del Ddl al Senato e entrata in vigore delle nuove regole.

Il 3 agosto Palazzo Madama ha approvato il provvedimento modificandolo rispetto al testo originario e lo ha quindi trasmesso all’altro ramo del Parlamento.

Il passaggio successivo è dunque l’esame della Camera dei deputati. Solo dopo la definitiva approvazione parlamentare e l’entrata in vigore della legge delega potrà iniziare la fase dei decreti legislativi attraverso i quali il Governo dovrà concretamente riscrivere gli ordinamenti interessati.

La riforma, quindi, non modifica dall’oggi al domani le regole delle professioni, ma stabilisce il quadro entro il quale verrà realizzato il riordino.

Per professionisti, studi e Ordini si apre comunque una fase decisiva. Il confronto si sposterà progressivamente dai principi generali alla loro applicazione concreta: accesso alle professioni, tirocinio, competenze, specializzazioni, formazione, tecnologia, deontologia e rappresentanza saranno i terreni sui quali si misurerà l’effettiva portata della riforma.


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