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Domaine des Baumard, quattro secoli di Chenin Blanc nel cuore della Loira

Nel cuore dell’Anjou, a Rochefort-sur-Loire, la visita a una delle cantine simbolo della Valle della Loira. Una storia di famiglia iniziata nel 1634, tra vigneti, innovazione e alcune delle più affascinanti interpretazioni del Chenin Blanc.

Ci sono cantine che scelgono di stupire il visitatore appena varcata la soglia. Il Domaine des Baumard, nel cuore dell’Anjou, preferisce raccontarsi in un altro modo: attraverso il lavoro, la terra e il vino.

A Rochefort-sur-Loire, nella Valle della Loira, ad accoglierci è Charles Baumard, esponente della nuova generazione di una famiglia che lega il proprio nome alla viticoltura da quasi quattro secoli.

La visita non comincia davanti a una bottiglia prestigiosa né con l’elenco dei riconoscimenti internazionali conquistati dalla cantina. Si parte invece dalla produzione, tra presse, macchinari e spazi nei quali, vendemmia dopo vendemmia, l’uva viene trasformata in vino.

Charles Baumard illustra ogni passaggio con semplicità. Nessuna celebrazione, ma la volontà di spiegare come ogni scelta sia finalizzata a rispettare l’uva e il territorio.

Ed è forse proprio questo il primo elemento che permette di comprendere il Domaine des Baumard: qui la reputazione internazionale arriva dopo il lavoro quotidiano.

Una storia che comincia nel 1634

Le radici del Domaine des Baumard risalgono al 1634, ma la storia moderna della tenuta prende forma negli anni Cinquanta del Novecento con Jean Baumard, protagonista del rilancio dell’azienda e artefice di una filosofia produttiva fondata sul territorio e sulla ricerca della qualità.

Dal 1987 la guida passa al figlio Florent Baumard, che consolida la presenza internazionale della cantina mantenendo un principio preciso: intervenire il meno possibile affinché il vino possa esprimere l’identità del proprio terroir.

Oggi anche Charles e Maxime rappresentano la continuità di questa esperienza familiare, portando avanti una tradizione capace di attraversare epoche profondamente diverse senza perdere la propria identità.

Nei vigneti dell’Anjou, una visione che anticipa il cambiamento

Dopo la cantina, il percorso continua tra i vigneti.

Qui molte delle spiegazioni ascoltate durante la prima parte della visita assumono un significato ancora più concreto. Charles racconta come alcune decisioni introdotte da Jean Baumard oltre sessant’anni fa risultino particolarmente attuali anche alla luce delle trasformazioni climatiche.

Filari più larghi rispetto a molti standard francesi, una chioma maggiormente sviluppata e un’attenzione particolare alla biodiversità derivano da una filosofia maturata nel corso dei decenni, non dall’adesione alle tendenze del momento.

Scelte agronomiche che oggi contribuiscono anche alla capacità delle vigne di confrontarsi con condizioni climatiche in evoluzione.

Chenin Blanc, l’anima del Domaine des Baumard

Il grande protagonista è naturalmente il Chenin Blanc, uno dei vitigni simbolo della Valle della Loira.

La sua straordinaria versatilità consente di ottenere bianchi secchi di grande eleganza, spumanti e vini dolci capaci di affrontare lunghissimi affinamenti.

Al Domaine des Baumard la vendemmia viene effettuata manualmente e, quando necessario, attraverso più passaggi tra i filari, così da raccogliere le uve nel momento ritenuto ideale.

In cantina la filosofia rimane coerente: accompagnare l’evoluzione del vino senza cancellarne la personalità. Pressature lente, fermentazioni attentamente gestite e affinamenti sono strumenti utilizzati per preservare il legame tra vino, vitigno e territorio.

Da Savennières al Quarts de Chaume Grand Cru

I vigneti della famiglia Baumard interessano alcune delle denominazioni più prestigiose dell’Anjou, tra cui Savennières, Coteaux du Layon e Quarts de Chaume Grand Cru.

Terreni caratterizzati dalla presenza di scisto, arenaria e differenti componenti minerali contribuiscono a creare vini nei quali freschezza, struttura e profondità convivono con una notevole capacità di evoluzione.

È proprio il rapporto tra Chenin Blanc e terroir a rendere particolarmente interessante la degustazione: lo stesso vitigno assume espressioni profondamente differenti a seconda della parcella, dell’annata e della tipologia di vino.

La scelta controcorrente del tappo a vite

Una delle decisioni che meglio raccontano l’approccio della famiglia Baumard arriva nel 2003.

Florent Baumard sceglie di utilizzare il tappo a vite Stelvin per i vini fermi della tenuta, una decisione decisamente controcorrente nella Francia del vino di quegli anni.

L’obiettivo è tecnico: proteggere l’integrità aromatica del vino e ridurre il rischio delle alterazioni riconducibili al tappo tradizionale.

Una scelta che inizialmente suscitò discussioni, soprattutto in un Paese fortemente legato alla tradizione enologica, ma che conferma la disponibilità del Domaine a innovare quando l’innovazione viene considerata funzionale alla qualità del vino.

La degustazione: tante anime dello stesso vitigno

La degustazione completa il percorso iniziato in cantina e proseguito nei vigneti.

Nel calice si alternano etichette come Clos du Papillon, Clos Saint Yves, Clos Sainte Catherine, Carte d’Or Coteaux du Layon, Pic Martin e La Calèche.

Ogni vino offre una lettura differente del territorio e delle potenzialità del Chenin Blanc. Cambiano struttura, intensità e sfumature aromatiche, mentre rimane riconoscibile una ricerca costante di equilibrio, eleganza e precisione.

È una degustazione che permette di comprendere quanto possa essere articolato il linguaggio di un singolo vitigno quando viene interpretato attraverso terroir differenti.

Quarts de Chaume, il grande vino dolce della Loira

Il momento più atteso è quello dedicato al Quarts de Chaume Grand Cru, una delle etichette simbolo del Domaine des Baumard e una delle espressioni più prestigiose del Chenin Blanc dolce.

Le uve vengono selezionate attraverso raccolte successive, con il contributo della muffa nobile, la Botrytis cinerea, determinante per la concentrazione e la complessità aromatica.

Nel bicchiere ricchezza e freschezza trovano un equilibrio particolarmente raffinato. Emergono sentori che richiamano miele, agrumi canditi, mela cotogna, zafferano e spezie, mentre l’acidità caratteristica del Chenin Blanc sostiene il sorso e contribuisce alla sua capacità di evolvere nel tempo.

Non è soltanto un vino dolce, ma una dimostrazione della capacità del Chenin Blanc di coniugare concentrazione, eleganza e longevità.

Quel riconoscimento che Charles non aveva raccontato

C’è però un’immagine che, al termine della visita, rimane impressa più delle altre.

Quasi nascosta tra le pareti della tenuta compare una copertina incorniciata di Wine Spectator dedicata al Quarts de Chaume 1996 e a uno dei riconoscimenti internazionali che hanno contribuito alla notorietà del Domaine.

La particolarità non è soltanto il premio.

È il fatto che Charles Baumard, durante tutta la visita, non abbia sentito la necessità di partire da lì.

Ha preferito raccontare la famiglia, i vigneti, le scelte agronomiche, le tecniche di produzione e il rapporto con il territorio. Il riconoscimento rimane sulla parete, discreto, quasi come la conseguenza di tutto quello che abbiamo visto prima.

Domaine des Baumard, il prestigio della coerenza

Lasciando Rochefort-sur-Loire, la sensazione è quella di aver conosciuto una cantina che ha costruito la propria reputazione senza rinunciare alla propria identità.

Dalla visione di Jean Baumard al lavoro di Florent, fino alla nuova generazione rappresentata anche da Charles, ogni passaggio ha aggiunto qualcosa alla storia dell’azienda senza modificarne il principio essenziale: lasciare che siano il territorio e il vino a parlare.

In un settore nel quale tradizione e innovazione vengono spesso presentate come due strade opposte, il Domaine des Baumard dimostra come possano invece convivere.

Quattro secoli di storia, una famiglia e soprattutto un vitigno, il Chenin Blanc, capace di raccontare nel bicchiere una delle identità più affascinanti della Valle della Loira.

a cura di Elena Bertaiola


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