Ci sono sogni che restano chiusi in un cassetto e altri che, a un certo punto, chiedono di essere seguiti davvero.
David Fanton, giovane produttore veneto conosciuto durante Best Wine Stars, ha deciso di farlo a soli 26 anni, lasciando una carriera nel mondo bancario a Francoforte per trasferirsi tra le colline abruzzesi e costruire qualcosa di completamente suo: Tenuta Fanton.
Padovano di nascita, formatosi professionalmente in Germania e abruzzese per scelta, David Fanton rappresenta una nuova generazione di produttori che prova a raccontare il vino in modo meno ingessato e più contemporaneo.
Il vino, però, per lui non è mai stato qualcosa di lontano. Cresciuto in Veneto, in una terra dove la cultura del vino fa parte della quotidianità, quella passione lo ha sempre accompagnato.
Negli anni vissuti a Francoforte, tra lavoro e vita d’ufficio, ha iniziato a frequentare cantine e ad avvicinarsi sempre di più alla parte produttiva del vino.
Durante le degustazioni del fine settimana osservava presse, fermentazioni e linee di imbottigliamento con un pensiero fisso: capire come nascesse davvero una bottiglia di vino.
“La settimana dal lunedì al venerdì era solo una lunga attesa del sabato. La vita era sempre un’anticipazione di ciò che veniva dopo il lavoro”, racconta.
Ed è forse proprio qui che inizia davvero la storia di Tenuta Fanton: in quella sensazione sempre più forte di stare semplicemente “provando” una vita, anziché viverla davvero.
Il vero cambio di rotta arriva poi a Città Sant’Angelo, tra Adriatico e Gran Sasso. Una visita quasi casuale in Abruzzo, un incontro con un proprietario locale e la sensazione immediata di aver trovato il posto giusto.
“Inizi ad avere una visione… e poi la vedi lì, davanti a te. Manca solo il segnale di partenza per cominciare. E quel segnale, alla fine, è arrivato.”
Nasce così Tenuta Fanton: un progetto giovane, contemporaneo e con un’identità chiarissima fin dall’inizio. A colpire non è soltanto il vino, ma soprattutto la visione dietro al brand. David Fanton ha infatti costruito uno storytelling estremamente coerente, curando con attenzione non solo la produzione ma anche tutta la parte estetica e comunicativa.
Le etichette sono minimaliste, pulite, colorate e ricordano quasi il linguaggio visivo dei vini naturali più contemporanei. Un’immagine fresca, immediata e decisamente distante da quella più tradizionale che spesso caratterizza il settore vinicolo. Anche il naming delle bottiglie segue la stessa logica narrativa.
I vini fermi della tenuta si chiamano infatti Orenove, Oretredici e Orediciotto: gli orari simbolo della sua precedente vita in ufficio. Le nove del mattino, l’inizio della giornata lavorativa. Le tredici, la pausa pranzo. Le diciotto, la fine del turno.
Un’idea semplice ma estremamente efficace, che trasforma il vino in racconto personale e rende il progetto immediatamente riconoscibile.
Accanto a questi ci sono poi i vini “Terraincamicia”, una linea che racconta invece il passaggio da una vita teorica a una fatta di terra, vigne e lavoro manuale. Il nome richiama volutamente la fisicità del lavoro agricolo e quella terra che finisce letteralmente addosso a chi vive il vigneto ogni giorno.
Ed è forse proprio qui che emerge uno degli aspetti più interessanti del progetto: la capacità di David Fanton di usare il marketing non come semplice esercizio estetico, ma come parte integrante dell’identità della cantina.
Ogni dettaglio, dal naming alle etichette, contribuisce infatti a costruire uno storytelling autentico e coerente, mai forzato. Una visione non così scontata per un produttore così giovane e ancora più interessante considerando che Tenuta Fanton è nata praticamente da zero.
Pur producendo in Abruzzo, David Fanton porta nel progetto anche una sensibilità molto legata alla cultura veneta del vino, soprattutto nell’idea di creare bottiglie fresche, dinamiche e molto bevibili.
Il suo approccio punta infatti più sulla tensione, sulla bevibilità e sull’immediatezza che sulla ricerca di vini troppo estratti o pesanti.
“Voglio un vino che ti faccia desiderare un secondo sorso. La bottiglia deve finire a tavola, non rimanere mezza piena. Se devo fare qualcosa, voglio farla qui. Ogni vite che coltiviamo e ogni bottiglia che produciamo rappresenta un pezzo di questa storia: un tributo alla natura, alla pazienza e alla passione.”
E forse è proprio questo il punto forte di Tenuta Fanton: raccontare il vino in maniera meno autoreferenziale e più umana, trasformando una storia personale di cambiamento in un progetto contemporaneo, identitario e profondamente autentico.
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