Da circa un anno e mezzo il Poliambulatorio della Fondazione ATM offre ai propri dipendenti ATM e, in misura crescente, anche a persone esterne, un servizio di supporto psicologico basato sul metodo EMDR, tecnica evidence-based utilizzata in particolare per l’elaborazione di eventi vissuti come traumatici. Ne abbiamo parlato con la psicologa che segue il progetto Dott.ssa Ludmilla Soresi
Un servizio nato per i dipendenti, aperto anche all’esterno
La maggior parte delle persone che accedono al percorso, spiega la professionista, sono dipendenti ATM che hanno vissuto episodi di aggressione durante l’orario di lavoro. L’azienda mette a disposizione un percorso strutturato di sei incontri, attivato attraverso un confronto clinico con le colleghe Alicia Pistarà, psicoterapeuta e care manager, e Codispoti. non si tratta di un obbligo, sottolinea la psicologa, ma di uno spazio di supporto volto a “desensibilizzare”, cioè rendere meno disturbante l’impatto emotivo dell’evento vissuto.
Negli ultimi mesi al servizio hanno iniziato ad accedere anche persone esterne all’azienda, che scoprono l’offerta — comprensiva di un pacchetto agevolato di sei appuntamenti — spesso tramite passaparola o eventi di sensibilizzazione, come un pomeriggio di colloqui gratuiti organizzato la scorsa estate.
Non solo trauma: una consulenza per la crescita personale
Al di là degli eventi acuti, la psicologa evidenzia come cresca la domanda di un supporto psicologico più ampio, non legato necessariamente a un episodio scioccante, ma pensato come accompagnamento in un percorso di vita. Un confronto con un punto di vista esterno, dotato di quella “giusta distanza” che amici e familiari non possono offrire, capace di far emergere alternative e nuove prospettive.
Milano, richieste di aiuto psicologico in aumento del 40%
Un dato che la professionista sottolinea con attenzione riguarda proprio la città di Milano, dove le richieste di supporto psicologico sarebbero cresciute di quasi il 40%, un incremento superiore rispetto ad altri contesti territoriali. Un segnale, spiega, che riflette sia un bisogno reale sia la crescente diffusione di piattaforme digitali dedicate al benessere psicologico, che negli ultimi anni hanno visto una forte espansione.
Superare pregiudizi e confusione sulle professioni della cura
Nel corso della conversazione emerge anche un tema più ampio: la confusione, ancora diffusa, tra le diverse figure professionali della salute mentale — psicologo, psicoterapeuta, psichiatra — e la necessità di una maggiore chiarezza informativa, anche in dialogo con l’Ordine degli Psicologi della Lombardia.
Il ruolo dello psicologo: più domande che risposte
Alla domanda su cosa faccia concretamente uno psicologo, la professionista risponde partendo dalle competenze soft — empatia, accoglienza, capacità di costruire un’alleanza — oltre a quelle tecniche, maturate nella sua formazione in terapia sistemica e nel metodo EMDR. Il cuore del lavoro, spiega, non sta tanto nel fornire risposte quanto nel porre le domande giuste, nel momento giusto, per aiutare la persona a essere più autentica con se stessa.
Un lavoro che richiede anche un costante lavoro di auto-osservazione da parte del professionista stesso, sui propri pregiudizi e sul proprio equilibrio emotivo, condizione necessaria per poter davvero ascoltare l’altro con neutralità e curiosità.
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