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Psicologi e Intelligenza Artificiale

Presentata a Milano la prima indagine nazionale del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nella professione. Il 58,76% degli psicologi ha già utilizzato strumenti AI, mentre il 55,04% segnala che anche i pazienti ricorrono all’Intelligenza Artificiale per affrontare problemi emotivi e relazionali. Di Mattei: «Servono formazione, linee guida e strumenti per un’innovazione responsabile».

L’Intelligenza Artificiale è già entrata nella professione degli psicologi italiani e sta iniziando a trovare spazio anche all’interno della relazione terapeutica. Una trasformazione che apre nuove opportunità, ma pone contemporaneamente interrogativi sul piano clinico, etico, deontologico e della tutela dei pazienti.

È quanto emerge dalla prima indagine nazionale sull’adozione dell’Intelligenza Artificiale nella professione psicologica, promossa dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) e presentata a Milano, presso la Casa della Psicologia, in collaborazione con l’Ordine degli Psicologi della Lombardia.

La ricerca, basata sulle testimonianze di 5.906 psicologhe e psicologi provenienti da tutta Italia, fotografa per la prima volta il rapporto tra la professione psicologica italiana e l’AI generativa.

Il 58,76% degli psicologi ha già utilizzato l’Intelligenza Artificiale

Il primo dato evidenzia quanto rapidamente la tecnologia sia entrata nella quotidianità professionale: il 58,76% degli psicologi intervistati dichiara di avere già utilizzato strumenti di Intelligenza Artificiale nella propria attività.

Gli utilizzi riguardano soprattutto la gestione documentale, la ricerca scientifica e le attività amministrative, mentre rimane più contenuto il ricorso all’AI negli ambiti direttamente collegati alla relazione di cura, come psicodiagnostica, supervisione e attività terapeutica.

Il quadro restituito dalla ricerca è quello di una categoria professionale aperta all’innovazione, ma allo stesso tempo consapevole della necessità di governarne l’evoluzione.

L’Intelligenza Artificiale non viene infatti considerata un sostituto dello psicologo, quanto piuttosto uno strumento che deve essere conosciuto, valutato criticamente e integrato responsabilmente nella pratica professionale.

AI e psicologia, il 55% degli psicologi la incontra attraverso i pazienti

Uno degli aspetti più significativi dell’indagine riguarda direttamente il rapporto tra psicologo e paziente.

Il 55,04% dei professionisti riferisce che i propri pazienti utilizzano strumenti di Intelligenza Artificiale per affrontare questioni emotive e relazionali, contrastare la solitudine oppure cercare informazioni di carattere diagnostico.

L’AI, dunque, non entra nella psicologia soltanto attraverso gli strumenti utilizzati dai professionisti. Arriva negli studi anche attraverso i comportamenti e le esperienze dei pazienti.

Una dinamica che pone nuove questioni per la professione: dalla qualità delle informazioni ottenute attraverso i sistemi generativi alla gestione delle autodiagnosi, fino alla possibilità che si sviluppino forme di affidamento emotivo nei confronti dei chatbot.

Autodiagnosi e illusione di cura, il rischio indicato dal 79,45%

Ed è proprio sul terreno dei rischi che emergono alcuni dei dati più rilevanti.

Per il 79,45% degli psicologi intervistati, l’illusione di cura e l’autodiagnosi rappresentano il principale pericolo associato all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale.

Il rischio individuato è che un sistema automatizzato possa essere percepito dall’utente come equivalente a un professionista, arrivando in alcuni casi a ritardare o sostituire l’accesso a un percorso di cura qualificato.

Tra le altre criticità segnalate figurano la riduzione della relazione umana, indicata dal 65,4% dei partecipanti, la possibile dipendenza emotiva dai chatbot, evidenziata dal 52,6%, e la diffusione di contenuti non accurati, segnalata dal 47,1%.

Numeri che evidenziano come la questione dell’AI applicata alla psicologia non riguardi esclusivamente l’efficienza degli strumenti tecnologici, ma investa direttamente la qualità della relazione, la responsabilità professionale e la tutela delle persone.

Psicologi e AI: prevale la curiosità, ma il 36% dichiara timore

Nonostante le preoccupazioni, l’atteggiamento della professione nei confronti dell’Intelligenza Artificiale appare prevalentemente aperto.

Il 75,89% degli intervistati indica infatti la curiosità come atteggiamento prevalente verso l’AI. Parallelamente, però, il 36,20% dichiara di provare timore, mentre il 7,52% esprime un rifiuto esplicito.

A frenare una maggiore integrazione della tecnologia sono soprattutto la mancanza di formazione specifica, indicata dal 62,03% degli psicologi, i timori di carattere etico (57,63%) e l’assenza di linee guida condivise (54,48%).

La richiesta che emerge dalla categoria è quindi quella di non subire il cambiamento tecnologico, ma di acquisire gli strumenti necessari per governarlo.

L’86% degli psicologi chiede formazione sull’Intelligenza Artificiale

È probabilmente il dato relativo alla formazione a indicare con maggiore chiarezza la direzione futura della professione.

L’86% degli psicologi coinvolti nell’indagine si dichiara disponibile a partecipare a percorsi di formazione e supervisione dedicati all’utilizzo consapevole dell’Intelligenza Artificiale in psicologia.

Una percentuale che il CNOP interpreta come una richiesta di accompagnamento della professione attraverso formazione qualificata, linee guida nazionali e un quadro etico condiviso.

Tra le indicazioni emerse dalla ricerca figurano infatti la definizione di linee guida nazionali sull’utilizzo dell’AI nella professione psicologica, il rafforzamento della supervisione umana nei processi decisionali, lo sviluppo di competenze critiche ed etiche, l’investimento nella formazione continua e la promozione della ricerca sulle applicazioni dell’Intelligenza Artificiale alla salute psicologica.

Di Mattei: «Superare impressioni e timori attraverso i dati»

A sottolineare il valore dell’indagine è Valentina Di Mattei, consigliera nazionale CNOP, referente del Gruppo di lavoro “Intelligenza Artificiale: innovazione, applicazione ed etica” e Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia.

«Questa è la prima indagine nazionale che misura il rapporto tra psicologi e Intelligenza Artificiale generativa. Per la prima volta disponiamo di dati che ci consentono di superare impressioni e timori, comprendendo come la tecnologia stia già entrando nella pratica professionale e nella relazione di cura. Da qui vogliamo partire per costruire formazione, linee guida e strumenti che accompagnino un’innovazione responsabile».

Alla presentazione milanese hanno partecipato anche Luca Bernardelli, Giancarlo Marenco ed Edoardo Simula, componenti del Gruppo di Lavoro del CNOP; Sergio Harari, professore ordinario di Medicina interna all’Università degli Studi di Milano; Emanuele Kohler, consulente legale e membro della Commissione Tutela dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, e Marisa Marraffino, consulente legale del Gruppo di Lavoro “Intelligenza Artificiale: innovazione, applicazione ed etica” del CNOP.

Intelligenza Artificiale e salute mentale, la sfida parte da Milano

La fotografia presentata alla Casa della Psicologia di Milano mostra dunque una professione che non sembra voler respingere l’innovazione tecnologica, ma che chiede strumenti adeguati per affrontarla.

Il punto centrale diventa come integrare l’Intelligenza Artificiale senza indebolire la relazione umana, mantenendo saldi i principi della responsabilità professionale, della tutela del paziente e della supervisione dello psicologo.

L’AI è già entrata negli studi professionali e, attraverso i pazienti, anche nella relazione terapeutica. Per la psicologia italiana la questione non è più soltanto se utilizzare questi strumenti, ma con quali competenze, regole e limiti farlo.


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