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Milano tra crescita del fatturato e sfida alla desertificazione commerciale

Il commercio italiano sta cambiando profondamente. Le imprese diventano mediamente più solide, aumentano produttività e fatturato, ma il numero dei negozi continua a diminuire. È questa la fotografia scattata dal 1° Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia, che evidenzia una trasformazione destinata a incidere anche su Milano, capitale italiana del commercio, dei servizi e della distribuzione.

Tra il 2018 e il 2025 le unità locali del commercio al dettaglio sono passate da 666.479 a 570.313, con una contrazione del 14,4%. Le categorie più penalizzate sono gli ambulanti (-27,3%) e i piccoli negozi alimentari (-17,9%). Una riduzione che modifica il volto delle città e alimenta il rischio di una progressiva desertificazione commerciale dei quartieri.

Milano resta il motore del commercio italiano

Per Milano il tema assume un valore ancora più strategico. Il capoluogo lombardo rappresenta il principale mercato nazionale del retail e continua a mostrare una buona capacità di tenuta economica.

Nel primo trimestre 2026, infatti, il commercio al dettaglio milanese ha registrato un incremento del fatturato dell’1,5% su base annua e dello 0,5% rispetto al trimestre precedente, confermando un percorso di crescita moderata ma costante dopo il buon andamento del 2025.

La città continua inoltre a rappresentare uno dei territori economicamente più dinamici del Paese, sostenuta da turismo, servizi avanzati, moda, design e innovazione, elementi che alimentano i consumi e attraggono investimenti.

Meno punti vendita, ma imprese più strutturate

Il rapporto evidenzia come la diminuzione del numero dei negozi non coincida con un analogo calo dell’occupazione.

Gli addetti passano infatti da 1,905 milioni a 1,871 milioni (-1,8%), mentre cresce significativamente il peso delle società di capitali nel commercio al dettaglio, salite dal 12,2% al 17,4%.

Anche gli indicatori economici mostrano una trasformazione positiva:

  • fatturato complessivo da 326,8 a 410,7 miliardi di euro (+25,7%);
  • fatturato medio per addetto da 172 mila a 220 mila euro (+27,9%).

Numeri che raccontano un settore più efficiente, capace di adattarsi ai nuovi modelli di consumo, all’integrazione tra negozio fisico e digitale e ai cambiamenti delle abitudini delle famiglie.

Discount ed e-commerce continuano a crescere

Tra i format commerciali emergono vincitori e perdenti.

I discount alimentari registrano la crescita più significativa, con un aumento del 7,4% delle attività e un fatturato più che raddoppiato (+101,1%), segnale evidente della crescente attenzione dei consumatori verso il risparmio.

Positivo anche il comparto che comprende e-commerce, vendita porta a porta e distributori automatici, cresciuto del 13,6% nel numero delle attività e del 41,9% nel fatturato.

In difficoltà, invece, gli ipermercati (-8,4% di fatturato) e il commercio ambulante (-14,9%).

La sfida per Milano è mantenere vivi i quartieri

Per una città come Milano il commercio non rappresenta soltanto un motore economico.

Le attività di vicinato costituiscono infatti un presidio sociale, contribuiscono alla sicurezza urbana, valorizzano lo spazio pubblico e mantengono vivi i quartieri.

La progressiva riduzione dei negozi rischia quindi di produrre effetti che vanno oltre l’economia, incidendo sulla qualità della vita dei residenti e sull’identità dei diversi quartieri cittadini. Un fenomeno già evidenziato dagli studi di Confcommercio sulla demografia d’impresa e sul rischio di desertificazione commerciale.

Sangalli: “Il commercio è un’infrastruttura economica e sociale”

Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha sottolineato come la trasformazione del settore debba essere accompagnata da politiche adeguate.

Secondo Sangalli, illegalità, abusivismo e contraffazione hanno provocato nel 2025 un danno superiore ai 41 miliardi di euro, mettendo a rischio oltre 284 mila posti di lavoro regolari.

Per il presidente della Confederazione servono meno burocrazia, una fiscalità favorevole agli investimenti, incentivi per innovazione e sostenibilità e una vera Agenda Urbana capace di valorizzare il commercio di prossimità.

«Il commercio non deve essere considerato un settore tra gli altri, ma una vera infrastruttura economica e sociale del Paese», ha concluso Sangalli


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