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Affitti brevi, AIGAB contro le nuove regole UE: «Rischio per famiglie, imprese e occupazione»

Si riaccende il confronto sugli affitti brevi e sulle misure europee destinate a incidere sulla regolamentazione del settore. A intervenire con una posizione fortemente critica è AIGAB – Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi, che mette in guardia dalle possibili conseguenze per proprietari, famiglie, imprese e lavoratori della filiera dell’ospitalità.

Secondo l’associazione, le nuove restrizioni rischierebbero di comprimere la libertà dei proprietari di utilizzare i propri immobili senza produrre, al tempo stesso, effetti significativi sul caro-affitti e sulla carenza di abitazioni disponibili per la locazione residenziale.

Al centro delle preoccupazioni di AIGAB c’è anche il ruolo attribuito alle amministrazioni locali e la possibilità che si arrivi, secondo l’associazione, a restrizioni particolarmente estese degli affitti brevi nelle città.

AIGAB: in Italia 510mila annunci online con CIN

AIGAB richiama innanzitutto le dimensioni economiche raggiunte dal comparto.

Secondo i dati diffusi dall’associazione, ad agosto 2026 in Italia sarebbero stati registrati circa 510mila annunci online dotati di regolare CIN – Codice Identificativo Nazionale, riconducibili a circa mezzo milione di famiglie.

Attorno alle locazioni brevi si sarebbe inoltre sviluppato un sistema composto da circa 45mila imprese di property management, con 150mila dipendenti, al quale si aggiunge un indotto che interessa numerose attività professionali e imprenditoriali.

Pulizie, manutenzione, edilizia, architettura, ingegneria, software e servizi dedicati all’ospitalità sono alcuni dei comparti indicati da AIGAB come direttamente o indirettamente collegati al settore.

Per l’associazione, una regolamentazione eccessivamente restrittiva potrebbe quindi avere conseguenze che andrebbero oltre il rapporto tra proprietario e turista, interessando una vera e propria filiera dell’ospitalità italiana.

Marco Celani: «Risposta semplice a un problema complesso»

A esprimere la posizione dell’associazione è Marco Celani, presidente di AIGAB, secondo il quale le istituzioni europee starebbero intervenendo sul problema dell’accessibilità alla casa agendo sul segmento sbagliato.

“La Commissione UE ha scelto di dare una risposta semplice a un problema complesso. I cittadini europei si aspettavano risorse per aumentare l’offerta di alloggi e ha scelto invece di limitare diritti delle famiglie italiane sia rispetto agli affitti brevi che alla possibilità di vendere o comprare seconde case.”

Celani sostiene inoltre che manchino evidenze sufficienti per dimostrare che le restrizioni alle locazioni brevi siano in grado, da sole, di migliorare concretamente l’accessibilità economica delle abitazioni o aumentarne la disponibilità sul mercato residenziale.

Per AIGAB, al contrario, il rischio sarebbe quello di produrre conseguenze economiche su famiglie, PMI, gestori professionali e comunità locali, con possibili ricadute anche sull’occupazione.

Affitti brevi e caro-affitti: il nodo della correlazione

Il punto centrale della posizione dell’associazione riguarda proprio il rapporto tra diffusione degli affitti brevi, aumento dei canoni residenziali e riduzione dell’offerta abitativa.

AIGAB contesta che possa essere stabilita automaticamente una relazione causale tra questi fenomeni e sostiene che le difficoltà del mercato immobiliare residenziale debbano essere affrontate intervenendo su fattori strutturali.

Secondo l’associazione, per molte famiglie italiane la seconda casa rappresenta inoltre un patrimonio utilizzato per integrare il reddito attraverso locazioni temporanee, soprattutto quando l’immobile non viene utilizzato stabilmente.

Limitare questa possibilità, sostiene AIGAB, significherebbe quindi intervenire non soltanto sul turismo, ma anche sulle scelte patrimoniali delle famiglie proprietarie.

Il caso Barcellona e l’esempio dei Paesi Baschi francesi

A sostegno della propria posizione, AIGAB richiama alcune esperienze europee.

Secondo i dati citati dall’associazione, a Barcellona gli affitti sarebbero aumentati del 72% al metro quadrato nonostante il blocco delle nuove licenze per gli affitti brevi in vigore dal 2014.

Un altro caso indicato riguarda i Paesi Baschi francesi, dove le restrizioni avrebbero determinato una riduzione di circa 6mila immobili destinati agli affitti brevi, ma soltanto il 5% di queste unità sarebbe successivamente confluito nel mercato degli affitti annuali.

Sono numeri attraverso i quali AIGAB intende sostenere la necessità di valutare gli effetti concreti delle politiche restrittive senza considerare automaticamente la riduzione delle locazioni turistiche come una soluzione alla scarsità di abitazioni.

«Gli affitti brevi sono l’1,2% delle abitazioni convenzionali UE»

L’associazione evidenzia inoltre che gli immobili destinati agli affitti brevi rappresenterebbero circa l’1,2% delle abitazioni convenzionali presenti nell’Unione Europea.

Una parte di queste proprietà, sottolinea AIGAB, è costituita da seconde case utilizzate soltanto occasionalmente e che difficilmente, anche in presenza di restrizioni, verrebbero automaticamente trasferite sul mercato delle locazioni residenziali di lungo periodo.

L’associazione richiama parallelamente il tema delle abitazioni vuote, indicando nel 20% la quota a livello europeo, e sostiene che le politiche pubbliche dovrebbero concentrarsi maggiormente sulla mobilitazione del patrimonio immobiliare inutilizzato e sulla creazione di nuova offerta abitativa.

Il potere dei sindaci preoccupa il settore

Uno degli aspetti considerati più delicati riguarda il possibile rafforzamento della capacità di intervento delle amministrazioni comunali.

AIGAB teme in particolare che si possa arrivare a divieti generalizzati o forti limitazioni degli affitti brevi su scala cittadina, creando un quadro normativo frammentato e potenzialmente diverso da Comune a Comune.

Una prospettiva particolarmente rilevante per le grandi città italiane ad alta pressione turistica e abitativa, a partire da Milano, dove il tema della casa, dei canoni di locazione e dell’accessibilità abitativa è ormai stabilmente al centro del dibattito pubblico.

Milano tra turismo, affitti e diritto alla casa

La questione assume infatti una rilevanza specifica per il capoluogo lombardo.

Milano deve contemporaneamente confrontarsi con la necessità di garantire abitazioni accessibili a residenti, studenti e lavoratori, sostenere la propria capacità di accoglienza turistica e tutelare i diritti dei proprietari.

È proprio su questo equilibrio che si giocherà una parte importante del futuro delle locazioni brevi.

La posizione di AIGAB è netta: intervenire prevalentemente sugli affitti turistici rischierebbe di non risolvere le cause strutturali dell’emergenza abitativa. Per l’associazione servirebbero invece politiche capaci di aumentare l’offerta di abitazioni, recuperare il patrimonio inutilizzato, favorire gli investimenti e rendere più dinamico il mercato delle locazioni di lungo periodo.

Il confronto è quindi destinato a proseguire. Da una parte vi è la necessità delle città di governare gli effetti della pressione turistica e della crescente difficoltà di accesso alla casa; dall’altra, quella di preservare un comparto che negli ultimi anni ha generato attività imprenditoriali, occupazione e nuove forme di reddito per numerosi proprietari.

Per Milano, come per le altre grandi città italiane, la sfida sarà trovare un punto di equilibrio tra diritto alla casa, proprietà privata, turismo e sviluppo economico.


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