Il presidente Stefano Ruvolo critica la politica delle proroghe e chiede al Governo interventi strutturali contro il caro carburanti. La proposta di Confimprenditori: fissare un tetto a 1,90 euro al litro per la benzina e a 1,95 euro per il diesel, combinando iniziativa commerciale, riduzione delle accise e meccanismi già disponibili. Annunciata una mobilitazione per la prossima settimana.
Il caro carburanti torna al centro del confronto tra imprese e Governo. A intervenire è Stefano Ruvolo, presidente di Confimprenditori, che chiede misure strutturali per contenere il costo di benzina e gasolio e critica il ricorso a continue proroghe degli interventi emergenziali.
«Siamo oggettivamente stanchi di queste continue e inutili proroghe che non risolvono i problemi, ma servono soltanto a prendere tempo», dichiara Ruvolo.
La posizione dell’associazione arriva in una fase caratterizzata da forti tensioni sui mercati energetici e da nuove pressioni inflazionistiche, elementi che incidono direttamente sui costi sostenuti dalle imprese.
Confimprenditori: «Alle imprese servono risposte strutturali»
Per Ruvolo il problema non riguarda soltanto il prezzo pagato dagli automobilisti alla pompa, ma l’impatto che l’aumento dell’energia può determinare sull’intero sistema produttivo.
«Il prezzo del petrolio continua a salire, l’inflazione non si arresta e i tassi di interesse continuano a correre. Di fronte a questo scenario, il Governo continua a rinviare le decisioni e a intervenire a colpi di proroghe».
Confimprenditori dichiara di rappresentare 370 mila imprese e chiede una strategia capace di garantire maggiore prevedibilità dei costi.
«Le continue proroghe non fanno altro che rimandare i problemi e prolungare l’incertezza. Alle imprese non servono misure a tempo, ma risposte strutturali», sostiene il presidente.
Il tema è particolarmente rilevante per quelle attività nelle quali trasporti e logistica rappresentano una componente significativa dei costi aziendali. Un aumento persistente dei carburanti può infatti riflettersi sui margini delle imprese e, lungo la filiera, sui prezzi di beni e servizi.
Benzina a 1,90 euro e diesel a 1,95: la proposta
La richiesta avanzata dall’associazione prevede un price cap a 1,90 euro al litro per la benzina e a 1,95 euro per il gasolio.
Confimprenditori aveva già formulato nelle scorse settimane una proposta basata sulle stesse soglie, sostenendo la necessità di una maggiore stabilità dei costi energetici per consentire alle aziende di programmare attività e investimenti.
«Confimprenditori ha messo sul tavolo una proposta concreta: un price cap a 1,90 euro al litro per la benzina e a 1,95 euro al litro per il gasolio, ripartendo dall’esperienza dello “scontone Eni” del 2012. Dal Governo, finora, non è arrivata alcuna risposta», afferma Ruvolo.
Il precedente dello “scontone Eni” del 2012
L’associazione richiama quindi quanto accadde nel 2012, quando un’iniziativa commerciale di Eni determinò una forte competizione tra gli operatori sui prezzi dei carburanti.
Secondo la ricostruzione e la proposta avanzata da Confimprenditori, un meccanismo di concorrenza commerciale potrebbe oggi essere affiancato da strumenti pubblici.
«Nel 2012, senza un euro di intervento pubblico sulle accise, un’iniziativa commerciale di Eni innescò una vera e propria guerra dei prezzi», ricorda Ruvolo.
La proposta dell’associazione punta quindi a combinare più strumenti, comprendendo anche interventi sulla componente fiscale del prezzo dei carburanti.
Accise e interventi sui prezzi dei carburanti
Secondo Confimprenditori, l’obiettivo indicato potrebbe essere perseguito attraverso l’utilizzo congiunto di iniziative commerciali e strumenti fiscali.
Ruvolo richiama in particolare il taglio delle accise e il meccanismo delle accise mobili, sostenendo che l’utilizzo coordinato delle diverse leve potrebbe contribuire a contenere il prezzo finale alla pompa.
«L’utilizzo congiunto di queste due leve renderebbe il nostro obiettivo di un tetto a 1,90 euro al litro per la benzina e 1,95 euro per il gasolio concretamente raggiungibile», sostiene il presidente di Confimprenditori.
Si tratta della posizione dell’associazione: l’effettiva possibilità di mantenere stabilmente tali soglie dipenderebbe anche dall’andamento delle quotazioni internazionali del petrolio, dalla fiscalità, dai margini della filiera e dalle modalità concrete dell’eventuale intervento pubblico.
Energia e inflazione, cresce la pressione sull’economia
Il dibattito sui carburanti si inserisce in un quadro economico nuovamente condizionato dall’aumento dei costi energetici.
Per le imprese, soprattutto quelle maggiormente dipendenti dal trasporto su strada, il prezzo dei carburanti rappresenta una voce in grado di incidere direttamente sui costi operativi.
L’effetto può successivamente propagarsi lungo la filiera: dalla logistica alla distribuzione fino al prezzo finale pagato dai consumatori.
È proprio questo uno dei motivi per cui le associazioni imprenditoriali guardano con crescente attenzione all’evoluzione dei mercati energetici e alle decisioni di politica economica.
Ruvolo annuncia la mobilitazione: «La prossima settimana scenderemo in piazza»
Confimprenditori annuncia infine una mobilitazione per chiedere un intervento dell’Esecutivo.
«La prossima settimana scenderemo in piazza per chiedere al Governo di intervenire e di mettere fine alla politica delle proroghe. Le imprese hanno bisogno di certezze e di misure definitive», afferma Ruvolo.
Il presidente dell’associazione lancia quindi un allarme sulla tenuta delle aziende maggiormente esposte agli aumenti dei costi: «Senza interventi immediati, il rischio è quello di assistere alla triste cronaca di una morte annunciata per migliaia di aziende».
Il confronto sul caro carburanti si conferma così una questione che va oltre il costo del pieno. Per il sistema produttivo, la partita riguarda soprattutto la capacità di programmare investimenti e attività in presenza di costi energetici sempre più difficili da prevedere.
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