Il Segretario Generale di Confederazione Imprese Italia, Carlos A. Sorrentino, richiama l’attenzione sull’impatto dell’aumento dei carburanti su commercio, artigianato, agricoltura e servizi. Al centro il “costo della distanza” per micro e piccole imprese e il rischio di desertificazione economica nei territori.
L’aumento dei prezzi dei carburanti, la debolezza dei consumi e la crescita dei costi sostenuti dalle imprese rischiano di innescare un effetto a catena sull’economia reale, con conseguenze particolarmente rilevanti per micro e piccole aziende.
A lanciare l’allarme è Carlos A. Sorrentino, Segretario Generale di Confederazione Imprese Italia, che torna sul tema della desertificazione economica e commerciale già affrontato nelle scorse settimane dal presidente della Confederazione, Biagio Cefalo.
Al centro della riflessione c’è un concetto che interessa direttamente migliaia di attività economiche: il “costo della distanza”.
«Dobbiamo cominciare a parlare del costo della distanza, perché l’aumento dei carburanti non rappresenta soltanto un problema per l’automobilista. Per migliaia di imprese benzina e gasolio sono veri e propri costi di esercizio».
Per Sorrentino significa sostenere ogni giorno i costi necessari per raggiungere clienti, trasportare merci, effettuare consegne, rifornire attività commerciali, lavorare nei campi e spostare personale e mezzi.
Benzina e gasolio sopra i 2 euro al litro
I numeri rendono concreto il problema. Il 15 settembre 2026, secondo i dati dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio nazionale self sulla rete stradale era di 2,120 euro al litro per la benzina e 2,231 euro per il gasolio.
Il giorno successivo i valori sono ulteriormente aumentati, raggiungendo 2,132 euro per la benzina e 2,246 euro per il gasolio. Sulla rete autostradale, il 16 settembre, il gasolio self è arrivato mediamente a 2,326 euro al litro.
Per un’attività che utilizza quotidianamente auto, furgoni o altri mezzi di lavoro, anche variazioni apparentemente contenute possono quindi incidere sui costi operativi quando vengono moltiplicate per chilometri, mezzi e mesi di attività.
Consumi: si spende di più, ma i volumi diminuiscono
Confederazione Imprese Italia collega il caro carburanti a un secondo elemento: la dinamica dei consumi delle famiglie.
Secondo ISTAT, a luglio 2026 le vendite al dettaglio sono diminuite rispetto a giugno dello 0,4% in valore e dello 0,5% in volume.
Nel confronto con luglio 2025, le vendite sono invece aumentate dello 0,8% in valore, mentre i volumi acquistati sono diminuiti dello 0,6%. Per i beni alimentari, il calo tendenziale dei volumi raggiunge l’1%.
«Dietro questi numeri – sottolinea Sorrentino – c’è una realtà che le famiglie conoscono molto bene: si rischia di spendere di più per comprare meno».
Il ragionamento della Confederazione riguarda il possibile trasferimento della pressione dei costi lungo tutta la filiera: se aumenta la parte di reddito destinata a carburanti, energia e spese incomprimibili, si riducono le risorse disponibili per altri acquisti. Una contrazione dei consumi, a sua volta, può riflettersi sui ricavi delle attività commerciali e delle imprese di servizi.
Artigiani e commercianti alle prese con il costo degli spostamenti
Il fenomeno interessa trasversalmente artigianato, commercio, agricoltura e servizi.
«Pensiamo all’artigiano che percorre ogni giorno decine di chilometri con il proprio furgone, all’impresa di manutenzione che deve raggiungere i clienti, al commerciante che sostiene maggiori costi di approvvigionamento o all’agricoltore per il quale mezzi, energia e trasporti costituiscono parte integrante del ciclo produttivo», osserva Sorrentino.
Per le microimprese la capacità di assorbire l’incremento dei costi può essere più limitata, soprattutto quando non è possibile trasferirlo interamente sui prezzi praticati ai clienti.
È qui che, secondo Confederazione Imprese Italia, può svilupparsi un effetto domino: maggiori costi di trasporto e produzione, riduzione dei margini, pressione sui prezzi finali e possibile ulteriore indebolimento della capacità di spesa delle famiglie.
Il “costo della distanza” penalizza le aree interne
Il problema assume caratteristiche ancora più marcate nei piccoli Comuni e nelle aree interne, dove le distanze da clienti, fornitori, mercati e servizi possono trasformare il costo del carburante in uno svantaggio competitivo strutturale.
«La distanza geografica – spiega Sorrentino – rischia di diventare una vera distanza economica. Se fare impresa in un piccolo comune significa sostenere sistematicamente costi maggiori per raggiungere fornitori, clienti e servizi, quell’attività parte già con uno svantaggio».
Da qui il collegamento con un fenomeno più ampio: la desertificazione commerciale ed economica dei territori.
La progressiva scomparsa delle attività di prossimità non riguarda infatti esclusivamente la redditività delle singole aziende, ma anche la disponibilità di servizi e la vitalità economica e sociale dei piccoli centri.
Sorrentino alle istituzioni: «Cosa sta facendo la politica?»
Il Segretario Generale di Confederazione Imprese Italia rivolge quindi una serie di domande alle istituzioni.
«Cosa sta facendo la politica?», chiede Sorrentino, precisando che la questione non è indirizzata a uno specifico schieramento, ma a tutti coloro che hanno responsabilità di governo e programmazione.
Tra i temi indicati dalla Confederazione figurano la riduzione dell’esposizione delle piccole imprese alle oscillazioni dei costi energetici, gli strumenti destinati alle aziende maggiormente dipendenti dalla mobilità e le politiche per compensare gli svantaggi strutturali delle attività che operano nelle aree interne.
Confederazione Imprese Italia chiede inoltre misure mirate per le imprese più esposte ai costi della mobilità, strumenti concretamente accessibili alle micro e piccole aziende per migliorare l’efficienza energetica e rinnovare i mezzi aziendali, insieme a politiche specifiche per le attività economiche dei territori più periferici.
«Le imprese chiedono condizioni per competere»
Il messaggio conclusivo di Sorrentino riguarda la necessità di intervenire prima che le difficoltà economiche si traducano nella chiusura delle attività.
«Le imprese non chiedono assistenzialismo: chiedono condizioni per competere. La desertificazione economica non comincia il giorno in cui un negozio chiude. Comincia molto prima: quando un imprenditore rinuncia a investire, quando non assume, quando riduce un servizio o quando ogni consegna viene valutata in funzione dei chilometri da percorrere».
Da qui l’invito alle istituzioni ad agire preventivamente: «La politica deve intervenire prima, non limitarsi a contare le serrande abbassate dopo».
Una questione che, secondo Confederazione Imprese Italia, va oltre il bilancio della singola azienda perché soprattutto nei piccoli centri la permanenza di un’impresa rappresenta anche un presidio economico e sociale per il territorio.
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