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Sanità digitale, l’allarme dell’Ordine dei Medici di Milano

Il nuovo strumento del Fascicolo Sanitario Elettronico punta a creare una sintesi clinica digitale per ogni cittadino. L’Ordine dei Medici di Milano solleva dubbi su cybersecurity, interoperabilità, responsabilità medico-legali e possibile utilizzo discriminatorio dei dati sensibili

 Il Profilo Sanitario Sintetico (PSS) promette di diventare uno degli strumenti centrali della sanità digitale italiana, offrendo ai professionisti sanitari una sintesi delle principali informazioni cliniche del cittadino all’interno dell’ecosistema del Fascicolo Sanitario Elettronico. Un passaggio importante nel processo di digitalizzazione della sanità, ma che porta con sé interrogativi rilevanti sul fronte della sicurezza informatica, della privacy e della gestione dei dati più delicati.

A sollevare diverse criticità è l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano (Omceomi), che invita ad affrontare l’introduzione del nuovo sistema con particolare cautela.

Il tema non riguarda soltanto l’innovazione tecnologica. Al centro della discussione ci sono infatti l’affidabilità delle infrastrutture informatiche sanitarie, l’interoperabilità tra strutture e professionisti, la tutela delle informazioni personali e le responsabilità di chi dovrà alimentare e utilizzare il nuovo strumento.

Cos’è il Profilo Sanitario Sintetico

Il Profilo Sanitario Sintetico è concepito come uno strumento capace di riassumere le informazioni essenziali sulla situazione clinica del paziente.

L’obiettivo è consentire ai professionisti sanitari autorizzati di disporre rapidamente di un quadro sintetico utile alla presa in carico del cittadino, favorendo la continuità assistenziale e una maggiore circolazione delle informazioni sanitarie.

In linea teorica, un sistema di questo tipo può diventare particolarmente importante quando il paziente viene assistito da strutture o medici diversi da quelli che ne conoscono abitualmente la storia clinica.

Proprio la centralità delle informazioni raccolte, tuttavia, rende determinanti cybersecurity, protezione dei dati personali e qualità delle infrastrutture digitali.

Rossi: “Numerose e pesanti criticità”

Il presidente dell’Omceomi, Roberto Carlo Rossi, riconosce le potenzialità dello strumento, ma sottolinea la necessità di affrontarne attentamente i rischi.

“Il Profilo Sanitario Sintetico potrà apportare migliorie nell’assistenza dei cittadini italiani, ma presenta numerose e pesanti criticità connesse con la cyber-sicurezza, con la privacy, con problemi di natura etica e medico-legale. Sarà uno strumento a cui approcciarsi con grande cautela da parte dei colleghi che si troveranno a compilarlo”.

La questione riguarda quindi non soltanto la tecnologia utilizzata, ma anche il ruolo dei medici, chiamati a gestire informazioni potenzialmente decisive nell’assistenza del paziente.

Sanità digitale, il nodo dell’interoperabilità in Lombardia

L’Ordine dei Medici di Milano richiama inoltre l’esperienza maturata con il sistema sanitario digitale lombardo.

Secondo Rossi, le criticità già presenti nelle infrastrutture esistenti rendono particolarmente complessa l’introduzione di nuovi strumenti digitali.

“La nostra esperienza di lombardi ci mette, ad esempio, a contatto con un sistema informatico che fa acqua da tutte le parti già ora, che dovrebbe essere più semplice”.

Il presidente dell’Omceomi cita in particolare il SISS – Sistema Informativo Socio-Sanitario, sottolineando come persistano problemi di comunicazione e interoperabilità anche tra strutture appartenenti allo stesso sistema sanitario.

“Basti dire che i grossi ospedali lombardi neppure si parlano, in senso informatico, tra un reparto e l’altro”, osserva Rossi.

Ed è proprio l’interoperabilità uno dei punti decisivi della trasformazione digitale della sanità: raccogliere grandi quantità di informazioni serve a poco se i diversi sistemi non sono in grado di scambiarle in maniera affidabile, sicura e tempestiva.

Il PNRR e la sfida della digitalizzazione sanitaria

Il Profilo Sanitario Sintetico si inserisce nel più ampio processo di trasformazione digitale della sanità italiana e di potenziamento del Fascicolo Sanitario Elettronico.

Per l’Ordine milanese, tuttavia, il rispetto delle scadenze legate alla digitalizzazione non può prescindere dalla concreta capacità delle infrastrutture di sostenere il cambiamento.

Rossi evidenzia la necessità di costruire una rete realmente integrata tra i diversi soggetti che intervengono nella tutela della salute: ospedali, medicina territoriale, servizi di igiene ed epidemiologia, medicina del lavoro e altre articolazioni del sistema.

Secondo il presidente dell’Omceomi, senza un’infrastruttura sufficientemente robusta e interoperabile l’applicazione concreta del PSS rischia di risultare estremamente complessa.

Cybersecurity sanitaria: i dati clinici diventano un patrimonio sempre più strategico

Uno dei punti più delicati riguarda la sicurezza informatica.

La progressiva digitalizzazione aumenta infatti il numero e la qualità delle informazioni sanitarie disponibili attraverso le piattaforme informatiche. Dati clinici, diagnosi, terapie e altre informazioni personali costituiscono un patrimonio estremamente sensibile.

Più il sistema sanitario diventa interconnesso, maggiore diventa quindi l’esigenza di garantire livelli elevati di protezione contro accessi non autorizzati, violazioni dei sistemi e utilizzi impropri delle informazioni.

La cybersecurity sanitaria non rappresenta pertanto un elemento accessorio della digitalizzazione, ma una delle condizioni necessarie perché strumenti come il Profilo Sanitario Sintetico possano conquistare la fiducia di cittadini e professionisti.

Privacy e dati sensibili: il rischio di nuove discriminazioni

L’altro grande interrogativo sollevato dall’Ordine dei Medici riguarda la natura delle informazioni inserite nel profilo.

Particolarmente delicati sono i dati relativi, ad esempio, alla salute mentale, alle dipendenze e ad alcune patologie.

Rossi mette in guardia dalle conseguenze che potrebbero derivare da un eventuale utilizzo improprio di queste informazioni.

“Il PSS solleva questioni etiche. Alcuni dati, come quelli relativi alla salute mentale o alle dipendenze o ad alcune malattie, potrebbero essere considerati troppo sensibili per essere condivisi. C’è il rischio che il Profilo Sanitario Sintetico possa essere utilizzato per discriminare i cittadini, ad esempio in ambito lavorativo o assicurativo”.

Si apre così un tema che supera la dimensione strettamente sanitaria: chi può accedere ai dati, con quali autorizzazioni, per quali finalità e attraverso quali garanzie?

La capacità di trovare un equilibrio tra disponibilità delle informazioni cliniche e tutela della riservatezza sarà uno degli elementi determinanti per valutare l’efficacia del nuovo modello.

Innovazione sanitaria sì, ma con infrastrutture e regole adeguate

La digitalizzazione può migliorare significativamente la sanità italiana: maggiore continuità assistenziale, informazioni disponibili più rapidamente e una migliore conoscenza della storia clinica del paziente possono tradursi in servizi più efficienti.

Ma la tecnologia, da sola, non basta.

Il confronto aperto dall’Ordine dei Medici di Milano evidenzia almeno quattro questioni strategiche: interoperabilità dei sistemi, cybersecurity, tutela della privacy e responsabilità nella gestione delle informazioni cliniche.

Il Profilo Sanitario Sintetico rappresenta dunque una prova importante per la sanità digitale italiana. La vera sfida sarà trasformarlo da adempimento tecnologico in uno strumento realmente utile al medico e al cittadino, garantendo contemporaneamente sicurezza, affidabilità e tutela dei diritti.


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