Il Distretto Agricolo Milanese interviene sul nuovo Piano del Verde e del Paesaggio. Il presidente Daniele Albini richiama il Protocollo firmato con il Comune nel 2012 e solleva il tema della durata dei contratti sui terreni comunali
Il nuovo Piano del Verde e del Paesaggio di Milano apre il confronto sul futuro ambientale e agricolo della città. A intervenire è il Distretto Agricolo Milanese (DAM), che richiama l’attenzione su un punto preciso: la collaborazione tra amministrazione comunale e agricoltori milanesi non deve essere costruita da zero, perché esiste formalmente da oltre un decennio.
A sottolinearlo è Daniele Albini, presidente del Distretto Agricolo Milanese, che ricorda il Protocollo per lo sviluppo del sistema rurale milanese, sottoscritto a Nosedo il 3 maggio 2012 tra il Comune di Milano e il DAM.
«Il Piano del Verde ci auspica disponibili a collaborare: lo siamo dal 2012, con il Protocollo firmato a Nosedo», afferma Albini, chiedendo soprattutto un maggiore coordinamento tra le politiche comunali dedicate al verde e quelle rivolte all’agricoltura.
DAM: «La collaborazione con il Comune di Milano esiste dal 2012»
Secondo il Distretto, il Protocollo del 2012 rappresenta un precedente concreto sul quale costruire le future strategie per il verde urbano, il paesaggio e l’agricoltura periurbana di Milano.
Il DAM ricorda come, anche attraverso le compensazioni ambientali legate a Expo 2015, siano stati realizzati interventi che hanno contribuito alla tutela e al recupero delle marcite, dei fontanili di Muggiano e del Ticinello, dei filari e del paesaggio agricolo.
Un patrimonio che continua a essere curato dalle aziende agricole presenti in diverse aree della città, tra cui Baggio, Barona e Gratosoglio.
Per il Distretto, dunque, la collaborazione tra agricoltura e tutela ambientale non rappresenta soltanto un obiettivo futuro, ma una realtà già sperimentata sul territorio milanese.
Il Distretto Agricolo Milanese non compare nel Piano del Verde
Uno degli aspetti evidenziati dal DAM riguarda la mancata citazione del Distretto all’interno del nuovo Piano.
«In tutte le pagine del Piano del Verde, il Distretto Agricolo Milanese non compare mai», sottolinea Albini.
Il presidente precisa che la posizione del DAM non vuole trasformarsi in una contrapposizione con il Parco Agricolo Sud Milano o con il Parco Nord Milano, indicati dal Piano tra i soggetti maggiormente titolati a intervenire sui temi del territorio e del paesaggio.
La richiesta è piuttosto quella di riconoscere il ruolo maturato nel tempo dal Distretto quale interlocutore delle imprese agricole che operano direttamente all’interno del territorio milanese.
«Siamo la voce di chi vive nelle cascine, programma le semine e conosce questo territorio», evidenzia Albini.
Agricoltura e verde a Milano: il nodo della programmazione a lungo termine
Il punto centrale sollevato dal DAM riguarda però la coerenza tra pianificazione ambientale e politiche agricole.
Secondo il Distretto, il Piano del Verde richiede alle aziende agricole di assumere una prospettiva di lungo periodo, con interventi e programmi sulla biodiversità e sul paesaggio destinati a svilupparsi nell’arco di venti o trent’anni.
Parallelamente, sostiene il DAM, i contratti di affitto relativi ai terreni comunali avrebbero una durata di quindici anni senza clausole di rinnovo, mentre sarebbe stato eliminato anche lo scomputo dei canoni per la manutenzione straordinaria delle cascine.
Una situazione che, secondo Albini, rende più complesso chiedere alle imprese agricole investimenti e strategie con un orizzonte temporale molto più lungo rispetto alla disponibilità garantita dei terreni.
«Chiedere a un’azienda di programmare il paesaggio di domani, mentre le si nega la certezza della terra su cui lavora oggi, non è solo poco coerente», afferma il presidente del DAM, utilizzando una metafora fortemente milanese: «È come chiedere di costruire il Duomo di Milano sapendo già che, tra quindici anni, qualcuno potrebbe chiudere il cantiere».
La richiesta a Palazzo Marino: coordinare Verde e Agricoltura
Da qui arriva la principale richiesta del Distretto Agricolo Milanese al Comune di Milano: creare un coordinamento effettivo tra l’Assessorato al Verde e quello che detiene la delega all’Agricoltura.
Per il DAM, le politiche sul paesaggio, sulla biodiversità, sulla tutela del suolo e sul futuro delle cascine devono procedere all’interno di una strategia comune.
Il rischio, secondo il Distretto, è che differenti settori dell’amministrazione perseguano obiettivi temporalmente e operativamente non allineati.
«Palazzo Marino non può viaggiare a due velocità opposte sulla stessa materia», osserva Albini.
Il ruolo dell’agricoltura nel futuro verde di Milano
La posizione del DAM riporta al centro del dibattito un tema strategico per lo sviluppo della città: il rapporto tra Milano e il proprio territorio agricolo.
La metropoli, infatti, conserva al proprio interno e lungo la cintura urbana un sistema fatto di cascine, terreni coltivati, fontanili, marcite e corridoi ecologici che rappresentano contemporaneamente un patrimonio produttivo, ambientale e paesaggistico.
In questo scenario, la sfida del Piano del Verde non riguarda soltanto l’aumento degli alberi o degli spazi verdi, ma anche la capacità di integrare la produzione agricola, la biodiversità, la tutela del suolo e la gestione del paesaggio all’interno della pianificazione urbana.
Il Distretto Agricolo Milanese conferma la propria disponibilità al confronto tecnico e istituzionale, chiedendo però che le nuove strategie partano anche dagli accordi e dalle esperienze già sviluppate.
«La disponibilità tecnica e istituzionale resta quella di sempre: piena e mai venuta meno», conclude Albini. «Chiediamo solo che, prima di tracciare un nuovo piano che coinvolge l’agricoltura, l’Amministrazione si ricordi degli impegni già sottoscritti nel precedente».
Una posizione che apre quindi un confronto non soltanto sul Piano del Verde di Milano, ma sul modello con cui la città intende conciliare nei prossimi decenni sviluppo urbano, agricoltura, tutela ambientale e gestione del proprio paesaggio.
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