Astice canadese, pane su misura, tapas di mare e cocktail identitari: un format informale e contemporaneo che porta la cucina di mare fuori dagli schemi
Al Borgo Marinari, nel cuore di Napoli, Officina Lobster ha scelto di raccontare il mare in una forma diversa: dentro un panino. Un’idea semplice solo in apparenza, costruita sulla qualità della materia prima e su una cucina che cerca la propria identità senza rinunciare alle radici.
Il progetto nasce dalla storia di Officina del Mare, aperta nel 2016 da Antonio Esposito, chef e titolare del brand.
«Avevo voglia di diversificare dalla cucina tradizionale del Borgo, portando innovazione senza perdere il legame con Napoli. Da qui sono nati piatti che ancora oggi ci rappresentano, come lo gnocchetto ripieno di mozzarella con tarallo napoletano sbriciolato, vongole veraci e pomodorino giallo».
Poi arriva il lobster roll, prima a San Pasquale a Chiaia nel 2019 e successivamente al Borgo Marinari, dove Officina Lobster è oggi operativo.
«Abbiamo preso un concetto della tradizione americana e lo abbiamo fatto nostro. L’obiettivo era portare il mare in un panino, ma con il sapore della nostra cucina».
Protagonista è l’astice canadese, scelto vivo e cotto al momento, accompagnato da crema di avocado, salsa cocktail, provola di Agerola e lime. Ma nel lobster roll anche il pane ha un ruolo preciso.
«Abbiamo studiato noi la forma del bun e l’abbiamo consegnata al nostro fornitore, perché volevamo un pane pensato appositamente per il nostro prodotto. È senza lattosio e realizzato con burro francese, una scelta che ci permette di ottenere la consistenza che cerchiamo: morbido all’interno e croccante all’esterno».
A raccontare il format è Salvatore Iodice, gestore, direttore di sala e sommelier.
«Officina Lobster nasce per essere un’esperienza completa. Si può iniziare con un aperitivo, proseguire con le tapas, il lobster roll, il vino o un cocktail e semplicemente rilassarsi. Cerchiamo soprattutto di far sentire il cliente a casa, con quella coccola in più che fa la differenza».
Il concetto di tapas di mare amplia la proposta: patatine con polpa d’astice, cheddar e lime, oppure bruschette con stracciatella, jamón iberico e gambero rosso di Mazara. E anche il bere segue la stessa filosofia.
«Abbiamo una carta di cocktail dedicata, con ricette pensate per il format. Tra queste c’è il Gin Tonic con gin all’infuso di astice e una crosta di sale sul bicchiere, per richiamare la sapidità del mare».
È forse qui che si misura la cifra di Officina Lobster: nella capacità di trasformare un’idea semplice in un’esperienza riconoscibile, senza appesantirla. Il lobster roll arriva al tavolo, il mare resta protagonista, il cocktail ne accompagna la sapidità e il Borgo Marinari fa da cornice.
La cucina di Antonio Esposito cerca una strada autonoma, tra memoria napoletana e suggestioni internazionali; la sala di Salvatore Iodice la completa con un’ospitalità informale e attenta.
Alla fine dell’assaggio rimane un gusto netto, quello dell’astice e del mare, ma anche la sensazione che dietro quel panino ci sia un progetto preciso: fare ristorazione contemporanea senza prendersi troppo sul serio, lasciando però parlare la qualità.
A cura di Francesca Panico
Scopri di più da GazzettadiMilano.it
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.






















































