L’Intelligenza Artificiale è ormai entrata nella pratica professionale degli psicologi italiani e, sempre più spesso, anche nella relazione terapeutica. È quanto emerge dalla prima indagine nazionale promossa dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP), presentata il 3 luglio alla Camera dei Deputati in collaborazione con l’Intergruppo parlamentare per la Sostenibilità Digitale e la Sovranità Tecnologica. La ricerca ha coinvolto 5.906 psicologhe e psicologi, restituendo la prima fotografia del rapporto tra professione psicologica e IA generativa in Italia.
Un’adozione già significativa
Il dato di adozione è netto: il 58,76% dei professionisti dichiara di aver già utilizzato strumenti di Intelligenza Artificiale nella propria attività, soprattutto per gestione documentale, ricerca scientifica e attività amministrative. L’impiego nei contesti clinici più direttamente legati alla relazione di cura — come psicodiagnostica, supervisione e attività terapeutica — resta invece ancora limitato.
Un dato più delicato riguarda però i pazienti: oltre la metà dei professionisti (55,04%) riferisce che le persone in cura si rivolgono già a strumenti di IA per affrontare aspetti emotivi e relazionali, la solitudine, o per cercare informazioni diagnostiche. Un fenomeno che porta di fatto l’Intelligenza Artificiale dentro il percorso di cura, aprendo interrogativi sul piano clinico, etico e deontologico.
I rischi percepiti dagli psicologi
Le preoccupazioni della categoria sono chiare. Il 79,45% degli intervistati individua nell’illusione di cura e nell’autodiagnosi il rischio principale, ovvero la possibilità che strumenti automatizzati vengano percepiti come equivalenti a un professionista, ritardando o sostituendo l’accesso a un percorso di cura qualificato. Seguono il timore di una riduzione della relazione umana (65,4%), la dipendenza emotiva dai chatbot (52,6%) e la diffusione di contenuti non accurati (47,1%).
L’atteggiamento prevalente resta comunque quello della curiosità, condivisa dal 75,89% dei rispondenti, anche se il 36,20% dichiara di provare timore e il 7,52% esprime un rifiuto esplicito. Tra gli ostacoli principali all’integrazione dell’IA figurano la mancanza di formazione specifica (62,03%), i timori di natura etica (57,63%) e l’assenza di linee guida condivise (54,48%).
La richiesta di formazione e regole condivise
Il segnale più forte riguarda il futuro: l’86% degli psicologi si dichiara disponibile a partecipare a percorsi di formazione e supervisione dedicati all’utilizzo consapevole dell’Intelligenza Artificiale in psicologia. Una disponibilità che il CNOP legge come richiesta esplicita di accompagnamento alla transizione, attraverso formazione qualificata, linee guida nazionali e un quadro etico condiviso.
Le voci istituzionali
«L’Intelligenza Artificiale rappresenta una sfida strategica per il nostro Paese: può rafforzare i servizi, sostenere il lavoro dei professionisti e ampliare le opportunità di accesso alle conoscenze. Ma, soprattutto in ambiti delicati come quello della salute psicologica, non potrà mai sostituire il valore dell’ascolto, dell’empatia e della relazione umana», ha dichiarato l’on. Enzo Amich, promotore dell’Intergruppo parlamentare per la Sostenibilità Digitale e la Sovranità Tecnologica.
Francesca Schir, consigliera segretaria del CNOP, ha aggiunto che la sfida dell’IA impone di ridefinire cosa proteggere dell’umano, sottolineando come il benessere non coincida con l’efficienza né la relazione con la semplice interazione. Per Valentina Di Mattei, consigliera nazionale CNOP e referente del gruppo di lavoro dedicato al tema, l’indagine rappresenta il primo strumento concreto per superare impressioni e timori e costruire, su basi dati reali, formazione e linee guida condivise.
Le prossime tappe
Tra le indicazioni emerse dall’indagine figurano la definizione di linee guida nazionali per l’utilizzo dell’IA nella professione psicologica, il rafforzamento della supervisione umana nei processi decisionali, lo sviluppo di competenze critiche ed etiche e l’investimento nella formazione continua. La survey rappresenta il primo passo di un percorso che il CNOP intende sviluppare insieme a istituzioni, mondo della ricerca e comunità professionale, con l’obiettivo di favorire un’innovazione responsabile che non metta mai in discussione il ruolo insostituibile dello psicologo e la centralità della relazione umana.
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