C’è una parola che torna spesso nelle conversazioni con Francesco Williams Circosta: fiducia. Fiducia nella tecnologia, certo, ma soprattutto fiducia nelle persone che quella tecnologia devono ancora imparare a usare, a capire, a fare propria.
Co-fondatore di Cuadro Group e fondatore di Hawkings, Circosta lavora ogni giorno a fianco di imprenditori italiani che si trovano a fare i conti con un cambiamento che non hanno scelto, ma che non possono più ignorare. L’intelligenza artificiale è entrata nelle aziende quasi in punta di piedi, senza grandi annunci, e adesso è ovunque: nei processi, nelle decisioni, nelle conversazioni di chi guida un’impresa.
“Il problema non è la tecnologia”, dice. “Il problema è la paura che la accompagna”.
Le PMI italiane di fronte all’intelligenza artificiale
È una paura comprensibile, e Circosta lo sa bene. Le piccole e medie imprese italiane – quelle che tengono in piedi l’economia del Paese, che hanno un nome, una storia, spesso una famiglia dietro – si trovano di fronte a strumenti che sembrano pensati per un altro mondo: qualcosa di freddo e distante, difficile da controllare e ancora più difficile da integrare nella quotidianità di chi ha sempre lavorato in un certo modo.
Eppure, racconta, nella maggior parte dei casi basta cominciare. Basta guardare un processo aziendale con occhi nuovi e chiedersi onestamente: questa attività potrebbe essere fatta meglio? Dall’automazione delle gare d’appalto alla gestione dei preventivi, dall’analisi dei dati industriali all’organizzazione interna, l’intelligenza artificiale non arriva a stravolgere tutto in una notte. Arriva a togliere il lavoro che stanca, che distrae, che consuma energie senza aggiungere valore reale, lasciando alle persone il tempo e lo spazio per fare ciò che solo le persone sanno davvero fare.
La vera sfida: cultura, formazione e comunità
La vera partita, però, si gioca altrove. Non nei server e non negli algoritmi, ma nelle teste degli imprenditori, nei timori dei collaboratori, nella cultura diffusa di un Paese che fa ancora fatica a vedere il cambiamento come un’opportunità piuttosto che come una minaccia silenziosa.
Per questo Circosta crede nella formazione, nel confronto diretto, nella costruzione di comunità in cui la tecnologia possa essere raccontata con un linguaggio accessibile. In quei tavoli in cui un artigiano di Sesto San Giovanni e uno startupper del centro di Milano si trovano a parlare la stessa lingua, in quei momenti in cui l’intelligenza artificiale smette di essere qualcosa di intimidatorio e diventa, semplicemente, uno strumento al servizio di chi lavora.
“Non è il software che trasforma un’azienda”, dice Circosta. “Sono le persone che decidono di cambiare”.
L’equilibrio tra innovazione e umanità
E forse è proprio questa la lezione più importante, in un’epoca in cui tutto sembra accelerare senza sosta: nel mezzo di algoritmi sempre più sofisticati, restano due qualità che nessuna macchina potrà mai davvero replicare, il pensiero critico e la capacità di guardare qualcuno negli occhi e costruire qualcosa insieme, mattone dopo mattone.
Su questo equilibrio tra innovazione e umanità si giocherà il futuro delle imprese italiane. E di chi ha il coraggio di guidarle.
Scopri di più da GazzettadiMilano.it
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.




























































