Milano cresce, attira investimenti e turisti, ma un pezzo consistente dei suoi abitanti non si riconosce più nella città che vive ogni giorno. È il paradosso emerso da un’indagine sociologica commissionata dall’associazione Dialoga all’Istituto Eumetra e presentata al Centro Internazionale di Brera: due terzi dei milanesi ritengono che la città sia peggiorata negli ultimi anni, il 63% pensa che stia andando nella direzione sbagliata e quasi la metà guarda al futuro con pessimismo. Il voto medio assegnato dai residenti alla propria città è di appena 6,5, poco più che la sufficienza.
A pesare di più sul giudizio dei cittadini sono due questioni che si intrecciano quasi ovunque nei quartieri: la sicurezza, reale o percepita, e il costo della vita. Solo il 7% degli intervistati considera Milano una città sicura, mentre sei residenti su dieci giudicano ormai diffuso il fenomeno delle baby gang e del degrado urbano. Un dato che si somma al 78% di chi ritiene troppo difficile permettersi un’abitazione in città: anche qui, appena il 7% giudica Milano economicamente vivibile.
Il malcontento non risparmia l’amministrazione: il 53% del campione esprime un giudizio negativo sull’operato di Palazzo Marino, il 49% lo considera distante dai bisogni concreti dei cittadini e il 44% poco efficace nell’azione quotidiana. “Le stroncature più pesanti si concentrano nelle aree periferiche”, si legge nell’indagine, a conferma di un divario che si allarga tra il centro vetrina della città internazionale e i quartieri dove il disagio si vive ogni giorno.
“Questi dati ci consegnano un paradosso ben noto a chi vive a Milano: una città che cresce e attrae, ma che nel frattempo perde la fiducia dei suoi abitanti”, ha commentato Antonino La Lumia, fondatore e presidente di Dialoga. Sulla stessa linea Renato Mannheimer, presidente di Eumetra: “I milanesi vivono un disagio trasversale che genera pessimismo sul futuro. I dati sulla sicurezza e sull’accessibilità abitativa sono i più evidenti: al nuovo sindaco si chiede di intervenire con efficacia”.
Le periferie che pagano il prezzo più alto
A dare corpo a queste percentuali sono le storie quotidiane di chi vive nei quartieri più segnati dal disagio. Quarto Oggiaro, nella periferia nord-ovest, resta uno dei nomi più ricorrenti quando si parla di microcriminalità diffusa; Giambellino-Lorenteggio convive da tempo con episodi di spaccio e tensioni tra gruppi; Corvetto, Scalo Romana, Lambrate e Mecenate vengono citati per la presenza di aree degradate, accampamenti di fortuna e un senso diffuso di abbandono. Non va meglio, secondo molti residenti, nelle zone attorno alle grandi stazioni: Centrale, Lambrate e piazzale Loreto restano, nella percezione comune, tra i luoghi dove la sensazione di insicurezza si fa più concreta, complice l’illuminazione insufficiente, i negozi sfitti e la presenza serale di persone in difficoltà.
Le forze dell’ordine non sono rimaste a guardare. Nel corso di luglio i Carabinieri del Comando Provinciale di Milano hanno intensificato i servizi straordinari di controllo del territorio, con l’obiettivo dichiarato di contrastare bande giovanili, spaccio di sostanze stupefacenti e degrado urbano. Le operazioni hanno interessato in particolare piazzale Selinunte, via Segesta, la stazione FS di Lampugnano e Molino Dorino, aree segnalate a più riprese dai residenti per occupazioni abusive e criminalità diffusa. Controlli interforze analoghi, coordinati anche a livello ministeriale, si sono svolti in altre periferie cittadine, a testimonianza di un problema che le istituzioni riconoscono ma che, agli occhi dei cittadini, resta lontano dall’essere risolto.
Il disagio si misura anche sui mezzi pubblici
Il malessere non riguarda solo la strada. Un’indagine condotta dall’Università degli Studi di Milano insieme all’Agenzia del Trasporto Pubblico Locale, che ha coinvolto oltre 3.500 persone, rileva che circa un terzo degli intervistati ha assistito o vissuto episodi di molestie sui mezzi pubblici, utilizzati per oltre l’80% degli spostamenti quotidiani in città. Anche il commercio di prossimità ne risente: secondo un’indagine di Confcommercio Milano, cresce tra i commercianti la percezione di un degrado legato ai negozi sfitti, considerato un elemento che alimenta ulteriormente il senso di insicurezza nei quartieri.
Cosa chiedono i cittadini
Interrogati su cosa si aspettano dal futuro sindaco, i milanesi indicano priorità chiare: garantire la sicurezza nella vita quotidiana, essere vicini ai singoli quartieri e non solo al centro città, e restituire fiducia attraverso onestà e concretezza amministrativa. È la stessa richiesta che emerge, quartiere dopo quartiere, da Quarto Oggiaro a Corvetto, da Lambrate al Giambellino: non il ritratto di una città sull’orlo del collasso, ma quello di una metropoli che cresce più in fretta della capacità delle sue periferie di sentirsi parte di quella crescita. Colmare questo divario, prima ancora che nei numeri dei sondaggi, sarà la vera sfida per chi amministrerà Milano nei prossimi anni.






















































