Per una persona con disabilità, vivere Milano può significare affrontare ogni giorno una serie di ostacoli che vanno ben oltre la semplice presenza di una scala. Un marciapiede occupato, un ascensore fuori servizio, una fermata non accessibile, un locale senza bagno adeguato, informazioni non disponibili in formato accessibile o una strada difficile da percorrere possono trasformare un normale spostamento in un percorso a ostacoli.
Il problema, quindi, non è soltanto la disabilità della persona, ma il rapporto tra la persona e un ambiente che troppo spesso non è progettato pensando a tutte le diverse esigenze.
Una città che ha fatto passi avanti, ma non è ancora pienamente accessibileMilano dispone già di strumenti importanti. Il Comune ha adottato il Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA), pensato per programmare interventi sulle barriere fisiche e sensoriali e promuovere i principi della progettazione universale. Il piano considera non soltanto gli edifici pubblici, ma anche strade, parchi, percorsi pedonali, fermate del trasporto pubblico e stazioni della metropolitana.
Anche il trasporto pubblico ha compiuto progressi significativi. ATM indica come accessibili tutti gli autobus urbani e i filobus e tutte le stazioni e i treni delle linee M1, M3, M4 e M5; sono inoltre disponibili strumenti per verificare in tempo reale il funzionamento degli ascensori e l’accessibilità delle fermate.
Tuttavia, il fatto che esistano servizi e programmi non significa automaticamente che l’esperienza quotidiana sia priva di ostacoli.Il vero obiettivo dovrebbe essere passare da una città “accessibile in alcuni punti” a una città nella quale una persona con disabilità possa muoversi in autonomia, senza dover pianificare ogni spostamento come una piccola operazione logistica.
Il problema delle barriere sui marciapiedi è il più importante da risolvere…uno degli ostacoli più frequenti è rappresentato dagli spazi pubblici.
Marciapiedi stretti o sconnessi, buche, dislivelli, automobili parcheggiate in modo scorretto, cassonetti, dehors, pali e altri elementi possono rendere difficile o addirittura impossibile il passaggio di una persona in carrozzina.
Un problema particolarmente significativo riguarda anche alcuni elementi utilizzati per separare o proteggere le piste ciclabili. Il percorso partecipativo del Comune ha raccolto segnalazioni relative ad archetti e paletti dissuasori che, quando collocati in maniera non corretta, possono impedire il passaggio a sedie a rotelle, carrozzine elettriche e biciclette adattate.
Per chi cammina normalmente, un ostacolo di pochi centimetri può essere quasi irrilevante. Per chi utilizza una carrozzina, invece, può rappresentare un muro.
Serve innanzitutto una mappatura sistematica delle barriere, aggiornata continuamente e costruita anche attraverso le segnalazioni delle persone con disabilità.
Ogni intervento sullo spazio pubblico dovrebbe inoltre essere verificato prima della realizzazione e dopo la sua conclusione da persone che utilizzano concretamente carrozzine, ausili per la mobilità o altri dispositivi.
Non basta quindi progettare “secondo la norma”: bisogna verificare che ciò che viene progettato funzioni realmente nella vita quotidiana.
Il trasporto pubblico è fondamentale, ma ancora con punti deboli… rappresenta una delle chiavi dell’autonomia.
Una persona con disabilità che non può utilizzare in modo affidabile la metropolitana o un autobus è fortemente limitata nella possibilità di lavorare, studiare, frequentare amici, andare dal medico, fare sport o semplicemente vivere la città.
ATM offre oggi informazioni in tempo reale sul funzionamento degli ascensori e dei montascale e sull’accessibilità delle fermate. (ATM) Questo è un servizio importante, perché un ascensore fuori servizio può modificare completamente la possibilità di compiere un viaggio.
La stessa ATM segnala però che la completa accessibilità della rete metropolitana è ancora un processo in corso. Secondo i dati pubblicati dall’azienda, le stazioni accessibili erano 98 su 119, circa l’83%, con differenze significative tra le linee: M3, M4 e M5 risultavano completamente accessibili, mentre M1 e M2 presentavano ancora una copertura inferiore. (ATM)
Questo significa che un viaggio apparentemente semplice può richiedere deviazioni, cambi di percorso e tempi maggiori.
Queste dovrebbero essere le priorità da realizzare:
* completare rapidamente l’accessibilità delle stazioni ancora non accessibili;
* garantire manutenzione preventiva e interventi rapidi sugli ascensori;
* fornire informazioni immediate quando un impianto è fuori servizio;
* creare percorsi alternativi realmente accessibili;
* rendere pienamente accessibili fermate e banchine;
* migliorare la formazione del personale;
* coinvolgere direttamente le persone con disabilità nella valutazione del servizio.
L’accessibilità, inoltre, non deve essere considerata soltanto come accessibilità motoria. Una città inclusiva deve garantire informazioni comprensibili e fruibili anche alle persone con disabilità visive, uditive e cognitive.
Infatti il problema dell’autonomia è uno degli aspetti più importanti!
Essere costretti a chiamare qualcuno perché un ascensore non funziona, a chiedere aiuto per superare un ostacolo o a rinunciare a un luogo perché non è accessibile significa perdere una parte della propria indipendenza.
L’obiettivo dell’accessibilità dovrebbe essere esattamente l’opposto: permettere alla persona di fare da sola ciò che una persona senza disabilità può fare da sola.
L’assistenza è importante, ma non può diventare il sostituto di un ambiente accessibile.
Edifici, abitazioni e luoghi della socialità, la questione non riguarda soltanto strade e trasporti…
Elemento: decisivo è l’accessibilità degli edifici: abitazioni, uffici, negozi, ristoranti, cinema, teatri, palestre, università e strutture sanitarie.
Una persona può riuscire ad arrivare davanti a un locale, ma non poter entrare. Oppure può entrare ma non poter utilizzare il bagno. Può raggiungere un edificio pubblico ma trovare uno sportello non accessibile.
Queste situazioni producono una conseguenza spesso sottovalutata: l’esclusione sociale.
Il PEBA del Comune individua proprio diverse categorie di criticità, comprendendo gli accessi agli edifici, i collegamenti verticali, i servizi igienici e l’orientamento delle persone con disabilità sensoriale.
Anche le abitazioni private rappresentano un problema. Il Comune prevede un contributo per interventi di abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici privati, con un massimo indicato attualmente in 7.101,28 euro.
Ma sarebbe utile rendere questi strumenti più conosciuti, semplici e tempestivi, perché l’accessibilità della propria casa è una condizione fondamentale.
C’è poi una barriera meno visibile: quella digitale…
Prenotare una visita, acquistare un biglietto, consultare gli orari di un servizio, compilare una domanda o ricevere informazioni sono attività ormai essenziali.
Se un sito web o un’applicazione non sono accessibili, la persona con disabilità incontra una barriera anche senza uscire di casa.
La città inclusiva, quindi, deve essere accessibile fisicamente, sensorialmente, cognitivamente.
Una delle soluzioni più importanti potrebbe essere cambiare il metodo di progettazione… da per le persone, a con le persone!
Troppo spesso si pensa all’accessibilità dopo aver progettato una strada, un edificio o un servizio.
Bisognerebbe invece coinvolgere fin dall’inizio le persone con disabilità.
Chi utilizza quotidianamente una carrozzina conosce problemi che possono sfuggire a un progettista. Una persona cieca può individuare difficoltà di orientamento che non emergono da una planimetria. Una persona con disabilità uditiva può evidenziare problemi legati alle comunicazioni sonore. Una persona con disabilità cognitiva può segnalare informazioni troppo complesse o percorsi difficili da comprendere.
Niente su di noi senza di noi dovrebbe diventare un principio concreto delle politiche urbane.
Per migliorare concretamente la qualità della vita delle persone con disabilità, Milano potrebbe concentrarsi su cinque grandi priorità.
1. Una mappa unica delle barriere.
Una piattaforma pubblica, semplice e accessibile, nella quale cittadini e associazioni possano segnalare barriere, ascensori non funzionanti, marciapiedi problematici e luoghi non accessibili, con informazioni sull’intervento previsto e sui tempi di risoluzione.
2. Manutenzione come priorità.
Non basta installare un ascensore: deve funzionare. Non basta realizzare un marciapiede accessibile: deve rimanere libero e percorribile.
3. Accessibilità obbligatoria nei nuovi progetti.
Ogni nuovo intervento urbanistico dovrebbe essere valutato attraverso criteri di accessibilità universale, evitando di creare nuove barriere che in futuro richiederebbero costosi interventi correttivi.
4. Più partecipazione delle persone con disabilità.
Le associazioni e le persone direttamente interessate dovrebbero essere coinvolte nella progettazione, nel collaudo e nella valutazione dei servizi.
5. Un piano misurabile.
Ogni obiettivo dovrebbe avere tempi, risorse e indicatori pubblici: quante stazioni sono state rese accessibili, quante barriere eliminate, quanti interventi completati e in quanto tempo sono state risolte le segnalazioni.
Rendere Milano più accessibile non significa migliorare la città soltanto per le persone con disabilità, ma per tutti!
Un marciapiede senza ostacoli è più comodo anche per una persona anziana, per chi spinge un passeggino o per chi trasporta valigie. Un trasporto pubblico accessibile è migliore per tutti. Informazioni chiare e facilmente comprensibili aiutano l’intera popolazione.
L’accessibilità, quindi, non dovrebbe essere considerata una concessione o un costo aggiuntivo, ma un investimento nella qualità urbana.
Milano possiede già strumenti importanti, tra cui il PEBA, servizi dedicati e una rete di trasporto che negli ultimi anni ha compiuto progressi significativi. La sfida è trasformare questi strumenti in un’esperienza quotidiana realmente uniforme.
Una Milano veramente inclusiva sarà quella nella quale una persona con disabilità non dovrà più chiedersi “Riuscirò ad arrivare?”, “L’ascensore funzionerà?” o “Potrò entrare?”.
Dovrà semplicemente poter uscire di casa e vivere la propria città.
Perché l’accessibilità non è un privilegio. È il diritto di partecipare alla vita della comunità con la stessa libertà degli altri.
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