Menotti in Sormani, in scena dal 4 al 10 luglio, gli spettacoli in programma.

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Le scelte di questa terza edizione 2022, dal 4 luglio al 3 agosto, sottolineano ancora le linee progettuali del nostro fare e pensare teatro in un percorso tra la narrazione teatrale, la musica, le contaminazioni, la comicità d’autore con produzioni e ospiti di prestigio, che anche quest’anno hanno accettato la scommessa di un teatro “senza filtri” con proposte originali e di qualità.

Ricca anche la partecipazione di artisti e compagnie dell’area milanese e lombardo in sintonia con la precisa e puntuale linea di intervento condivisa con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, che ha individuato nella rassegna Menotti in Sormani uno spazio idoneo ed importante per la creatività del territorio.

4 luglio ore 19,30

BANDA OSIRIS

Le dolenti note

Il mestiere del musicista: se lo conosci lo eviti 

 

Mandolino, chitarra, violino, trombone Sandro Berti

Voce, sax, flauto Gianluigi Carlone

Trombone, basso, tastiere Roberto Carlone

Percussioni, batteria, bassotuba Giancarlo Macrì

 

Dopo essersi addentrata in modo irreverente nei meandri del complesso universo delle sette note, aver abbattuto i rigidi accademismi e le barriere dei generi musicali, intrecciando, tagliando e cucendo musica classica e leggera, jazz e rock, il furore dissacratore della Banda Osiris si concentra, in questo nuovo spettacolo, sul mestiere stesso di musicista.

Prendendo spunto dall’omonimo libro, la Banda Osiris trasforma le pagine scritte in un viaggio musical-teatrale ai confini della realtà.  Con l’abilità mimica, strumentale e canora che li contraddistingue, i quattro protagonisti si divertono con ironia a elargire provocatori consigli: dal perché è meglio evitare di diventare musicisti a come dissuadere i bambini ad avvicinarsi alla musica, da quali siano gli strumenti musicali da non suonare a come eliminare i musicisti più insopportabili.

Attraverso musica composta e scomposta, musica da camera e da balcone, Beatles e Vasco Rossi, la Banda Osiris tratteggia il ritratto impietoso della figura del musicista: presuntuoso, permaloso, sfortunato, odiato, e, raramente, amato.

Prezzo: € 18

 

5 luglio ore 19,30 

DARIO NAPOLI TRIO

Chitarra solisti Dario Napoli 

Contrabbasso Daniele Tortora

Chitarra ritmica Yann Marechal

 

In collaborazione con il Comune di Milano

 

Immaginate che Django Reinhardt acquisisca l’uso delle cinque dita e incontri nel suo cammino artistico Jaco Pastorius: swing semi acustico e groove bollente!

Nonostante Django sia l’ispirazione principale dietro al trio, il siciliano di nascita e Milanese d’adozione Dario Napoli intende includere le influenze più contemporanee nella sua versione di swing zingaro, introducendo elementi di stili musicali più moderni come bebop, funk e jazz moderno. Il trio è stato protagonista in diverse rassegne di rilievo sia di jazz che di jazz manouche, al Duc des Lombards, Django in June, Django Amsterdam, Djangofollies, Cloughtoberfest, Django sur Lennon, Cully Jazzfest, Eddie Lang Jazzfest, Pisa Jazz, Valdarno Jazz, Trasimeno Blues, Liverpool Philarmonic, Pizza Express London, etc.

Il risultato è un suono imprevedibile ed esuberante, che ruba da varie epoche musicali e che conduce l’ascoltatore attraverso una ricca e vibrante esperienza sonora, senza mai abbandonare del tutto l’impronta gitana di Django.

Prezzo: € 14

 

6 luglio ore 19,30

DAVIDE VERAZZANI

Senza passare dal via

Spettacolo di narrazione  

Scritto e interpretato da Davide Verazzani

In collaborazione con il Comune di Milano

“Senza passare dal via” racconta, in 75 minuti coinvolgenti e senza respiro, la vera storia dell’invenzione del Monopoli, venuta a galla quasi per caso a fine anni ’70.

Una storia che diventa il pretesto per una riflessione su quanto la popolarità del Monopoli sia espressione di un modo di vivere che premia il successo a tutti i costi, la prevalenza sugli altri, l’appiattimento di ogni forma di condivisione, comprensione ed empatia.

Una storia al cui centro c’è una donna, Lizzie Magie.

Lizzie nel 1904 inventa “The landlord’s game“, un gioco che si basa sulle idee cooperativiste di Henry George, economista statunitense attivo nel XIX secolo. “

Il gioco, brevettato ma senza successo, viene giocato per anni, all’insaputa di Lizzie, in molti college americani. Finché ne viene a conoscenza lo squattrinato Charles Darrow, che se ne dichiara l’inventore e nel 1935 ne vende i diritti alla Parker Brothers, che lo fa diventare in breve tempo il gioco da tavolo più venduto al mondo.

Solo negli anni ’70, grazie all’impulso di un professore di Berkeley, Ralph Anspach, si scoprirà quel che è realmente accaduto, anche se Lizzie Magie non avrà gloria nemmeno postuma.

Raccontata in modo rigoroso ma divertente e appassionante, in modo da far riflettere su quanto il Monopoli venga visto solo come un passatempo per allegre serate in famiglia, senza pensare a come possa influire sullo sviluppo psicologico e sociale dei bambini.

Su quanto combattiamo la violenza esplicita di videogame, film, tv, e sottovalutiamo quella implicita di un gioco che ha come regola principale il far andare in bancarotta gli altri giocatori.

Su quanto, infine, sia stato questo mondo a inventare il Monopoli oppure viceversa, e come le due cose, comunque, si alimentino a vicenda di continuo, in una specie di diabolici vasi comunicanti.

La conclusione è la speranza che ognuno di noi possa in qualche modo pensarci su, prima di dover per forza schiacciare il prossimo per raggiungere i propri obiettivi. Che siano quelli del Monopoli, o i personali.

Prezzo: € 11,50

 

7 luglio ore 19,30

PEPPE SERVILLO – ANIDRIDE SOLFOROSA – MARIO TRONCO

Il giorno aveva 5 teste 

Un progetto di Mario Tronco

Direzione artistica e musicaleMario Tronco – Voce Peppe Servillo - SassofoniPeppe D’Argenzio Pianoforte e tastiereMarcello Tirelli – Chitarre Emanuele BultriniVioloncelloKyung Mi Lee

Basso elettrico Pino PecorelliBatteriaDavide Savarese

Nella genesi di una canzone, il compositore vive il rapporto con l’autore del testo in modo spesso insidioso, a volte addirittura tumultuoso.

Così deve essere stato anche tra Lucio Dalla e Roberto Roversi. Leggendo il loro carteggio, tra l’altro estremamente divertente, appare evidente una battaglia tra l’esigenza del poeta di significare le parole e quella del musicista di cantarle travalicandone il senso, per il semplice gusto della nota.

Prosegue il viaggio di Mario Tronco e degli Anidride Solforosa fra le note e le parole di Lucio Dalla e Roberto Roversi. Ne “Il giorno aveva cinque teste” proviamo ad insinuare, fra le pieghe del loro coraggio di autori e compositori, piccole nostre presunzioni musicali che vorrebbero esaltare il senso e l’imprevedibilità di questo lavoro. Il disco parla spesso di guerra, ed evitando facili effetti dovuti alla cronaca, inseguiamo l’universalità del loro parlare da poeti senza infingimenti e per sempre. Dopo il primo appuntamento con l’album Anidride Solforosa, portato in scena nel 2021 a Piazza Maggiore a Bologna, in occasione delle celebrazioni dei 50 anni del DAMS, siamo a metà strada, e la scrittura di Dalla si conferma ancora una volta spiazzante e melodica al tempo stesso, la sua voce spessa e teatrale, le parole di Roversi tese e musicali. Nel concerto dal vivo cercheremo nel pubblico che ama queste canzoni le risposte al nostro azzardo.

Prezzo: € 21,50

 

8 e 9 luglio ore 19,30

MARCO BALIANI

Kohlhaas

Tratto dall’opera “Michael Kohlhaas” di Heinrich von Kleist

Di Marco Baliani e Remo Rostagno

Attore narrante Marco Baliani

Regia Maria Maglietta

La storia di Kohlhaas è un fatto di cronaca realmente accaduto nella Germania del 1500, scritto da Heinrich von Kleist in pagine memorabili.

Nel mio racconto orale è come se avessi aggiunto allo scheletro osseo riconoscibile della struttura del racconto di Kleist, nervi muscoli e pelle che provengono non più dall’autore originario ma dalla mia esperienza, teatrale e narrativa, dal mio mondo di visioni e di poetica.

Così, ad esempio, tutta la metafora sul cerchio del cuore paragonato al cerchio del recinto dei cavalli, che torna più volte nella narrazione, come luogo simbolico di un senso della giustizia umanissimo e concreto, è una mia invenzione, nel senso etimologico del termine, qualcosa che ho trovato a forza di cercare una mia adesione al racconto di Kleist.

Così via via il testo originale si è come andato perdendo e ne nasceva un altro, un work in progress alla prova di spettatori sempre diversi, anno dopo anno, in spazi teatrali e non, secondo un procedimento di crescita che ai miei occhi appare come qualcosa di organico, come mi si formasse tra le mani un organismo vivente sempre più ricco e differenziato.

Kohlhaas è la storia di un sopruso che, non risolto attraverso le vie del diritto, genera una spirale di violenze sempre più incontrollabili, ma sempre in nome di un ideale di giustizia naturale e terrena, fino a che il conflitto generatore dell’intera vicenda, cos’è la giustizia e fino a che punto in nome della giustizia si può diventare giustizieri, non si risolve tragicamente lasciando intorno alla figura del protagonista una ambigua aura di possibile eroe del suo tempo.

Le domande morali che la vicenda solleva e lascia sospese, mi sembrarono, quando comincia ad affrontare l’impresa memorabile del racconto, un modo per parlare degli anni ’70, per parlare di quei conflitti in cui venne a trovarsi la mia generazione, quella del ’68, quando in nome di un superiore ideale di giustizia sociale si arrivò a insanguinare piazze e città.

In fondo, a voler rivedere all’indietro il mio percorso artistico, senza Kohlhaas non sarei arrivato a raccontare Corpo di Stato, racconto teatrale andato in onda in diretta televisiva la notte del 9 maggio, vent’anni dopo la morte di Moro, a poter ritrovare i medesimi conflitti, riuscendo questa volta a parlarne dall’interno, come soggetto coinvolto nei fatti narrati.

Un tema antico, dunque, tragico nella tradizione e nella forma, che continua a catturarmi, perché il narratore non può che narrare ciò che epicamente lo coinvolge nell’intera sua persona, a me succede così: non potrei raccontare qualsiasi cosa.                                                                                                                          Marco Baliani

Prezzo: € 16,50

 

10 luglio ore 19,30

RADICANTO

Alle radici del canto

Canto, voce recitante Maria Giaquinto

 Chitarra classica, mandolino Giuseppe De Trizio

Sax Claudio Carboni

Chitarra elettrica, chitarra portoghese, oud Adolfo La Volpe

Catteria, riq, cajon Francesco De Palma

Alle radici del canto nasce dalla voglia di esplorare attraverso la forma “canzone” in chiave d’autore e acustica la musica del mediterraneo. Ricerca, rielaborazione e dedizione verso le tradizioni popolari “vive” di tutto il mediterraneo, che hanno fatto, nel corso dell’ultimo decennio, dei Radicanto una delle più interessanti realtà musicali in Italia. Il progetto propone un approccio tutt’altro che filologico alle forme della world music, basato più sulle suggestioni che essa suscita all’ascolto odierno, arricchito d’influenze e sonorità contemporanee. La sensibilità di musicisti provenienti da differenti tradizioni musicali dà vita a un’interpretazione non convenzionale dei canti d’amore e maternità, di lotta e di libertà, di fede e ritualità.

La voce è il ponte immaginario che unisce non solo le diverse tradizioni musicali, ma anche la poesia che le attraversa. Il marchio di fabbrica dei Radicanto riluce nelle venature vocali di Maria Giaquinto, sorrette dai timbri percussivi di Francesco De Palma, dalle corde intrecciate di Giuseppe De Trizio e Adolfo La Volpe per giungere ai fiati di Claudio Carboni. L’ascolto della musica è ascolto interiore, ascolto dell’altro: luogo del dialogo e del confronto interculturale, sotto il segno della antica dottrina dell’ethos che nella Magna Grecia ha il suo naturale luogo di risonanza.

Il risultato è una performance musicale d’impatto, votata al ritmo, alla melodia e alla memoria di quella storia non ufficiale che non smetterà mai di insegnarci il futuro, con i suoi momenti d’autore che riecheggiano fra le note e che prendono forma nella poetica ruvida dei suoi cantori. E’ difficile non partecipare emotivamente a questa riappropriazione della nostra memoria, ricollocata nel contesto moderno e quindi, di ancora più immediata fruizione. I Radicanto, nel loro percorso artistico vantano collaborazioni con alcuni tra i massimi esponenti della musica di tradizione, di quella antica, ma anche d’autore e jazz, sia in contesti cinematografici che in quelli live e discografici (Teresa De Sio, Raiz, Lucilla Galeazzi, Roberto Saviano).

 

Prezzo: € 16,50

 

BIGLIETTERIA

biglietteria@teatromenotti.org
02/82873611

TEATRO MENOTTI

Via Ciro Menotti 11

Ore 14– 18

PALAZZO SORMANI (4 luglio / 3 agosto)
Corso di Porta Vittoria 6

Ore 18:30 – 19:30

PREZZI

  • A partire da € 11,50

 

Acquisti online

Con carta di credito su www.teatromenotti.org

ORARI SPETTACOLI

Palazzo Sormani (4 luglio /3 agosto)

Tutti i giorni: ore 19,30

Tranne il 17, 24 e 30 luglio

 

In caso di maltempo, gli spettacoli si terranno presso il Teatro Menotti alle ore 20