I tartufi offrono un’esperienza sensoriale che va oltre il semplice gusto. Si tratta di un viaggio che coinvolge olfatto, memoria ed emozioni. Nel mondo dei tartufi, l’arte della ricerca è un rituale antico, tramandato di generazione in generazione. Questo mestiere richiede pazienza, passione e un profondo rispetto per la terra.
Grazie a persone come Beatrice Giacchero, il suo progetto «Tartufaio per un giorno» ci avvicina a questa tradizione, permettendoci di apprezzarne la bellezza e comprendere la sua importanza.
Beatrice, puoi raccontarci come è nato il progetto “Tartufaio per un giorno” e quali sono state le tue ispirazioni?
Provengo da una famiglia di tartufai e i miei primi ricordi d’infanzia sono legati a mio nonno, che durante l’inverno usciva prima dell’alba con il suo amato cane “Pepito” per cercare il tartufo bianco tra le dolci colline del Monferrato.
Con le mani sporche di terra, mi mostrava e mi faceva annusare i tartufi che trovava, insegnandomi i segreti per riconoscerne la qualità con l’olfatto e la vista.
Questa attività ha sempre suscitato l’interesse della mia famiglia, che ha cercato di dare il giusto valore a questo prezioso fungo ipogeo e al lavoro del tartufaio.
Anche le donne della mia famiglia hanno sempre partecipato a questa attività. In particolare, mia madre Marcella De Rinaldis, oltre a essere tartufaia, è anche guida naturalistica. Si è posta domande che hanno dato vita a “Tartufaio per un giorno”.
Si è chiesta perché i turisti da tutto il mondo venissero in Italia, attratti dalle numerose fiere internazionali, nazionali e locali del tartufo.
Ha anche riflettuto se queste persone conoscessero la passione che lega questa pratica di raccolta con i cani addestrati e se attribuissero il giusto valore economico al tartufo. Osservando queste lacune, è nato “Tartufaio per un giorno” per diffondere la passione che ci unisce al tartufo e al nostro territorio.
Quali sono le sfide più grandi che incontri nell’organizzare queste esperienze di ricerca del tartufo e come le affronti?
Conduciamo piccoli e grandi gruppi nel bosco per cercare tartufi, fornendo numerose informazioni storico-naturalistiche e rispondendo alle molteplici domande dei nostri “amici”. Sono sempre molto interessati all’addestramento dei cani e rimangono stupiti dalla loro velocità e obbedienza.
Io mi occupo anche di tradurre in inglese tutto ciò che dice e fa mia madre mentre troviamo i tartufi. Spesso abbiamo più di due persone perché la sicurezza dei nostri turisti nel bosco è fondamentale.
A volte, i partecipanti provenienti dall’estero non hanno le calzature adatte, ma abbiamo risolto il problema prestando gratuitamente stivali e scarponcini da trekking. Abbiamo 25 paia di diverse misure. Così, abbiamo trasformato un limite in un nostro punto di forza!
Puoi condividere con noi qualche aneddoto o momento speciale vissuto durante le tue avventure come tartufaia?
Potrei raccontarti di quando abbiamo portato a tartufi Pierce Brosnan con sua moglie e due suoi colleghi attori. È stato tutto surreale, da quando un’agenzia viaggi ci ha comunicato che avremmo avuto un VIP, ma abbiamo scoperto chi fosse solo al momento ed è stato emozionante. Simulare una scena di 007 con lui nel bosco è stato divertente!
Alcuni turisti volevano acquistare il nostro amato Becks dopo averlo visto all’opera. Oppure potrei raccontare di quando abbiamo partecipato a una puntata della serie TV di Gambero Rosso, presentando il mondo del tartufo e promuovendo il turismo per la Regione Piemonte. In queste occasioni ci rendiamo conto di quanta curiosità ci sia in un mondo ancora poco esplorato.
In che modo pensi che l’innovazione possa integrarsi con le antiche tradizioni tartufaie che cerchi di preservare?
Ci sono già grandi realtà che hanno integrato i piccoli tartufai. Con “Tartufaio per un giorno”, ci discostiamo dalle masse, mantenendo un rapporto “artigianale” con il tartufo.
Da quando La Cerca e la Cavatura del tartufo, con i suoi metodi tradizionali, è diventata Patrimonio dell’Unesco come Bene Immateriale dell’umanità, ci sentiamo degli Ambasciatori nel Mondo, sperando che le persone imparino a valutare non solo l’aspetto economico del tartufo, ma tutto ciò che lo circonda.
Oltre a portare i turisti a cercare tartufi, realizziamo collaborazioni con altre realtà tipiche del territorio, come cantine e degustazioni, visite guidate a luoghi di interesse (come il pittore divisionista Morbelli), escursioni, musei, ristoranti e agriturismi.
Inoltre, organizziamo attività di team building per le aziende, poiché sempre più realtà aziendali riconoscono il valore del team building esperienziale e investono per i propri dipendenti.
Come vedi il futuro del tartufo in Italia e quali sono le tue speranze per la prossima generazione di tartufai?
Sinceramente, non vedo un periodo florido per il tartufo, poiché l’aumento delle temperature non è ideale per questo fungo ipogeo. In Italia, molti hanno investito nelle coltivazioni di tartufo nero, ma le quantità prodotte sono quasi adeguate alla richiesta spasmodica del prezioso fungo.
Il crescente sfruttamento del territorio ostacola la crescita naturale dei tartufi. Tuttavia, sono fiduciosa che una maggiore consapevolezza e pratiche sostenibili possano bilanciare produzione e conservazione.
È essenziale che i nuovi tartufai rispettino la terra e adottino metodi di coltivazione ecologici. Con impegno e passione, possiamo garantire un futuro promettente per il tartufo in Italia, mantenendolo simbolo di eccellenza e tradizione.
Un sincero ringraziamento a Beatrice per averci condotto in questo affascinante viaggio tra profumi e misteri del mondo dei tartufi.
Il Format Salotto della Bellezza
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