Fibromialgia in Italia: 1,9 milioni di malati, solo 1 su 3 ha una diagnosi

Secondo i dati dell’Osservatorio Salute IQVIA 2026, la fibromialgia colpisce il 2-3% della popolazione italiana — soprattutto donne — ma il percorso verso una diagnosi resta tortuoso e solo un terzo dei pazienti riceve un trattamento farmacologico adeguato.

Il 12 maggio si celebra in tutto il mondo la Giornata della Fibromialgia, e quest’anno i numeri parlano chiaro: in Italia sono circa 1,9 milioni le persone che convivono con questa sindrome reumatica cronica, ma solo 600 mila — meno di una su tre — hanno ottenuto una diagnosi formale. È quanto emerge dalle analisi di IQVIA Italia, leader globale nei servizi di ricerca clinica e negli insight sul settore healthcare.

1,9 mln
persone con fibromialgia in Italia (stima)
600 mila
pazienti con diagnosi effettiva (33%)
34%
dei diagnosticati riceve terapia farmacologica
2-3%

Che cos’è la fibromialgia e perché è difficile da riconoscere

La fibromialgia è una sindrome reumatica cronica complessa, caratterizzata da dolore muscolare diffuso, affaticamento persistente e altri sintomi invalidanti che variano da paziente a paziente. È tra le malattie reumatologiche più comuni, con una prevalenza maggiore nelle donne, ma la sua natura sfuggente — senza marcatori biologici univoci — la rende difficile da inquadrare nei percorsi clinici tradizionali.

Circa un terzo dei pazienti presenta forme gravi. Nonostante questo, la patologia continua a muoversi in quella che gli esperti definiscono una “zona grigia”: ampiamente diffusa, ma poco riconosciuta.

Il percorso del paziente: diagnosi ritardata, accesso limitato alle cure

I dati IQVIA 2026 fotografano una forte dispersione lungo il percorso di cura. A fronte di una prevalenza stimata del 3,1%, solo il 33% dei pazienti risulta diagnosticato. Tra questi, appena il 34% — pari a oltre 200 mila persone — riceve un trattamento farmacologico. Un divario che riflette non solo la difficoltà diagnostica, ma anche la mancanza di farmaci specificamente approvati in Europa per questa indicazione.

In Italia l’unico medicinale con indicazione ufficiale per la fibromialgia è un miorilassante a base di ciclobenzaprina, autorizzato solo di recente e non rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale.

In assenza di terapie dedicate, i clinici ricorrono a farmaci di altre classi (uso off-label): i più prescritti sono gli antidepressivi — come la duloxetina e i triciclici — e gli antiepilettici come il pregabalin, spesso combinati tra loro. Si registra anche un utilizzo diffuso di analgesici oppioidi (tapentadolo) e di integratori come l’acetil-L-carnitina.

Terapia non farmacologica: l’esercizio fisico come pilastro

Le linee guida internazionali e gli esperti concordano su un punto: la fibromialgia richiede un approccio multidisciplinare integrato, costruito su quattro pilastri fondamentali:

1. Educazione del paziente — comprendere la propria condizione riduce la disabilità percepita e migliora l’aderenza al trattamento.
2. Attività fisica regolare — considerata il trattamento di base più efficace per ridurre dolore e rigidità muscolare.
3. Terapia farmacologica — personalizzata in base ai sintomi prevalenti.
4. Supporto psicologico — fisioterapia, tecniche di rilassamento e psicoterapia completano il percorso.

Un approccio adattato alle esigenze del singolo paziente, secondo gli esperti, offre i risultati migliori nella gestione di una sindrome tanto complessa.

Il nodo dei LEA e il Registro Italiano della Fibromialgia

Sul fronte istituzionale, il riconoscimento della fibromialgia resta uno dei nodi aperti del sistema sanitario italiano. Le associazioni di pazienti chiedono l’inserimento nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e la definizione di un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) nazionale, insieme a misure che riducano il peso economico delle terapie a carico dei malati.

Un primo segnale positivo è arrivato nel 2022, con l’allocazione di fondi dedicati e il parere favorevole della Commissione LEA — ma l’attuazione è ancora incompleta. In parallelo, la Società Italiana di Reumatologia ha avviato il Registro Italiano della Fibromialgia, con l’obiettivo di rafforzare la base di dati disponibili e supportare percorsi di cura più strutturati e omogenei su tutto il territorio nazionale.

Una malattia da non ignorare

La Giornata Mondiale della Fibromialgia del 12 maggio è l’occasione per ricordare che dietro i numeri ci sono persone in attesa di essere ascoltate, diagnosticate e curate. I dati IQVIA 2026 confermano che la strada è ancora lunga, ma anche che gli strumenti — clinici, istituzionali e di ricerca — per percorrerla esistono. Serve una maggiore volontà di farlo.


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