Nel poliambulatorio della Fondazione ATM, di recente aperto a tutta la cittadinanza, cresce l’attenzione verso la riabilitazione urologica e i disturbi legati al pavimento pelvico, un ambito ancora poco discusso ma sempre più rilevante per la salute quotidiana. Ne abbiamo parlato con l’osteopata Alessio Barusso, che ci ha spiegato come un approccio funzionale e conservativo possa migliorare la qualità di vita di molti pazienti.
Dottore, qual è il cuore del suo lavoro?
«Lavoro sul benessere della persona nella sua interezza. L’osteopatia, in questo ambito, interviene sui disturbi funzionali del pavimento pelvico: incontinenza, dolore, disfunzioni sessuali, difficoltà post parto. Non è riabilitazione fisioterapica, ma un approccio complementare che utilizza terapia manuale ed esercizi per migliorare la funzionalità muscolare. È un lavoro che restituisce autonomia e qualità di vita».
In cosa si distingue il suo metodo rispetto a quello medico o fisioterapico?
«Il medico formula una diagnosi e valuta terapie farmacologiche o chirurgiche; il fisioterapista lavora sulla riabilitazione strutturata. Io mi concentro sulla funzionalità: come il pavimento pelvico si attiva, come sostiene il bacino, come dialoga con postura e respirazione. È una zona chiave, un crocevia che influenza continenza, mobilità e stabilità. Ripristinare il suo equilibrio significa intervenire sull’intero sistema corpo».
Perché oggi si parla di più di questi disturbi?
«Perché sono aumentati. La sedentarietà indebolisce la muscolatura, lo stress incide sulla sfera urogenitale più di quanto immaginiamo, e la società è cambiata: ritmi più intensi, meno movimento, più tensioni. Ma c’è anche più consapevolezza. Le persone riconoscono i sintomi e cercano aiuto prima, e questo è un passo avanti fondamentale».
Quali sono i disturbi più frequenti?
«L’incontinenza, soprattutto nel post gravidanza e post parto. Molte donne continuano ad avere sintomi oltre il periodo fisiologico di recupero. Poi dolore pelvico cronico, vaginiti, vulvodinia, prostatiti, disfunzioni sessuali. Negli anziani, invece, prevalgono i disturbi legati al naturale indebolimento dei tessuti. È un quadro ampio, che richiede un approccio personalizzato».
Uomini e donne presentano differenze significative?
«Sì. La presenza della prostata nell’uomo modifica completamente la dinamica pelvica. La donna, invece, ha un bacino progettato per gravidanza e parto: più elastico, ma anche più vulnerabile. Cambiano postura, distribuzione del peso, risposta allo stress. Per questo ogni percorso deve essere costruito su misura».
Come si svolge una seduta?
«Si parte da un’anamnesi dettagliata: capire come il paziente vive il problema è essenziale. Poi l’esame obiettivo: postura, respirazione, mobilità del bacino, funzionalità muscolare. Il trattamento manuale è la fase centrale, seguito da una rivalutazione e da indicazioni pratiche per mantenere i risultati. È un lavoro condiviso, che richiede continuità e consapevolezza».
Stress, postura e disturbi urologici: c’è davvero un legame?
«Sì, ed è molto forte. I disturbi urologici rientrano spesso nel dolore cronico, che non ha mai una causa unica. Lo stress irrigidisce la muscolatura, altera la respirazione, modifica la postura. Anche gli atleti, sottoposti a stress fisico intenso, presentano disturbi simili. Non è lo stress a “creare” il problema, ma lo amplifica e lo mantiene».
Qual è oggi la terapia più efficace secondo le evidenze scientifiche?
«Il movimento. L’attività fisica è la prima forma di prevenzione e la più efficace nel ridurre dolore e disfunzioni. Non servono performance atletiche: camminare, respirare bene, mantenere mobilità e tono sono già strumenti potentissimi».
Molte persone faticano a chiedere aiuto. Cosa direbbe loro?
«Di non aspettare. L’imbarazzo è comprensibile, ma la prevenzione è decisiva. Una visita di controllo permette di intercettare disturbi che, col tempo, possono peggiorare. Arrivare prima significa evitare percorsi più complessi e interventi più invasivi».
Le disfunzioni sessuali sono ancora un tabù?
«Sì, soprattutto tra i più giovani. Molte ragazze convivono con dolore, vaginiti, vulvodinia senza parlarne. Temono di essere giudicate o di sentirsi “diverse”. In realtà sono disturbi molto diffusi e spesso risolvibili con approcci conservativi. L’osteopatia e la fisioterapia del pavimento pelvico offrono soluzioni efficaci e rispettose».
Gli adulti parlano più facilmente dei ventenni?
«Sì. Gli adulti hanno più consapevolezza del proprio corpo e meno timore di chiedere aiuto. I ventenni, invece, vivono un forte senso di confronto e vulnerabilità. Ma quando trovano un ambiente accogliente, si aprono e affrontano il percorso con grande determinazione».
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