Salotto della Bellezza: Raffaella Manetta intervista Ilaria Cerulla

Salotto della Bellezza_ Raffaella Manetta intervista Ilaria Cerulla

Moda e psicologia possono sembrare due mondi distanti, ma oggi si incontrano in un dialogo vibrante e intrigante. Nel nostro Salotto della Bellezza, avremo il piacere di ospitare Ilaria Cerulla, una professionista che ha saputo intrecciare queste due passioni in un percorso unico e stimolante.

Con il suo approccio distintivo, Ilaria ci guiderà alla scoperta di come la moda possa fungere da potente veicolo per l’espressione personale e la comprensione psicologica.

Preparatevi a essere ispirati da una conversazione che esplora la bellezza non solo come un aspetto estetico, ma come un autentico linguaggio dell’anima, trasformando la bellezza in un viaggio interiore!

Come hai iniziato a interessarti alla connessione tra moda e psicologia?

Per anni ho disegnato e osservato collezioni prendere vita, trasformarsi e adattarsi ai mercati. Nel corso di questo viaggio, ho iniziato a pormi una domanda: stiamo davvero semplicemente creando vestiti, scarpe e borse?

Ogni abito riflette un momento specifico, una cultura e una tensione sociale, evidenziando che nulla avviene per caso. Le variazioni nelle linee, nei volumi e nei colori rispecchiano i cambiamenti nei rapporti delle persone con il mondo. La moda è quindi un sintomo visibile di qualcosa di più profondo, non un punto di arrivo.

Salotto della Bellezza_ Raffaella Manetta intervista Ilaria Cerulla

Studiare psicologia mi ha fornito gli strumenti per interpretare ciò che prima percepivo solo intuitivamente: l’abito è un riflesso dei sentimenti umani. Può rappresentare una forma di difesa, di affermazione, di appartenenza o di ricerca di identità.

Da quel momento, non ho più considerato la moda come una semplice superficie, ma come una rappresentazione sociale. Mi sono appassionata a quel dialogo incessante tra la nostra interiorità e ciò che decidiamo di rivelare.

Puoi raccontarci un esempio concreto di come la moda possa servire come strumento di espressione personale e comprensione psicologica?

Quando vivevo in Sardegna, ero abituata a indossare colori vivaci e silhouette leggere, più morbide e aperte. Avevo un rapporto diverso con il corpo e lo spazio. Il contesto marittimo, la luce e l’orizzonte influenzavano anche il mio modo di vestire. Era un’estetica più espansiva, quasi solare, che rifletteva uno stile di vita più diretto e fisico.

Il mio trasferimento a Milano ha portato a un cambiamento visivo: linee più nette e colori più scuri, come nero e blu profondo. Questo adattamento è stato spontaneo, influenzato dal ritmo e dalla verticalità della città.

Questa esperienza mi ha insegnato che l’abito è un’espressione personale legata al luogo e alla memoria. Trasferendosi in una nuova città, si modifica anche il modo di relazionarsi e presentarsi. Non si perde autenticità, ma si dialoga con il contesto. L’identità è dinamica, e la moda riflette questa trasformazione.

In che modo il tuo background nella moda ha influenzato il tuo approccio alla psicologia?

Riflettendo sul mio percorso, il settore della moda ha cambiato la mia visione della psicologia. Ho osservato le collezioni e compreso che ogni scelta creativa è legata a contesti storici, sociali e a nuove percezioni del corpo e del ruolo degli individui nella società.

Nelle grandi maison italiane, come Prada, si nota un’attenzione all’essenziale con linee pulite e decorazioni ridotte. Questa scelta formale riflette l’epoca di conflitti e instabilità globale, trasformando la forma in una dichiarazione emotiva in tempi fragili.

Il percorso di Maria Grazia Chiuri, direttore creativo di Fendi, illustra come il suo ruolo vada oltre la creazione di abiti, abbracciando l’interpretazione culturale. Il termine creative director si riferisce a chi “cura una visione”, traducendo il presente in linguaggio visivo, evidenziando che una collezione emerge da un contesto sociale e da un sistema di valori.

Prima di studiare psicologia, osservavo come le persone si esprimessero attraverso i vestiti. La psicologia mi ha aiutato a capire il bisogno di appartenenza e l’identità.

La moda ha insegnato che ciò che mostriamo non è mai neutro, ma riflette il nostro modo di relazionarci con il mondo, influenzando la mia visione della psicologia come espressione oltre la mente.

Quali sono, secondo te, le sfide più grandi nel far comprendere l’importanza della moda come linguaggio dell’anima?

Una delle sfide più significative è il pregiudizio culturale che associa la moda alla superficialità. Esiste ancora l’idea che l’apparenza sia meno seria rispetto al pensiero. Tuttavia, questa è già una posizione culturale: separare l’interno dall’esterno come se non interagissero.

Salotto della Bellezza_ Raffaella Manetta intervista Ilaria Cerulla

Dal punto di vista psicologico, l’immagine ci espone e implica una relazione con lo sguardo esterno, causando disagio. Una sfida significativa è la riduzione della moda a puro consumo, accentuata dal fast fashion che trasforma gli abiti in oggetti usa e getta, facendo perdere il loro valore simbolico e portando a un consumo rapido e all’oblio.

La moda ha un impatto ambientale e culturale importante; se ridotta a mero accumulo, perde il suo valore comunicativo. È essenziale promuovere responsabilità nella produzione e nella sostenibilità. L’abbigliamento è parte dell’identità, influenzata da valori e contesti sociali. La sfida è approfondire la moda, riconoscendo le sue dimensioni psicologiche, culturali e relazionali.

Puoi condividere con noi un momento significativo della tua carriera in cui moda e psicologia si sono incontrate in modo sorprendente?

Un momento molto importante è stato quando ho iniziato a lavorare nel settore della calzatura per Frances Valentine, un marchio che si rivolgeva principalmente al mercato americano.

Disegnavamo dall’Italia, ma il nostro pubblico era culturalmente molto diverso dal nostro. Lì ho compreso concretamente quanto la cultura possa influenzare il design

  • cambiavano i colori,
  • l’uso degli accessori,
  • le altezze dei tacchi.

Il mercato americano affronta la femminilità in modo più diretto rispetto a quello italiano, richiedendo non solo l’adattamento del prodotto, ma anche la traduzione di un immaginario.

Collaborando con Salco, ho capito che la scelta di piumini e cappotti è influenzata da fattori personali come percezione di sé, corporatura, età e ruolo professionale, oltre al comfort sociale. La formazione allo Istituto Europeo di Design mi ha insegnato a vedere l’abito come un fenomeno culturale, sviluppando una sensibilità oltre la tecnica.

Oggi mi concentro sull’aspetto psicologico, esplorando identità e comunicazione, poiché la moda riflette la psiche delle persone. Non vedo una rottura, ma un’evoluzione: ora mi occupo di processi interni piuttosto che solo della forma esterna.

Hai un consiglio per chi vuole utilizzare la moda non solo come estetica, ma come un mezzo per esplorare e comprendere meglio se stessi?

Quando parliamo di moda come mezzo per esprimere noi stessi, non è tanto la scelta degli abiti a fare la differenza, quanto la consapevolezza che ogni decisione visibile è inserita in un contesto culturale.

Vestirsi è un atto quotidiano che riflette la nostra posizione sociale e l’immagine che vogliamo proiettare. L’identità è interconnessa e la domanda fondamentale è: “che narrazione sto costruendo su di me?”. È cruciale considerare se questa immagine è una scelta consapevole o una reazione a modelli esterni.

Salotto della Bellezza_ Raffaella Manetta intervista Ilaria Cerulla

Oggi, l’immagine digitale è predominante, con i social media che rendono l’apparire costante e misurabile. Questo può trasformare l’identità in una performance, rischiando di perdere autenticità.

La moda, se utilizzata consapevolmente, può mantenere l’autenticità evitando che l’immagine diventi una maschera. L’eleganza profonda si basa su un equilibrio tra visibilità e autenticità, dove l’apparire rispecchia l’essere.

Essere e Apparire – Tra identità e percezione la nuova Rubrica su Gazzetta di Milano

È una rubrica che svilupperò all’interno della Gazzetta di Milano, un progetto a cui tengo in modo particolare poiché scaturisce da una riflessione fondamentale del nostro tempo: il legame tra ciò che siamo e la nostra rappresentazione agli occhi degli altri.

Non si tratta solo di separare interiorità ed esteriorità, ma di esplorare l’intersezione tra queste dimensioni. Oggi, l’identità si forma anche attraverso ciò che rendiamo visibile, come linguaggio, comportamento e interazioni nello spazio.

La rubrica ha l’obiettivo di esplorare questo equilibrio dinamico, evidenziando come ogni forma di rappresentazione sia frutto di processi psicologici, culturali e sociali. Non esiste un’apparenza separata dalla mente: queste sono due espressioni della stessa realtà, due livelli attraverso cui l’identità si manifesta.

Negli articoli, partirò da fenomeni concreti – un comportamento collettivo, una scelta comunicativa, un evento pubblico, un linguaggio condiviso – per sviluppare una lettura più ampia che unisca psicologia e contesto sociale. L’obiettivo è andare oltre ciò che si osserva per comprendere perché le cose vengono costruite in quel modo.

Uno degli aspetti centrali sarà l’osservazione trasversale della società. Saranno analizzate figure pubbliche diverse, da personalità della cultura e dell’impresa a esponenti istituzionali e politici, poiché tutti contribuiscono a formare modelli di identità e rappresentazione collettiva.

Mi interessa comprendere come queste figure costruiscono la propria presenza, come utilizzano il linguaggio, come occupano lo spazio pubblico e quale immaginario contribuiscono a generare.

La rubrica prevede anche momenti di confronto con professionisti provenienti da diversi ambiti: psicologi, sociologi, neuroscienziati, studiosi di comunicazione, e figure che operano all’interno delle istituzioni o nei contesti decisionali. L’obiettivo è mettere in relazione prospettive differenti per offrire una lettura più completa dei fenomeni contemporanei.

Un sincero ringraziamento a Ilaria Cerulla per aver condiviso il suo affascinante percorso nella moda e nella psicologia. Le sue parole offrono nuove prospettive sulla bellezza e l’anima, sperando di ispirare una visione rinnovata della moda e una riflessione su come possa arricchire la vita interiore.

Vi invitiamo a portare con voi le idee di Ilaria, continuando a esplorare e a esprimervi attraverso ciò che indossate, scoprendo la bellezza anche nelle profondità del vostro essere.

Con affetto e gratitudine, vi salutiamo dal Salotto della Bellezza, dove la moda si fonde con la psicologia, e ogni incontro rappresenta un’opportunità per crescere e riflettere. Restate con noi per ulteriori conversazioni stimolanti e incontri con persone straordinarie. A presto!

Salotto della Bellezza Raffaella Manetta intervista Ilaria Cerulla

Il Format Salotto della Bellezza

Ogni episodio di “Salotto della Bellezza” rappresenta un’opportunità unica per connettersi con figure di spicco che hanno saputo reinventarsi, superare sfide e lasciare un’impronta indelebile nei loro settori.

Con interviste affascinanti e momenti di intensa riflessione, il pubblico sarà catapultato in un universo dove creatività e determinazione si fondono. Questo dimostra che il cambiamento non è solo un’opzione, ma un’avventura straordinaria da affrontare con coraggio e passione.


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