Giornata della Memoria – Una diversa prospettiva sulle cause dell’olocausto.

0
393

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche arrivarono per prime presso Auschwitz, scoprendo il vicino campo di concentramento e liberandone i prigionieri. La scoperta e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono per la prima volta al mondo l’orrore della Shoah. Cinquant’anni più tardi l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituì la Giornata della Memoria, da celebrare ogni anno proprio il 27 gennaio.

L’esecuzione di un progetto di sterminio su scala così vasta dovette richiedere la partecipazione attiva di migliaia di persone – funzionari e militari del reich – ognuno di loro un ingranaggio nella terribile macchina di morte. Nonostante molti studi siano stati condotti, ripensando a quel periodo 74 anni dopo, l’orrore che proviamo rimane mescolato a un senso di sbigottimento: “Come è potuto succedere?”. E’ potuto succedere con la giustificazione di una finta scienza.

Gitta Sereny, giornalista e storica britannica, nel 1971 ebbe modo d’intervistare Franz Stangl, ex ufficiale delle SS e comandante dei campi di sterminio di Sobibor e Treblinka. L’intervista ebbe luogo nella prigione di Düsseldorf in cui Stangl stava scontando l’ergastolo. In un tratto si legge:

“Sarebbe corretto dire che dopo un po’ si abituò alle liquidazioni?”. “Sì – risponde Stangl – dopo un po’ ci si fa l’abitudine. Ci vollero dei mesi prima di riuscire a guardarli negli occhi … era come se non fossero essere umani. Li chiamavamo ‘merce’. Li vedevamo passare attraverso il ‘tubo’ (il corridoio che portava alle camere a gas, ribattezzato dai nazi ‘La Strada per il Paradiso’) – come posso dire: erano nudi, schiacciati gli uni contro gli altri, procedevano a colpi di frusta.”

La giornalista insiste: “Non avrebbe potuto cambiare qualcosa, per esempio questo trattarli come animali da macello?”. “No – spiega Stangl – quello era il sistema. Era stato inventato da Wirth, e sembrava funzionare. Siccome funzionava, non si poteva cambiare”. Chi era mai questo Wirth, e come riuscì a indurre così tante persone a credere che fosse normale trattare degli altri esseri umani con tanta ferocia?

Christian Wirth, ufficiale delle SS, nel 1939 fu inviato nella clinica psichiatrica di Grafeneck per prendere parte al famigerato programma “Aktion T4” di cui, nel 1940 divenne capo. Questo programma (il nome T4 sta per Tiergartenstrasse 4 – l’indirizzo dell’ente per la salute) doveva implementare l’eutanasia forzata su larga scala, eufemisticamente ridefinita “morte per compassione”. Serviva a lenire la sofferenza di coloro la cui vita “non era degna di essere vissuta”. Non tutti sanno che, prima dell’Olocausto, in Germania centinaia di migliaia di persone la cui vita era definita “non degna di essere vissuta” furono uccise. Poteva capitare a chiunque, non solo agli ebrei. Era l’inizio: il seme era stato piantato e avrebbe dato i suoi germogli.

Il concetto di razza inferiore prese piede in questo substrato culturale imbevuto di pseudoscienza psichiatrica, fornendo la base di consenso allo sterminio. Ecco perché, dopo un po’, Stangl poteva “guardare negli occhi” le sue vittime senza provare rimorso: la “scienza” psichiatrica gli diceva che si trattava di esseri inferiori – un peso morto per la società.

In un discorso tenuto al congresso dell’associazione psichiatrica tedesca (Berlino, 26 novembre 2010) nell’ambito del dibattito “Psichiatria nel Nazionalsocialismo – Commemorazione e responsabilità”, il Presidente, Prof. Dr Frank Schneider ha ammesso le gravi responsabilità della psichiatria tedesca per la giustificazione e l’attuazione dell’Olocausto. Riferendosi alla legge ispirata dallo psichiatra Ernst Rudin (presidente dell’associazione psichiatrica tedesca dal 1935 al 1945), approvata nel 1933, poco dopo l’ascesa al potere di Hitler, sulla prevenzione delle malattie mentali ereditarie, Schneider ammise:

A causa di questa legge più di 350.000 persone furono selezionate dai medici e forzatamente sterilizzate. Più di 6.000 persone morirono durante questi interventi. Nella sua veste di presidente dell’allora associazione psichiatrica, Ernst Rudin nei suoi discorsi d’inaugurazione del nostro congresso ha più volte parlato in favore di queste sterilizzazioni. Ma non ci furono solo sterilizzazioni forzate: ci furono anche assassinii… fu uno psichiatra, Alfred Erich Hoche, nel suo libro del 1920 sull’approvazione dello sterminio della “vita indegna di vivere”, insieme al giurista Karl Binding, a coniare il termine “esistenza zavorra” e fu ancora lui a definire un catalogo delle presunte malattie mentali incurabili, che chiamò “condizioni di morte mentale”. Nel 1930 questo diventò nel mensile nazionalsocialista la richiesta: “Morte alla vita indegna di vivere!”. Nel settembre del 1939 Hitler ordinava la cosiddetta eutanasia, e incaricò di questo progetto Werner Heyde – ordinario di psichiatria e neurologia a Wurzburg. Almeno 250 – 300 mila persone mentalmente e fisicamente malate furono vittime di quest’azione e delle seguenti fasi di uccisione dei malati.”

Più tardi, il concetto di “esistenza zavorra” fu esteso agli ebrei che, nelle parole dello psicologo eugenetico Francis Galton “si specializzano in un’esistenza parassita”, e i metodi impiegati con tanto “successo” dagli psichiatri sui cosiddetti malati mentali furono usati su scala ancora più larga per la “soluzione finale”.

Oggi in Europa gli psichiatri non praticano apertamente l’eugenetica, e si presentano con un volto umano. A ben vedere però, l’ideologia di base è ancora viva e, oggi come allora, viene usata per giustificare ricoveri coatti, contenzione, cure obbligatorie ecc. Il paziente psichiatrico, giudicato incapace di valutare cosa sia meglio per se stesso, non è più titolare di diritti umani: lo psichiatra si arroga il diritto di legare, recludere, imbavagliare e sedare una persona contro la sua volontà per ‘aggiustarla’ e riportala a una vita “degna di essere vissuta”.

Per approfondimenti sul legame tra psichiatria e nazismo è possibile richiedere il DVD “L’Era della Paura” presso: https://www.ccdu.org/contatti/richiesta-informazioni

In questo video documentario è possibile ascoltare parte della testimonianza del Prof. Frank Shneider , presidente DGPPN: https://youtu.be/TuLEL7GzkdY

Il discorso completo del Prof Frank Schneider (in tedesco) si trova sul sito ufficiale DGPPN (Associazione Tedesca di Psichiatria, Psicoterapia e Malattie Psicosomatiche e Nervose) all’indirizzo: https://www.ccdu.org/sites/default/files/media/docs/DGPPN_Speech_Professor_%20Schneider.pdf

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani

www.ccdu.org

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here