Momenti di panico al Washington Hilton durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca. Un agente del Secret Service colpito, salvo grazie al giubbotto. Il presidente: “È una persona malata”
Paura e caos nella notte di Washington. Durante la cena annuale dell’Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, ospitata al Washington Hilton, si sono uditi colpi di arma da fuoco. Il presidente Donald Trump è stato immediatamente scortato fuori dal palco dagli agenti dei Servizi Segreti e portato al sicuro. Stessa procedura per il vicepresidente JD Vance e per i membri del Gabinetto presenti all’evento.
L’allarme, gli spari, l’arresto
Diversi agenti del Secret Service hanno gridato “spari” nella sala, seminando il panico tra i centinaia di giornalisti e ospiti presenti. Poco dopo, via radio, è arrivata la conferma: un uomo armato era stato fermato. Si tratta di un 30enne originario della California, che secondo fonti delle forze dell’ordine è in procinto di essere formalmente incriminato.
Nel corso dell’incidente, un agente del Secret Service è stato colpito da un proiettile. Si è salvato grazie al giubbotto antiproiettile ed è stato trasportato in un ospedale locale, non in pericolo di vita.
Trump dalla Casa Bianca: “Hanno agito con rapidità e coraggio”
Rientrato alla Casa Bianca, Trump ha affidato le prime dichiarazioni al suo profilo Truth, descrivendo l’intervento delle forze dell’ordine come esemplare. Ha poi tenuto una conferenza stampa dalla Sala Stampa presidenziale, affiancato dai membri del Gabinetto.
Sul sospettato, il presidente è stato netto: si tratta di “una persona malata, una persona molto malata”. Trump ha ricostruito la dinamica dell’accaduto — un uomo che ha forzato un posto di blocco di sicurezza armato di diverse armi, neutralizzato dagli agenti — e ha fatto riferimento ai precedenti attentati subiti a Butler, Pennsylvania, e a Palm Beach, Florida, invitando gli americani a “risolvere le divergenze” per vie civili.
Ha inoltre annunciato che la cena sarà riprogrammata entro 30 giorni.
La testimonianza del giornalista italiano: “Tre colpi secchi, poi il panico totale”
Tra i presenti quella sera c’era anche Iacopo Luzi, giornalista italiano collaboratore dell’Adnkronos, seduto al tavolo 219 vicino a una delle entrate laterali della sala.
Il suo racconto è diretto: stava arrivando la cena, l’aragosta era in tavola, quando si è udito il primo colpo. Inizialmente scambiato per qualcosa caduto dai carrelli dei camerieri. Poi altri tre colpi secchi. Poi la fuga di massa, la gente che entrava ed usciva dalle porte, il panico. Trump portato via in pochi secondi. E tutti gli altri rimasti bloccati nella sala in lockdown per circa mezz’ora.
Una serata pensata per celebrare il giornalismo, trasformata in una delle notti più tese della capitale americana.
Fonte: Adnkronos — 26 aprile 2026
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