Milano, stipendi divorati dal carovita: Barricata propone nove Tavole Calde comunali con pasti a 8 euro
L’emergenza silenziosa: a Milano mangiare costa quanto uno stipendio
A Milano la soglia di povertà assoluta per un giovane lavoratore ha raggiunto i 1.175 euro netti mensili, una cifra superiore a molti salari reali. L’inflazione sui beni alimentari di prima necessità ha sfiorato il 30% nell’ultimo decennio, trasformando il diritto alla nutrizione in un esercizio di equilibrismo finanziario.
I dati sono impietosi: la sola spesa domestica mensile calibrata sui parametri nutrizionali standard si attesta intorno ai 370 euro per un uomo adulto e 300 euro per una donna, salendo a 850 euro per una famiglia di tre persone e fino a 1.100 euro con due figli minori. Nei giorni feriali la situazione si aggrava ulteriormente: con l’80% dei dipendenti costretto a pranzare fuori casa e il prezzo medio di una tavola calda ancorato a 20 euro a pasto, un lavoratore single spende a Milano circa 770 euro al mese tra spesa domestica e pranzi di lavoro.
La proposta di Barricata: nove Tavole Calde comunali, una per ogni zona
È in questo contesto che il gruppo politico Barricata lancia una proposta di sistema: aprire nove Tavole Calde comunali — una per ciascuna delle nove zone della città — capaci di offrire pasti completi di qualità (primo, secondo, contorno e frutta) a un prezzo fisso tra gli 8 e i 10 euro.
L’idea non si configura come misura assistenziale ma come intervento diretto nel mercato della ristorazione, con l’obiettivo di calmierare i prezzi commerciali e restituire potere d’acquisto reale ai lavoratori milanesi.
«Non assistenzialismo, ma regia pubblica»: la visione di Barricata
A illustrare la filosofia del progetto è Giacomo D’Alfonso di Barricata: «Quella che proponiamo non è una misura assistenziale o una misura di intervento del terzo settore, ma una ripresa della Regia Pubblica, come indicato nel percorso di Hey Milano. Proponiamo di intervenire direttamente nel mercato per regolarlo».
D’Alfonso richiama la tradizione del municipalismo milanese: «Non è follia. Dobbiamo riprendere la storia di una città che ha saputo intervenire mitigando le disuguaglianze con le grandi cooperative della casa, creando i mercati comunali e l’AEM. Oggi gli asset pubblici per intervenire esistono già: Milano Ristorazione e Sogemi».
I numeri della proposta sono concreti: un menu completo a 9 euro significherebbe restituire 220 euro al mese di potere d’acquisto reale a ogni lavoratore. D’Alfonso aggiunge un elemento inedito: «Immaginiamo di garantire i pasti agevolati agli studenti fuori sede solo a fronte di un contratto di locazione regolarmente registrato: il cibo diventerebbe così una leva potente contro il mercato nero degli affitti».
Il 22 giugno al Centro Studi Caldara il dibattito pubblico
La proposta sarà al centro dell’incontro pubblico “Le barricate a tavola. L’opzione comunale contro il carovita”, in programma lunedì 22 giugno 2026 alle ore 17:30 presso il Centro Studi Emilio Caldara (Via De Amicis 17, Milano).
La scelta della sede non è casuale: il Circolo intitolato a Emilio Caldara — il sindaco socialista che all’inizio del Novecento incarnò il modello del “governo del concreto” e dei servizi pubblici locali — rappresenta una cornice simbolicamente coerente con i temi in discussione.
I relatori: CGIL, parlamentari e mondo del volontariato
Dopo i saluti di Ermanno Tritto (Centro Studi Emilio Caldara) e l’introduzione di Giacomo D’Alfonso, interverranno:
- Luca Stanzione, Segretario Generale della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano (CGIL)
- On. Bruno Tabacci, deputato della Repubblica e già assessore al bilancio del Comune di Milano
- On. Maria Chiara Gadda, deputata della Repubblica e promotrice della legge nazionale contro lo spreco alimentare
- Maria Grazia Guida, Associazione Amici di Casa della Carità e Fondazione SON, già vicesindaco di Milano
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