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La Lombardia guida il manifatturiero italiano con 79.620 imprese

L’industria manifatturiera italiana tiene, e la Lombardia ne è il motore principale. È questo uno dei messaggi centrali emersi dal Congresso Internazionale Manufacturing Renaissance, svoltosi il 17 giugno 2026 al Tecnopolo DAMA di Bologna, dove CEO, CTO, innovatori e ricercatori si sono confrontati sulle trasformazioni e le opportunità di un comparto che vale 1.168 miliardi di euro di fatturato e occupa quasi quattro milioni di addetti in tutta Italia.

La Lombardia prima regione manifatturiera: Milano, Brescia e Bergamo le province più dinamiche

I dati del Registro Imprese delle Camere di Commercio al primo trimestre 2026 fotografano una Lombardia che non ha rivali nel panorama manifatturiero nazionale. Con 79.620 imprese attive — pari al 18,8% del totale italiano — e 1.013.816 addetti, la regione stacca nettamente il Veneto (44.956 imprese) e la Toscana (40.256), collocandosi saldamente al primo posto per peso industriale.

A livello provinciale, Milano guida la classifica con 23.527 imprese manifatturiere attive, seguita da Brescia (12.465) e Bergamo (9.454). Completano il quadro lombardo Monza-Brianza (7.309), Varese (6.808), Como (5.104), Pavia (3.727), Mantova (3.276), Lecco (3.029), Cremona (2.654), Lodi (1.184) e Sondrio (1.083). Un sistema produttivo distribuito e complementare, capace di esprimere eccellenza in segmenti diversi.

Il manifatturiero italiano nel 2026: fatturato a 1.168 miliardi, crescita attesa fino al 2030

Sul fronte macroeconomico, il quadro presentato a Bologna indica che nel 2026 il fatturato dell’industria manifatturiera italiana raggiungerà 1.168 miliardi di euro, stabile a prezzi costanti (+0,2%) e in moderata crescita a prezzi correnti (+3,8%). Le proiezioni per il periodo 2027-2030 indicano un potenziale di crescita dell’1% medio annuo a prezzi costanti, segnale di solidità strutturale nonostante le tensioni geopolitiche, i costi energetici e la pressione competitiva internazionale.

Aerospace, Automotive e Marine: i settori trainanti della prossima rivoluzione industriale

Il congresso ha dedicato ampio spazio ai settori ad altissimo potenziale di crescita. Tommaso Ghidini, Head of the Mechanical Department dell’European Space Agency (ESA), ha illustrato le opportunità del mercato aerospace, mentre Franco Orsogna di Deloitte Central Mediterranean ha analizzato le trasformazioni in corso nell’automotive. Un panel dedicato all’industria nautica ha completato il quadro dei comparti strategici, affiancato da un confronto sui mercati internazionali di sbocco — Arabia Saudita, Vietnam, India, Singapore e Malta — con i rappresentanti delle rispettive camere di commercio italiane.

Sul fronte tecnologico, Claudio Arlandini di CINECA ha presentato le applicazioni concrete di intelligenza artificiale, supercalcolo e quantum computing per i processi produttivi, mentre Fabrizio Dallari, docente di Logistica e Supply Chain Management alla LIUC Università Cattaneo, ha argomentato come l’automazione della logistica non sia più un’opzione ma una necessità competitiva.

La voce degli organizzatori: visione, relazioni e crescita per il manifatturiero italiano

«Manufacturing Renaissance nasce dalla volontà di offrire all’industria manifatturiera italiana non solo un momento di confronto, ma una piattaforma concreta di visione, relazione e crescita», ha dichiarato Ivo A. Nardella, Presidente del Gruppo Tecniche Nuove e Senaf. «Il manifatturiero è uno degli assi portanti dell’economia del Paese e oggi ha bisogno di luoghi in cui imprese, istituzioni, ricerca e competenze possano dialogare per affrontare insieme le grandi trasformazioni in corso».

Alessandro Garnero, Direttore Editoriale della Divisione Manufacturing di Tecniche Nuove, ha sottolineato il valore del momento: «I nostri imprenditori stanno affrontando un periodo molto difficile, con cambiamenti repentini delle dinamiche di mercato e costi energetici che penalizzano la competitività internazionale. Grazie a Manufacturing Renaissance siamo riusciti a portare una ventata di ottimismo e di visione sulle opportunità di business che ancora si possono cogliere».


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