Home GazzettaEconomy Confcommercio, Sangalli: “Fondamentali dell’economia italiana confortanti, ma basta fiscocrazia”

Confcommercio, Sangalli: “Fondamentali dell’economia italiana confortanti, ma basta fiscocrazia”

Un’economia che tiene nonostante un contesto internazionale segnato da tre mesi di conflitto nel Golfo Persico, dai dazi, dalle tensioni sulle materie prime e dalla guerra in Ucraina. È il quadro tracciato dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, nella relazione di apertura dell’assemblea generale dell’associazione.

“Sappiamo bene che la crescita di lungo termine dell’Italia è insufficiente, eppure, nonostante tutto, i fondamentali dell’economia italiana restano confortanti”, ha affermato Sangalli. Tra gli indicatori citati, il reddito disponibile delle famiglie, che in termini di potere d’acquisto “si consolida su livelli migliori di quelli del 2019”, un’occupazione che ha superato i 24,3 milioni di lavoratori e un’inflazione al 3% o poco sopra, “perlopiù dovuta all’aumento dei prezzi delle materie prime energetiche”.

Il terziario motore del Paese: 4 milioni di posti di lavoro dal 1995

Al centro della relazione, il ruolo del terziario di mercato, che si conferma il principale motore dell’economia nazionale: dal 1995 a oggi ha creato quasi 4 milioni di nuovi posti di lavoro e contribuisce per il 53% al valore aggiunto del Paese.

“Le nostre imprese interpretano il pluralismo imprenditoriale e l’impresa diffusa, l’innovazione e la responsabilità, creando comunità reali e lavoro ‘giusto'”, ha sottolineato il presidente di Confcommercio, rivendicando il valore di un tessuto imprenditoriale che unisce beni e servizi, manifattura e turismo, commercio e cultura.

Dal made in Italy al “Sense of Italy”

È in questa cornice che Sangalli ha rilanciato il concetto di “Sense of Italy”, definito come un racconto del Paese “antico e allo stesso tempo molto moderno”, richiamando anche la prospettiva di Carlin Petrini, che con il suo “tempo restituito” ha reso il cibo una qualità determinante dell’identità dei territori e della loro capacità di creare valore.

Un patrimonio immateriale che, per il presidente di Confcommercio, costituisce il vero vantaggio competitivo nazionale: “Il made in Italy si può copiare. Il Sense of Italy, no. Sul prodotto si possono mettere i dazi, sull’italianità no. Il Sense of Italy è, in fondo, quello che ci rende unici”.

L’appello all’Europa: “Serve una sola voce”

Guardando al contesto internazionale, Sangalli ha riconosciuto agli imprenditori italiani “una straordinaria capacità di reazione alle continue crisi”. Da qui la richiesta alla politica: “Per loro non chiediamo scorciatoie, ma che la strada sia sgombra, questo sì. C’è bisogno di un’Europa più forte dal punto di vista politico che riesca a parlare con una sola voce su temi come quelli del commercio internazionale, del mercato unico, della politica monetaria”.

Giovani imprese e “ventottesimo regime” contro la fiscocrazia

Un passaggio significativo è stato dedicato alle imprese innovatrici, spesso guidate da giovani, definite “una leva di mobilità sociale e fiducia per le nuove generazioni”. Per sostenerle, Sangalli ha indicato l’occasione di introdurre il “ventottesimo regime”, strumento europeo in grado di rendere più semplici e omogenee norme, lavoro e fiscalità nel contesto comunitario.

Non è mancata la denuncia di quella che Confcommercio definisce “fiscocrazia”: “Troppe tasse, troppa burocrazia frenano imprese, investimenti, crescita. Quando tutto è troppo complicato e troppo costoso, chi rispetta le regole paga per tutti e non ce la fa”. Apprezzamento, invece, per alcune linee strategiche del Governo, “prima fra tutte il necessario rigore tenuto nella gestione dei conti pubblici”, una prospettiva nella quale, per Sangalli, “occorre procedere”.

Lavoro femminile, il divario con l’Europa

La conclusione della relazione è stata dedicata alla partecipazione femminile al mercato del lavoro. I settori rappresentati da Confcommercio sono i primi per occupazione femminile e i più scelti dalle donne per fare impresa, ma a livello generale l’Italia resta 13 punti percentuali sotto la media europea, con un distacco che in alcune regioni del Sud arriva quasi a 30 punti.

“Le donne non partecipano quanto potrebbero perché non sono realmente libere di decidere delle loro vite. E non lo saranno finché il lavoro di cura dei figli e degli anziani e la gestione domestica rimarranno un carico soltanto, o prevalentemente, femminile”, ha osservato Sangalli, ricordando il legame stretto che nelle economie avanzate esiste “tra calo demografico e diminuzione di nuova impresa, tra nuova impresa e innovazione, tra innovazione e crescita”.


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