Alfabetizzazione digitale e divario generazionale, serve la democratizzazione dell’informatica

L’Italia è al quart’ultimo posto per alfabetizzazione digitale di base in Europa e si colloca in una posizione di arretratezza rispetto agli obiettivi 2030.

I dati, che riportano un vero e proprio divario tra i cittadini causato da fattori come età e localizzazione anagrafica, raccontano un Paese in cui le competenze digitali sono ancora prerogativa di persone con titoli di studio elevati.

E nell’era digitale in cui viviamo, l’accesso all’informazione e la competenza informatica sono diventati elementi fondamentali per la partecipazione piena e attiva nella società.

Tuttavia, mentre il mondo progredisce a passi da gigante nel campo della tecnologia, un divario persistente minaccia di escludere milioni di individui da questa rivoluzione digitale. L’abbattimento del divario digitale, infatti, non è solo una questione di accesso agli strumenti tecnologici, ma anche la necessità di garantire a tutti una formazione e le competenze necessarie per poterli utilizzare in modo efficace e significativo.

Ed è proprio perseguendo questa missione che Danilo Cimino,informatico che ha lavorato anche all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, al CERN di Ginevra e fondatore del blog Cose di Computer, porta avanti una divulgazione democratica dei temi informatici, per avvicinare grandi e piccoli al mondo del pc e insegnare loro ad utilizzare la tecnologia in modo responsabile.

Capire pochi concetti fondamentali per poter usare il computer responsabilmente è fondamentale. In ordine d’importanza, capire cos’è un account, perché è importante ricordare le password, perché le banche e le poste chiedono i codici di conferma, sapere com’è fatto un indirizzo email (per riconoscere le mail truffa) e cos’è un nome a dominio sono alcune tra le tematiche più calde e importanti a livello quotidiano. Riuscire a capire che Chrome non è un motore di ricerca e che il deep web non è ad esclusivo uso e consumo dei criminali è fondamentale per poter riuscire a navigare sul web e nel nostro pc con più consapevolezza”.

La problematica principale, però, è l’alfabetizzazione digitale per l’apprendimento di questi concetti. E, nel nostro Paese, esiste un significativo divario di genere a favore degli uomini anche nelle competenze digitali di base.

Ma tra Boomer, Millennials e Generazioni Z e Y, l’alfabetizzazione informatica e le competenze digitali presentano un divario ancora più ampio.

“Gli over 50, che insegnano nelle scuole e che dirigono il paese, sono cresciuti in un mondo in cui tutto veniva fatto su carta. Nessuno ha mai spiegato loro quei pochi concetti informatici necessari a capire bene quello che fanno quando premono su un tasto o cliccano su un bottone dello schermo.

Inoltre non conoscono l’inglese, proprio perché non veniva insegnato loro a scuola ed il mondo non era ancora globalizzato.

I millennial che invece hanno avuto la fortuna di mettere le mani su un PC e la volontà di capire come funziona, sono quelli più fortunati – continua l’esperto Danilo Cimino – Le generazioni successive, invece, che sono bravi ad usare smartphone e social media, vengono percepiti come ‘bravi col PC’ ma in realtà di solito non sanno nemmeno cosa sia un account: per questo se perdono il telefono la prima cosa che temono è di perdere l’accesso ad Instagram, perché non ne ricordano la password.

Non sanno come passare i dati da un telefono ad un altro, perché non hanno ancora chiaro cosa siano gli account. In generale, mancano dei programmi di alfabetizzazione digitale o dei servizi di assistenza digitale dedicati alle persone che hanno difficoltà con la tecnologia.

E quelli che ci sono non sono sufficienti.

L’informatica e l’alfabetizzazione digitale non dovrebbero essere privilegio di pochi, ma un diritto per tutti. È imperativo diffondere e democratizzare questi temi per garantire un accesso equo e inclusivo alla società digitale del futuro.”