Giovani e nuove tecnologie: un rapporto sempre più complesso tra opportunità e rischi

I dati Istat 2025 e Eurostat raccontano una generazione iperconnessa ma non sempre preparata. Milano e l’Italia di fronte alla sfida della vera alfabetizzazione digitale.


Sono nati con lo smartphone in mano, cresciuti tra notifiche e algoritmi, abituati a consumare contenuti in modalità multi-device senza soluzione di continuità. Eppure, il rapporto tra i giovani italiani e le nuove tecnologie è molto più articolato — e più contraddittorio — di quanto sembri a prima vista. I dati più recenti disegnano un quadro fatto di luci e ombre, dove l’iperconnessione non equivale necessariamente a competenza digitale, e dove l’entusiasmo per l’innovazione si mescola con la paura di restare indietro.

I numeri: i giovani italiani e il digitale nel 2025

I dati Istat pubblicati nell’aprile 2026 offrono una fotografia precisa. I giovani di 11-24 anni risultano i più orientati a un utilizzo multi-device: quasi il 30% impiega tutti i dispositivi considerati, a fronte del 17,7% nella media della popolazione. Smartphone, PC, smart TV, consolle, smartwatch: la generazione Z naviga su più schermi contemporaneamente, spesso senza soluzione di continuità. Istat

Sul fronte delle competenze digitali, nel 2025 il 71,7% dei ragazzi di 20-24 anni che hanno usato Internet negli ultimi 3 mesi ha competenze digitali almeno di base — un dato incoraggiante, ma che lascia scoperto quasi un giovane su tre. E quando si parla di intelligenza artificiale generativa, il divario rispetto all’Europa si fa sentire: tra i paesi dell’UE, le quote più basse di persone di età compresa tra 16 e 24 anni che utilizzano strumenti di intelligenza artificiale generativa sono state registrate in Romania (44,1%), Italia (47,2%) e Polonia (49,3%), contro l’83,5% della Grecia e l’82,8% dell’Estonia. Business ChannelForma Research

Eppure, guardando le fasce più giovani, i giovani mostrano uso molto più alto dell’IA generativa: età 14-19 anni al 51,2%, e 20-24 anni al 43,1% — segno che qualcosa si muove, ma con un ritardo strutturale rispetto ai Paesi più avanzati. Orizzonteinsegnanti

Connessi sì, ma a quale prezzo?

Essere sempre online non significa stare bene. Il Rapporto Italia 2025 di Eurispes mette in luce una contraddizione profonda: tra i giovani tra i 18 e i 24 anni, il 68,5% dichiara di sentire il bisogno di collegarsi frequentemente, il 53,3% si sente più libero di esprimersi attraverso i social network e il 50,9% afferma di sentirsi meno solo grazie all’uso di questi strumenti. Ma la stessa ricerca rivela che il 49,7% percepisce una perdita di tempo legata all’utilizzo dei social, e il 43% riferisce una sensazione di estraneità rispetto al mondo reale. EurispesEurispes

Sul fronte della dipendenza tecnologica, i dati dell’Istituto Superiore di Sanità sono ancora più preoccupanti: oltre il 32% degli adolescenti italiani tra i 14 e i 19 anni mostra segnali di dipendenza da smartphone, manifestando crisi d’astinenza, irritabilità quando sono offline, isolamento sociale e un calo del rendimento scolastico. Eurispes

Un’ambivalenza, quella dei giovani verso il digitale, che emerge anche a livello professionale. Secondo i dati Ipsos Flair 2025 e Istat, il 46% dei giovani percepisce l’innovazione tecnologica più come una minaccia che come un’opportunità, riconoscendo che la mancanza di formazione adeguata rappresenta un fattore di esclusione sociale e professionale. Eurispes

Milano al centro della sfida digitale

Nel panorama nazionale, Milano si conferma il laboratorio più avanzato per l’innovazione tecnologica e la formazione digitale. Le università milanesi, i centri di ricerca, gli hub di startup e le grandi aziende tech che hanno scelto la città come sede offrono ai giovani un ecosistema unico in Italia. Eppure, anche nel capoluogo lombardo la sfida è aperta: formare una generazione capace non solo di usare la tecnologia, ma di comprenderla, governarla e metterla al servizio della propria crescita personale e professionale.

Le piattaforme social dominano il tempo dei giovani milanesi. TikTok raggiunge un pubblico potenziale di 22 milioni di persone in Italia, confermandosi una piattaforma per i giovani: la fascia 18-24 anni rappresenta il 10,7% delle donne e il 10,2% degli uomini. Instagram rimane il social più usato dai giovani urbani, mentre LinkedIn sta crescendo anche tra i ventenni che si affacciano al mercato del lavoro. Digital School

La sfida dell’alfabetizzazione digitale reale

Saper usare uno smartphone non significa saper navigare nel mondo digitale con consapevolezza. L’Europa lo sa bene: il piano Italia Digitale 2026 si pone tra i suoi obiettivi quello di colmare il gap di competenze digitali, con almeno il 70% della popolazione che sia digitalmente abile. Un traguardo ancora lontano, che richiede un investimento serio nella formazione, a partire dalla scuola. PA digitale 2026

Il vero nodo, per i giovani di oggi, non è l’accesso alla tecnologia — quasi tutti ce l’hanno — ma la qualità di quell’accesso. Saper distinguere le informazioni affidabili dalle fake news, usare l’intelligenza artificiale come strumento e non come stampella, proteggere la propria privacy online, costruire relazioni digitali sane senza perdere quelle reali: queste sono le competenze che definiranno il cittadino digitale del futuro.

E su questo fronte, entro il 2030 avremo bisogno di almeno 20 milioni di specialisti ICT per sostenere lo sviluppo nei settori più innovativi, ma oggi siamo ancora fermi a circa 9 milioni: l’offerta formativa non riesce a stare al passo con l’evoluzione delle tecnologie. Eurispes

Tecnologia come risorsa, non come dipendenza

Il rapporto tra giovani e nuove tecnologie è, in fondo, lo specchio del rapporto che l’intera società sta costruendo con il digitale. I ragazzi di oggi non sono né le vittime passive degli algoritmi né i nativi digitali onniscienti che la retorica di inizio millennio aveva immaginato. Sono persone — con le loro fragilità, le loro potenzialità, le loro contraddizioni — che si trovano a fare i conti con strumenti potentissimi e in rapida evoluzione, spesso senza le mappe adeguate per orientarsi.

La sfida, per Milano e per l’Italia intera, è fornire quelle mappe: attraverso la scuola, la famiglia, le istituzioni e un sistema mediatico — come quello che Gazzetta di Milano si impegna a costruire ogni giorno — capace di raccontare la complessità del mondo digitale con chiarezza, onestà e profondità.


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