Dl Sicurezza, avvocati in stato di agitazione

L’approvazione degli emendamenti al Ddl Sicurezza avvenuta in Senato lo scorso 17 aprile segna un punto di rottura preoccupante per la tenuta dei principi costituzionali nel nostro Paese, oltre che un attacco diretto alla dignità della professione e ai diritti dei cittadini, a partire dai più vulnerabili.

La norma che pretende di subordinare il compenso del difensore all’effettivo rimpatrio del migrante è inaccettabile oltre che un’aberrazione giuridica: l’avvocato non è, e non potrà mai essere, un ingranaggio della macchina burocratica di espulsione.

Pensare di condizionare l’onorario del difensore all’esito di una procedura di rimpatrio significa minare l’indipendenza e la libertà del difensore stesso, trasformando la tutela legale in uno strumento funzionale a obiettivi politici di governo.

Il diritto di difesa (Art. 24 Cost.) deve essere garantito in modo pieno, effettivo e privo di conflitti di interesse. Creare un automatismo economico legato alla partenza del migrante altera la natura stessa del mandato professionale e nega allo straniero una difesa tecnica imparziale.

L’avvocatura non resterà a guardare mentre i pilastri del nostro ordinamento vengono messi in discussione.

Movimento Forense sostiene lo stato di agitazione dell’Avvocatura proclamata dall’organismo Congressuale Forense.

Auspichiamo che il passaggio del provvedimento alla Camera dei Deputati sia l’occasione per un profondo ripensamento e per la cancellazione di norme che contrastano apertamente con i valori democratici e costituzionali.


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