Cassa integrazione in deroga o FIS (Fondo di Integrazione Salariale) anche per i lavoratori del settore extra alberghiero a partire da subito; accesso al credito facilitato per far fronte alla copertura momentanea dei costi fissi incomprimibili; credito d’imposta per mancati ricavi per perdite superiori al 20% rispetto all’anno precedente; moratoria delle rate di finanziamenti in essere per investimenti e sospensione temporanea adempimenti fiscali: sono alcune delle richieste presentate ufficialmente al Governo da Marco Celani, AD Italianway e portavoce Associazione nazionale “Italia Startup” a nome delle aziende italiane top player del settore extra alberghiero, nell’ambito dell’incontro convocato ieri presso il MiBACT dalla Sottosegretaria Bonaccorsi.

Spiega Celani, che oltre all’incontro di ieri al Ministero si è confrontato nei giorni scorsi riservatamente con la Sottosegretaria Bonaccorsi (vedi foto allegata) anche sulla riforma dei cosiddetti affitti brevi: “Noi come Italianway siamo un’azienda solida con un consuntivo di 15milioni di euro nel 2019 ma il settore è composto da tante realtà più piccole e che rischiano grosso. Un tessuto produttivo che Milano e l’Italia nel complesso non possono rischiare di perdere. Il principale costo dei property manager è il personale. La richiesta è quella di essere equiparati al settore alberghiero per quanto riguarda la possibilità di accedere agli ammortizzatori sociali per un periodo limitato fin da subito.

La dimensione del settore in Lombardia è rilevante più che in altre parti d’Italia perché, grazie ad Expo, sono nate a Milano molte realtà di property management che con decine di start up attive nel settore hanno contribuito a rendere il settore dell’ospitalità extra alberghiera più tecnologico e avanzato. Fondi e investitori hanno dato agli operatori la possibilità di fare investimenti e crescere dimensionalmente.

Per esempio lo studio condotto dall’Ufficio Studi di Italianway con il POLIMI nel 2019 stima la presenza di circa 14mila appartamenti promossi online a Milano centro, di cui circa il 64% da privati, il resto da operatori professionali, con un valore delle prenotazioni pari a circa 180M nel solo 2019.

In questi giorni l’Ufficio Studi ha contattato circa 65 operatori professionali lombardi al fine di fare una prima valutazione dell’impatto economico delle cancellazioni dovute alla prima settimana di coronavirus. Gli operatori contattati gestiscono complessivamente oltre 6mila appartamenti in Lombardia, con un giro d’affari di quasi 90 milioni e mille dipendenti con quasi 3mila nell’indotto tra pulizie e manutenzioni.

Su Milano l’impatto delle cancellazioni è importante nel breve (molto rilevante nell’ultima settimana di febbraio e fino ad aprile) con una perdita di turn over complessiva stimata di circa 43M solo sulla città di Milano. Le località montane e di tradizionale vacanza estiva già ricevono cancellazioni per la prossima stagione.

La maggior parte degli operatori professionali gestisce in media 43 appartamenti, con mediamente 24 dipendenti (indotto escluso). Il settore non è labour intensive e a bassa marginalità. Il rischio di fallimento dovuto a incapacità di far fronte ai costi fissi, in assenza di ricavi, è stimata in massimo due mesi di autonomia.

I property manager non sempre sono identificati con un codice Ateco specifico, spesso risultano essere società di gestione immobiliare, di servizi o agenti immobiliari. Al fine di mantenere la capacità produttiva di tutto il settore che in Italia vale almeno 2,5 miliardi in termini di valore delle prenotazioni dirette, circa 10 miliardi a livello di indotto (imprese di pulizie, manutenzioni, ristorazione, esperienze, cultura, trasporti, travel in generale ecc) e annovera circa 200mila host privati e 20mila operatori professionali, sarebbe opportuno ricomprendere nelle misure di accesso agli ammortizzatori anche le società di servizi ai property manager (ad es pulizie e manutenzioni) che impiegano molto personale, per evitare che si sciolgano e non siano in grado di riprendere l’attività al momento della ripresa. Il FIS non è sufficiente. È necessario uno strumento con dotazione finanziaria. Per quanto riguarda la sola città di Milano –  continua Celani – nei prossimi 10 giorni 3mila persone tra short term e indotto delle aziende più piccole potrebbero perdere il lavoro. Il Governo ci sostenga o l’Italia rischia di perdere un patrimonio di competenze specifiche delle piccole e medie imprese difficile da ricostruire. Se gli imprenditori saranno costretti a licenziare per mancanza di alternative il PIL potenziale del settore ancora inespresso (soprattutto a livello fiscale) potrebbe andare perduto per lungo tempo”.

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