«Leggere il segno che è stato, raccoglierne l’eredità». Con queste parole l’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, ha voluto ricordare don Antonio Mazzi, fondatore della Comunità Exodus, scomparso il 31 luglio all’età di 96 anni.
Il messaggio è stato inviato dal Brasile, dove l’Arcivescovo si trova dal 20 luglio in visita ai sacerdoti fidei donum ambrosiani impegnati nelle missioni. A causa del viaggio, che terminerà il 7 agosto, Delpini non potrà partecipare ai funerali di don Mazzi, in programma il 3 agosto alle ore 15 nella Basilica di Sant’Ambrogio. A rappresentare ufficialmente la Diocesi di Milano sarà il Vicario generale, monsignor Franco Agnesi.
«Il suo segreto era la fede in Dio»
Nel suo messaggio, l’Arcivescovo invita ad andare oltre l’immagine pubblica di don Mazzi, protagonista per decenni del dibattito sociale italiano, volto televisivo e instancabile promotore di iniziative dedicate ai giovani, ai fragili e alle persone vittime delle dipendenze.
«Ogni uomo ha il suo segreto e gli altri forse possono qualche volta intuirne il mistero», scrive Delpini, sottolineando come il vero patrimonio lasciato dal fondatore di Exodus non sia soltanto l’opera costruita in tanti anni di attività, ma soprattutto la testimonianza della sua fede.
Secondo l’Arcivescovo, il rischio è quello di ridurre don Mazzi a un semplice “personaggio”, dimenticando invece ciò che ha ispirato tutta la sua vita.
«Il segreto di don Mazzi, io credo, è la sua fede in Dio.»
Una fede che genera libertà e speranza
Nel ricordo dell’Arcivescovo emergono tre caratteristiche che hanno contraddistinto il sacerdote milanese.
La prima è la libertà.
«La fede in Dio rende liberi, coraggiosi, disposti al rischio e all’eroismo», afferma Delpini.
La seconda è la fiducia nelle persone, anche in quelle considerate senza speranza.
Per il fondatore di Exodus ogni uomo conservava sempre la possibilità di rialzarsi e ricominciare, perché «in qualunque storia c’è la presenza amica che vuole salvare».
Infine la passione.
«La fede in Dio è come un fuoco che rende fuoco», scrive ancora l’Arcivescovo, sintetizzando quella forza interiore che ha accompagnato don Mazzi per tutta la sua lunga esistenza.
L’eredità di Exodus
Fondata oltre quarant’anni fa, la Comunità Exodus, con sede storica al Parco Lambro di Milano, è diventata uno dei principali punti di riferimento italiani per il recupero delle persone con problemi di tossicodipendenza, disagio sociale ed emarginazione.
Nel suo messaggio, Delpini ricorda come gli apprezzamenti più autentici non siano quelli pronunciati dalle personalità pubbliche, ma la gratitudine delle migliaia di persone che grazie a Exodus hanno ritrovato una prospettiva di vita e quella dei collaboratori che hanno condiviso con don Mazzi un lungo cammino educativo.
Un’eredità che guarda al futuro
Il messaggio dell’Arcivescovo si conclude con uno sguardo rivolto alla speranza.
«Don Mazzi conclude la sua lunga vita ed entra nella visione del Dio in cui ha creduto», scrive Delpini, aggiungendo che proprio la comprensione del “segreto” della sua esistenza può rappresentare ancora oggi un insegnamento per tutti.
Un invito a custodire la sua testimonianza non solo nella memoria, ma anche nella responsabilità quotidiana verso gli ultimi, gli emarginati e tutti coloro che cercano una seconda possibilità.
Per la Chiesa ambrosiana e per la città di Milano, la figura di don Antonio Mazzi resta così il simbolo di una fede vissuta con coraggio, libertà e attenzione concreta alle persone più fragili.
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