Bergamo circonda di amore il piccolo Pietro, affidato alla Culla per la vita

Un neonato è stato affidato domenica mattina mattina, alle 9.45, alla Culla per la vita della Croce Rossa di Bergamo, nel quartiere Loreto.

Il sistema di protezione, collegato direttamente al 118, si è attivato automaticamente e gli operatori della Croce Rossa sono intervenuti immediatamente.

Il piccolo, a cui è stato dato nome Pietro, è stato poi trasferito all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove i medici hanno riscontrato buone condizioni di salute.

“Ti auguro tanta gioia e serenità che non siamo in grado di darti. Ti abbiamo amato dal primo istante. Ti amo da morire”. Queste parole, scritte a penna su mezza pagina strappata da un quaderno a quadretti, sono il primo contatto che il mondo ha avuto con Pietro, il neonato affidato ieri mattina alla Culla per la vita di Bergamo.

Il dispositivo, come previsto dalla normativa, non è dotato di sistemi di ripresa esterna, per garantire l’anonimato e la tutela della madre.

Il presidente della Croce Rossa di Bergamo, Gianluca Sforza, ha descritto all’Adnkronos l’emozione dei volontari come un momento indimenticabile, interpretando il gesto della madre come una scelta di estrema responsabilità volta a garantire la sopravvivenza del figlio in un momento di crisi: “Oggi abbiamo assistito alla scelta importante di una donna di salvare una vita – sottolinea Sforza -. Il senso della culla della vita è proprio questo: dare una possibilità ulteriore a una donna nel momento più difficile della propria vita. È importante che tutti sappiano che esiste questa strada”.

Le parole dei soccorritori della Croce Rossa di Bergamo, intervenuti ieri mattina alla “Culla per la vita”, continuano a risuonare con forza. Da Bruxelles arriva il pensiero dell’eurodeputato di Fratelli d’Italia Lara Magoni: «Ci siamo messi a piangere e l’abbiamo trattato come se fosse nostro figlio. In queste parole c’è tutta l’umanità di cui siamo capaci. Davanti allo sbocciare di una vita, anche i soccorritori più esperti si sono fatti padri e madri per un istante».

Magoni si rivolge poi direttamente alla madre del piccolo Pietro: «A quella donna che ha avuto il coraggio di donare la vita due volte, prima generando e poi affidando, voglio dire: non sei sola. Il tuo gesto, così pieno di dolore e di amore insieme, ha incontrato mani pronte ad accogliere. Hai scelto la vita per tuo figlio, e per questo meriti rispetto e vicinanza».

Un pensiero quindi al neonato, ora ricoverato all’Ospedale Papa Giovanni XXIII: «Pietro, il tuo primo pianto ha commosso una città intera. Sei stato accolto con lacrime di gioia, con delicatezza, con l’amore di chi ti ha preso in braccio come un figlio. Che la tua strada sia da oggi circondata da questo stesso calore. A tutti i volontari va la nostra gratitudine più profonda: hanno trasformato un momento drammatico in un inno alla vita. E a ogni madre che oggi vive un momento di smarrimento voglio arrivi questa certezza: dove c’è una culla della vita, c’è una comunità che non giudica, ma abbraccia».

Poi la riflessione personale dell’eurodeputato: «La vita non mi ha regalato la gioia di essere madre, ma ho imparato ad esserlo per tutte quelle creature in difficoltà che incontro ogni giorno, nelle comunità e nelle situazioni di disagio, spesso abbandonate e senza amore. Per questo la scelta di questa mamma mi ha attraversato il cuore, scuotendomi l’anima e provocando in me un dolore profondo, lo stesso che lei avrà provato e che probabilmente sta ancora vivendo per una scelta che ha sentito come obbligata. Se questo mondo fosse stato diverso, quella mamma sarebbe stata accolta e sostenuta: in un’epoca in cui le nascite diminuiscono, una notizia come questa diventa ancora più assordante. Mi sento idealmente vicina a lei e sono certa che, se avesse avuto qualcuno al suo fianco capace di indicarle una strada diversa, non avrebbe dovuto rinunciare a Pietro».


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