I numeri del rapporto 2025
Il bilancio dell’anno è significativo: 264 documenti firmati in 205 comuni distribuiti su tutto il territorio regionale. Particolarmente rilevante la crescita degli accordi con aziende sanitarie e ambiti territoriali sociali: 45 accordi, ben 39 in più rispetto all’anno precedente.
L’attività interessa in media il 27,4% della popolazione lombarda, una quota che sale a quasi il 50% se si includono gli accordi con enti sovracomunali e strutture sanitarie.
«La negoziazione sociale si conferma uno strumento fondamentale per orientare le politiche pubbliche verso i bisogni concreti delle persone, in primo luogo degli anziani», ha dichiarato Federica Trapletti, della segreteria di SPI CGIL Lombardia.
Brescia guida la classifica, Mantova si distingue sui temi ambientali
A livello territoriale, il comprensorio di Brescia si conferma il più attivo della regione con 109 documenti firmati — il 41% del totale — e un tasso di copertura della popolazione che sfiora l’80%. È il territorio con la maggiore concentrazione di accordi su politiche per gli anziani (59% del totale regionale), sicurezza (57%), intergenerazionalità (56%) e politiche culturali (55%).
Mantova segue con 32 documenti (12% del totale) e si distingue per l’attenzione alle politiche di genere (54% degli accordi regionali), politiche ambientali (49%), PNRR (48%) e urbanistica (44%).
Tra gli altri territori: Pavia (18 documenti), Lodi (17), Milano (15), Como (14), Monza (13) e Bergamo (12). Proprio il Lodigiano raccoglie il 30% dei documenti regionali sulle politiche di genere e il 26% di quelli sulle politiche energetiche.
Negoziazione sociale e fisco: i comuni negoziatori tassano in modo più equo
Uno degli elementi più rilevanti del rapporto riguarda l’impatto della negoziazione sulle scelte fiscali locali. Secondo l’analisi del ricercatore Francesco Montemurro di Across Concept, i comuni che praticano la contrattazione sociale sono più propensi ad adottare sistemi di tassazione progressivi.
Nel 2024, il 32% dei comuni negoziatori ha adottato addizionali IRPEF strutturate su più scaglioni, contro il 22,5% della media regionale: un divario che testimonia come il dialogo sindacato-ente locale produca effetti concreti anche sul piano redistributivo.
PNRR, intergenerazionalità e politiche abitative: i temi emergenti
Tra i temi in crescita, spiccano quelli legati al PNRR, trattati con particolare frequenza a Mantova, Lodi e Pavia. L’intergenerazionalità è invece al centro del confronto soprattutto a Milano, Lodi e Brescia, mentre le politiche abitative trovano maggiore spazio a Sondrio, Mantova e Monza.
«Negli ultimi anni la negoziazione sociale in Lombardia ha dimostrato una significativa capacità di adattamento e rilancio, tornando a svolgere un ruolo centrale nel dialogo tra sindacato ed enti locali dopo le difficoltà legate alla pandemia», ha sottolineato Trapletti.
Un presidio capillare per i cittadini lombardi
Il dato forse più evocativo del rapporto è quello sulla copertura: tra i comuni coinvolti nel 2025 figurano realtà di primo piano come Brescia, Cremona, Rho, Mantova, Monza, Pavia, Varese e diversi municipi di Milano. Un tessuto di accordi locali che, sommato agli intese con enti sovracomunali e ASL, arriva a toccare la quotidianità di quasi un lombardo su due.
La contrattazione sociale si conferma così non solo uno strumento sindacale, ma un vero e proprio presidio di welfare diffuso, capace di incidere su sanità, casa, fiscalità, ambiente e coesione sociale su tutto il territorio regionale.
Fonte: rapporto annuale di contrattazione sociale 2025, SPI CGIL Lombardia – presentato a Milano il 22 maggio 2026
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