Pasqua ortodossa, tra attesa e tradizione

Mentre il mondo cattolico celebra la Pasqua secondo il calendario gregoriano, le comunità ortodosse la festeggiano generalmente una settimana dopo, seguendo il calendario giuliano. Il significato però resta lo stesso: la resurrezione di Cristo e la vittoria della vita sulla morte.

L’attesa è vissuta con grande intensità, soprattutto dopo il rigoroso digiuno quaresimale, durante il quale si rinuncia a carne e latticini. Per questo, l’arrivo della Pasqua è accolto con gioia ed emozione da grandi e piccoli.

La notte di Pasqua rappresenta il momento più solenne: le chiese si illuminano di candele accese e i fedeli partecipano alla liturgia che annuncia la resurrezione. Al termine delle celebrazioni, le famiglie si riuniscono per rompere il digiuno con un ricco banchetto, simbolo di festa e condivisione.

Tra i protagonisti della tavola pasquale ci sono le uova rosse, simbolo del sangue di Cristo e della rinascita. Benedette in chiesa, vengono utilizzate anche in un tradizionale gioco: si fanno urtare tra loro e vince chi riesce a non rompere il guscio.

Imprescindibile è poi l’agnello, cucinato arrosto, allo spiedo o alla griglia, che rappresenta il sacrificio e diventa il piatto principale della domenica.

Non mancano le specialità tipiche dei diversi Paesi ortodossi. In Grecia si prepara la Magiritsa, una zuppa a base di frattaglie di agnello consumata nella notte di Pasqua. Nei Paesi slavi e in Russia è diffuso il Kulich, un dolce lievitato simile al panettone, arricchito con uvetta e canditi e ricoperto di glassa. In Romania e Moldavia si trova la Paska, una torta a base di ricotta, uova e burro, spesso decorata con intrecci di pasta.

Più che un semplice pranzo, quello pasquale ortodosso è un momento di profonda unione familiare e spirituale. Dopo settimane di rinunce, la tavola si riempie di sapori e significati, celebrando la rinascita, la condivisione e la speranza.

Oxana ANDRIES

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