C’è una moda che nasce per seguire le tendenze e una moda che prova invece a raccontare qualcosa. A costruire immagini, evocare epoche, interrogare la storia e trasformare un abito in un mezzo espressivo.
È in questa seconda dimensione che si colloca il percorso di Diamond Luisant, artista e fashion designer che ha scelto Milano come luogo della propria formazione e come uno dei punti centrali della sua ricerca creativa.
Nato nel Salento nel 1985, Diamond Luisant si trasferisce infatti nel capoluogo lombardo per studiare pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera. È qui che prende forma una ricerca destinata progressivamente ad attraversare discipline differenti: dalla pittura alla fotografia, fino alla moda, interpretata non semplicemente come estetica ma come strumento narrativo, simbolico e storico.
Da Brera alla moda: un percorso che parte dall’arte
La formazione artistica rappresenta una chiave essenziale per comprendere il lavoro di Diamond Luisant.
Prima della moda vengono infatti la pittura e l’immagine. Nel materiale biografico dell’artista, la sua pittura viene descritta come vicina all’iperrealismo, ma orientata a superare la semplice riproduzione del soggetto per cercare il tempo, la memoria e la dimensione interiore.
La fotografia diventa quindi una prosecuzione della stessa ricerca attraverso un mezzo differente: immagini costruite come composizioni teatrali, caratterizzate da luci di ascendenza caravaggesca e atmosfere che richiamano scenari barocchi.
È proprio questa contaminazione a condurre Diamond Luisant verso la moda.
Non una cesura rispetto all’arte, dunque, ma un’altra modalità attraverso la quale sviluppare il medesimo racconto.
La storia diventa contemporanea
Uno degli elementi più riconoscibili della ricerca di Diamond Luisant è il rapporto con la storia.
Il passato non viene utilizzato semplicemente come repertorio estetico dal quale recuperare forme e decorazioni. L’interesse si concentra piuttosto sui personaggi, sulle loro motivazioni e sulle emozioni che accompagnano gli eventi.
La domanda diventa quindi: cosa c’è dietro una scelta capace di modificare la storia?
È questa dimensione psicologica a interessare l’artista, che cerca l’essere umano dietro il personaggio storico e successivamente traduce quella ricerca attraverso pittura, fotografia e moda.
Anche la scelta del nome artistico riflette questa impostazione. Diamond Luisant mette insieme inglese e francese, due lingue che, in periodi differenti, hanno rappresentato potere, corti, costume e comunicazione internazionale.
Un abito non è un costume
Le collezioni di Diamond Luisant partono spesso dalla storia, ma non vogliono ricostruire fedelmente gli abiti di un’altra epoca.
Il principio è differente: leggere i codici del passato e reinterpretarli attraverso un linguaggio contemporaneo.
Per questo ogni collezione viene concepita come una narrazione, il capo assume quasi il ruolo di un personaggio e il dettaglio acquista una funzione simbolica.
È una visione che porta la moda fuori dalla dimensione puramente commerciale e la avvicina all’arte, al teatro e alla performance.
L’abito non deve soltanto vestire.
Deve raccontare.
Oltre il concetto tradizionale di lusso
Ed è probabilmente qui che il progetto Diamond Luisant assume una delle sue caratteristiche più interessanti.
Il lusso non viene identificato esclusivamente con la preziosità del materiale, con il prezzo o con l’esclusività del prodotto. Il valore si sposta verso la ricerca, il significato, l’unicità e la capacità dell’abito di comunicare un’identità.
A questa concezione si affianca inoltre una precisa scelta etica.
Nel dossier di presentazione, Diamond Luisant viene definita una Maison di Alta Moda nata nel 2015 con un’impostazione vegan e cruelty-free, fondata sulla scelta di non utilizzare materiali di origine animale. Il documento indica inoltre il riconoscimento del percorso da parte di LAV in Italia e PETA International.
Una componente che merita di essere approfondita perché introduce nel mondo dell’alta moda un interrogativo sempre più centrale: può esistere un nuovo lusso capace di coniugare esclusività, creatività e responsabilità?
Diamond Luisant sembra voler rispondere attraverso gli abiti.
Milano come laboratorio creativo
Milano assume così un significato particolare nella sua storia.
È la città della formazione a Brera, ma anche quella nella quale il progetto ha sviluppato negli anni numerose esperienze pubbliche. Il curriculum allegato documenta sfilate e iniziative milanesi fin dal 2012, passando per eventi legati alla Vogue Fashion’s Night Out, via Tortona, strutture alberghiere cittadine e, negli anni più recenti, il Teatro Manzoni e altri spazi della città.
Un percorso che mette in relazione Milano, arte, moda e spettacolo, ma soprattutto evidenzia una concezione della creatività nella quale le discipline tendono continuamente a sovrapporsi.
Pittura, fotografia, sartoria, teatro e storia diventano parti dello stesso universo.
La moda come racconto
Nel panorama della moda contemporanea, dominato dalla velocità delle collezioni e dalla continua necessità di produrre nuove immagini, Diamond Luisant propone quindi una direzione differente.
Tornare al racconto.
Ogni abito può diventare una scena. Ogni collezione può costruire un universo. Ogni riferimento storico può essere riletto con gli occhi del presente.
È forse questa la chiave più efficace per comprendere il suo lavoro: non utilizzare il passato per rifugiarsi nella nostalgia, ma attraversarlo per costruire qualcosa di contemporaneo.
Da Brera all’alta moda, Diamond Luisant porta così avanti una ricerca nella quale l’abito supera la funzione di oggetto da indossare e diventa linguaggio.
Perché, nella sua visione, la moda non serve soltanto ad apparire.
Serve a raccontare chi siamo — e, qualche volta, anche da dove veniamo.
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