Nata a Milano e oggi divisa tra Londra, Parigi, New York e il capoluogo lombardo, Carolina Casiraghi racconta il suo percorso tra imprenditoria, moda e comunicazione. Dall’importanza del “sistema Milano” al rapporto con i social, dagli stereotipi sulle donne nel business ai progetti per i prossimi cinque anni: «Vorrei costruire qualcosa che porti davvero la mia firma».
Carolina Casiraghi, quando moda e imprenditoria diventano un unico percorso
Imprenditrice e modella, Carolina Casiraghi appartiene a una generazione per la quale immagine, comunicazione, creatività e business non rappresentano necessariamente universi separati.
Nata a Milano, ma con una dimensione ormai fortemente internazionale, Casiraghi vive e lavora principalmente a Londra, muovendosi frequentemente anche tra Parigi, New York e Milano.
Il suo percorso racconta una contaminazione sempre più evidente tra settori che un tempo venivano considerati distinti: moda e impresa, personal branding e reputazione, social network e attività professionale.
In questa intervista a Gazzetta di Milano, Carolina Casiraghi parla del rapporto con la città in cui è nata, delle difficoltà che una giovane donna può ancora incontrare nel mondo imprenditoriale, del valore dell’immagine e della differenza tra visibilità e credibilità.
E guarda al futuro con un obiettivo preciso: non scegliere tra imprenditoria e moda, ma trasformare esperienze apparentemente diverse in una visione personale.
«Anche fare impresa è una forma di creatività»
Carolina, lei rappresenta due mondi che apparentemente sembrano molto distanti: quello dell’impresa e quello della moda. Quanto l’essere imprenditrice influenza il suo modo di vivere l’immagine e, viceversa, quanto la creatività della moda entra nelle sue scelte professionali?
In realtà non li ho mai percepiti come due mondi così distanti. L’impresa mi ha insegnato il senso della responsabilità, la concretezza e soprattutto che dietro ogni scelta deve esserci una visione. La moda, invece, mi ha insegnato a guardare avanti, a intuire i cambiamenti e qualche volta anche ad avere il coraggio di anticiparli. Credo che le due cose si contaminino continuamente.
Anche il mio rapporto con l’immagine nasce da qui. Lavorando nella moda ho imparato molto presto quanto possa essere potente, ma essere imprenditrice mi ha insegnato che l’immagine da sola non basta. Può aprirti una porta, certamente, ma poi devi avere qualcosa da dire e soprattutto qualcosa da fare una volta che quella porta si è aperta.
Probabilmente è anche per questo che non ho mai voluto scegliere tra creatività e concretezza. Mi piace pensare che una suggerisca all’altra dove andare.
E, alla fine, credo che anche fare impresa sia una forma di creatività: significa immaginare qualcosa che ancora non esiste e provare a renderlo possibile.
Carolina Casiraghi e Milano: «È tornare alle origini»
Milano è contemporaneamente capitale economica, finanziaria, della moda e del design. Che rapporto ha con questa città e quanto pensa che il “sistema Milano” abbia contribuito alla sua formazione personale e imprenditoriale?
Milano per me non è semplicemente una delle città in cui vivo o lavoro: è la città in cui sono nata. E credo che con il luogo in cui nasci rimanga sempre un legame particolare, anche quando la vita ti porta altrove.
Oggi sono basata soprattutto a Londra e vivo molto tra Londra, Parigi, New York e ovviamente Milano, ma tornare qui ha sempre un significato diverso: in qualche modo è tornare alle origini.
Crescendo e lavorando all’estero ho imparato anche ad apprezzare Milano guardandola da fuori. È una città profondamente italiana, ma con un’attitudine internazionale straordinaria.
E il cosiddetto “sistema Milano” ha sicuramente contribuito alla mia formazione: qui moda, design, finanza, comunicazione e impresa non sono mondi separati, si incontrano e si contaminano continuamente. È esattamente il modo in cui mi piace pensare anche al mio lavoro.
E poi Milano ha una velocità e una concretezza nelle quali probabilmente mi riconosco molto. Non ama perdere troppo tempo e, soprattutto, non sente sempre il bisogno di raccontare quello che sta facendo mentre lo sta facendo.
È una città ambiziosa, ma con una certa discrezione. Forse essere nata qui mi ha lasciato proprio questo: l’idea che si possa guardare molto lontano senza dimenticare da dove si è partiti.
Donne e impresa: «Gli stereotipi esistono ancora, anche se sono diventati più sottili»
Essere una donna alla guida di attività imprenditoriali significa ancora oggi confrontarsi con stereotipi e pregiudizi? Le è mai capitato di dover dimostrare le proprie capacità più di un collega uomo per essere considerata prima come imprenditrice e poi come donna d’immagine?
Credo che sarebbe poco realistico dire che certi stereotipi siano completamente scomparsi. Sono cambiati, spesso sono diventati più sottili, ma esistono ancora.
Nel mio caso c’è forse anche un elemento in più: essere giovane e provenire dal mondo della moda e dell’immagine può portare qualcuno a fermarsi alla superficie prima ancora di chiedersi che cosa ci sia dietro.
All’inizio questa cosa mi infastidiva di più. Oggi quasi mi diverte. Se qualcuno mi sottovaluta, in fondo, mi concede un piccolo vantaggio. Preferisco dimostrare quello che so fare attraverso il lavoro piuttosto che cercare di convincere qualcuno a parole.
Essere donna, però, non l’ho mai vissuto come un limite e nemmeno come una bandiera da sventolare continuamente.
Vorrei che arrivassimo al punto in cui una donna che guida un’impresa non debba essere considerata un’eccezione, ma semplicemente un’imprenditrice.
Quanto all’immagine, non sento il bisogno di prenderne le distanze per essere credibile. Fa parte di me e del mio lavoro. La vera sfida, semmai, è non permettere agli altri di decidere che debba essere l’unica cosa che mi definisce.
Social network e personal branding: «La visibilità passa, la reputazione richiede tempo»
Viviamo in un’epoca nella quale reputazione personale, social network e attività professionale sono sempre più intrecciati. Lei in passato ha sottolineato di non amare particolarmente la definizione di “influencer”. Oggi che rapporto ha con i social e quanto ritiene importante costruire un personal brand autentico?
Continuo a non amare particolarmente le etichette, e forse è proprio la parola “influencer” a starmi un po’ stretta.
Non perché rinneghi quel mondo, tutt’altro: i social fanno parte della mia vita e del mio lavoro e mi hanno dato opportunità straordinarie. Semplicemente non credo che una persona debba essere definita dallo strumento attraverso il quale comunica.
Io appartengo a una generazione per la quale digitale e reale non sono più due mondi separati. Per questo considero i social non soltanto una vetrina, ma uno spazio di comunicazione, di relazione e anche di impresa.
Avere una community importante è un privilegio, ma comporta anche una responsabilità: dietro i numeri ci sono persone, non statistiche.
Quanto al personal brand, credo che oggi sia importante, purché non diventi la costruzione artificiale di un personaggio. Per me autenticità non significa necessariamente raccontare tutto di sé, ma fare in modo che quello che si racconta sia coerente con quello che si è.
Anche perché sui social si può costruire molto velocemente la visibilità, mentre la reputazione richiede tempo.
Un milione di visualizzazioni può essere bellissimo, ma il giorno dopo appartiene già a ieri. Costruire credibilità, relazioni e qualcosa che rimanga è molto più difficile. Ed è proprio quella la parte che mi interessa di più.
Il futuro di Carolina Casiraghi: nuovi progetti tra moda, comunicazione e business
Guardando ai prossimi cinque anni, quale Carolina Casiraghi vorrebbe vedere: l’imprenditrice che sviluppa nuovi business, la modella che continua a coltivare la propria passione per la moda oppure una figura capace di fondere definitivamente questi due mondi in un progetto personale?
Sicuramente la terza. Anche perché non credo molto nelle vite divise in compartimenti stagni.
La moda fa parte di me, mi diverte, mi appassiona e mi ha dato moltissimo, ma sento sempre più forte il desiderio di trasformare tutto quello che ho imparato in qualcosa che porti davvero la mia firma.
Nei prossimi cinque anni vorrei sviluppare nuovi progetti imprenditoriali, anche internazionali, nei quali possano convivere creatività, immagine, comunicazione e business.
Non necessariamente un unico grande progetto: mi interessa di più costruire qualcosa che cresca nel tempo e che sia riconoscibile per una visione, non soltanto per un nome.
Ma se penso davvero a Carolina tra cinque anni, non penso soltanto al lavoro. Mi piacerebbe vedermi felice e realizzata anche come donna, con una famiglia mia. È un desiderio che sento e che non considero affatto in contrasto con l’ambizione professionale.
Anzi, credo che la vera realizzazione sia riuscire a costruire una vita nella quale non si debba necessariamente sacrificare una parte di sé per farne esistere un’altra.
A 27 anni, però, voglio anche concedermi il lusso di non sapere esattamente dove sarò a 32. Ho sogni e obiettivi molto chiari, ma non voglio che diventino una gabbia. La vita deve avere anche la possibilità di sorprenderti.
Quindi, se dovessi immaginarmi tra cinque anni, vorrei vedermi ancora curiosa, innamorata di quello che faccio e, perché no, anche innamorata nella vita.
Con nuovi progetti, una famiglia da costruire, magari con una “baby Carolina” che mi tira per la giacca mentre cerco di essere all’altezza di tutto quello che sto cercando di fare… e soprattutto felice delle scelte fatte.
Alla fine, forse, è questa la forma di successo che mi interessa di più.
Carolina Casiraghi, una generazione che non vuole scegliere tra immagine e impresa
Dalle parole di Carolina Casiraghi emerge una concezione contemporanea dell’imprenditorialità, nella quale creatività, comunicazione, reputazione e capacità manageriale possono convivere.
Milano rimane il punto di partenza e uno dei riferimenti della sua identità professionale, mentre Londra, Parigi e New York rappresentano la dimensione internazionale di un percorso ancora in evoluzione.
A fare da filo conduttore c’è soprattutto un concetto: la visibilità può essere immediata, mentre credibilità e reputazione si costruiscono nel tempo.
Una distinzione particolarmente significativa nell’epoca dei social network e del personal branding e che, nel caso di Carolina Casiraghi, accompagna un obiettivo dichiarato: trasformare l’esperienza maturata tra moda, immagine e business in nuovi progetti imprenditoriali capaci di esprimere una visione personale.
Scopri di più da GazzettadiMilano.it
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.











































