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Economia, Orsini (Confindustria): Ue miope, cambiare governance

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È un giudizio netto quello che il presidente di Confindustria Emanuele Orsini consegna all’Europa.

“Questa miopia veramente mi spaventa. Forse dobbiamo cambiare chi ci sta governando in Europa”, afferma intervenendo a Genova al convegno sull’economia del mare, mettendo in discussione la capacità dell’Unione di rispondere a una fase che considera già critica per le imprese.

“Noi – ha spiegato Orsini – cominciamo ad avere problemi a reperire dei prodotti sugli scaffali in Sicilia, cominciamo ad avere problemi con i voli aerei. È logico che quando abbiamo questi tipi di problemi fare impresa è veramente complicato. E mi meraviglia, onestamente, che l’Europa ancora non stia vedendo questa cosa, che non abbia pronto misure e che si stia parlando ancora di aiuti di Stato e non di debito pubblico, dove ancora oggi il cambio euro-dollaro vale 1,16”.

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Il riferimento è alle tensioni economiche e ai rischi evocati dal Fondo monetario internazionale, che ha avvertito del pericolo di recessione in Europa in assenza di misure strutturali. Secondo Orsini, continuare a puntare su strumenti temporanei, come il taglio delle accise, non basta. Serve invece un cambio di approccio, anche sul piano della governance economica.

Nel suo intervento, il presidente di Confindustria porta esempi concreti: difficoltà nel reperimento di prodotti sugli scaffali in alcune aree del Paese, criticità nei collegamenti aerei, tensioni logistiche. “Quando abbiamo questi problemi fare impresa è veramente complicato”, osserva, sottolineando come queste dinamiche non trovino ancora una risposta adeguata a livello europeo.

Da qui la critica a un dibattito che, a suo avviso, resta ancorato a strumenti del passato: “Mi meraviglia che si stia parlando ancora di aiuti di Stato e non di debito pubblico”, aggiunge, citando anche il contesto valutario con un euro-dollaro a 1,16 come ulteriore elemento di pressione.

“L’incertezza, purtroppo, fa sì che gli investimenti non vengano messi a terra. Dobbiamo fare prestissimo a mettere a terra l’iperammortamento perché io credo che quella sia una via anche per dare un overboost al Paese che comunque i nostri imprenditori stanno aspettando”, aggiunge. A proposito dell’incertezza, Orsini ha commentato: “E’ il vero tema, combattiamo con quello che nessuno vuole. Noi abbiamo bisogno di avere mercati aperti, abbiamo bisogno di saper andare nei mercati. Per noi il Golfo vale 32 miliardi di interscambio con un saldo positivo di 11,3 miliardi. Non abbiamo ancora l’Executive Order degli Stati Uniti e per noi è un mercato da 65 miliardi”.

Al centro dell’analisi di Orsini c’è poi la variabile geopolitica. La prosecuzione delle tensioni internazionali, in particolare nell’area del Golfo, rappresenta un fattore decisivo per le prospettive economiche europee.

“Speriamo che si arrivi presto a una negoziazione”, afferma, spiegando che le stime del Centro Studi di Confindustria sono già orientate al ribasso: una chiusura rapida del conflitto porterebbe a una crescita dello 0,5%, mentre un prolungamento fino a quattro mesi significherebbe stagnazione. Oltre, il rischio è quello di una vera e propria recessione.

È però sull’energia che emerge uno dei passaggi più delicati. Orsini ricorda come il costo sia passato “da 28 a 160 euro per megawatt”, un aumento che pesa direttamente sulla competitività delle imprese italiane ed europee.

Da qui l’invito “a una riflessione” anche su un tema politicamente sensibile come il gas russo: “Prima del conflitto” tra Usa e Iran “il costo dell’energia era di 28 megawatt ora, oggi è salito a 160 euro”, dice Orsini che invita a “a una riflessione” sull’approvvigionamento di gas russo: “Mi risulta che continuiamo a comprarlo, passa da Amsterdam. Dobbiamo fare il possibile per salvaguardare le imprese”.

L’obiettivo, ribadisce, resta uno: “Dobbiamo fare il possibile per salvaguardare le imprese”.

Accanto alle criticità, Orsini richiama anche uno dei punti di forza del sistema produttivo italiano: l’economia del mare. Un comparto che vale “l’11,3% del Pil, 216 miliardi di fatturato”, con oltre un milione di addetti che diventano due milioni e mezzo considerando l’intera filiera.

Numeri che, secondo il presidente di Confindustria, impongono una maggiore attenzione politica e industriale, soprattutto per un Paese con oltre 7.700 chilometri di costa.

“In un momento come questo serve sostenere tutti i settori”, afferma, ricordando anche la solidità dell’export italiano, arrivato a quota 650 miliardi. Ma il contesto resta fragile: “Tutto quello che ci cade attorno è molto complicato”.


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