Caso Rocchi: arbitro indagato per frode sportiva, l’analisi dell’avvocato penalista Gaetano Laghi

La redazione di Gazzetta di Milano ha chiesto un parere tecnico all’avvocato Gaetano Laghi, penalista, in ragione della sua esperienza diretta nel contenzioso sportivo-penale. L’avv. Laghi ha partecipato al processo Calciopoli celebrato a Napoli, assumendo la difesa di alcuni rappresentanti del settore arbitrale. In quella vicenda comparve anche il nome di Gianluca Rocchi — all’epoca arbitro in attività — che fu coinvolto nel procedimento ma ne uscì completamente pulito. Alla luce di questo precedente, abbiamo ritenuto l’avv. Laghi la figura più adatta per offrire un’analisi tecnica ed equilibrata, lontana dal clamore mediatico.

Avvocato Laghi, l’avviso di garanzia notificato a Rocchi parla di concorso in frode sportiva. Quanto è grave questa contestazione?

È una contestazione certamente rilevante, ma siamo nella fase delle indagini preliminari. L’avviso di garanzia non è un atto d’accusa definitivo: serve a garantire il diritto di difesa. I fatti contestati sono tre, distinti e circoscritti, e dovranno essere verificati.

Quale comportamento contesta la Procura al designatore Rocchi in merito a Bologna-Inter?

Secondo le ricostruzioni giornalistiche, la Procura ipotizza che Rocchi abbia favorito la designazione di un arbitro ritenuto «gradito» all’Inter. Va ricordato che quella partita si concluse con la vittoria del Bologna all’ultimo secondo, in un clima di forte tensione. La direzione arbitrale fu duramente contestata dall’allora allenatore dell’Inter Simone Inzaghi, che lamentò alcuni episodi sfavorevoli — in particolare una rimessa laterale da cui nacque il gol decisivo. Quella sconfitta consentì al Napoli di Conte di avvicinarsi in classifica, riaprendo la corsa scudetto.

Sul piano penale, però, non emergono elementi che provino un intento manipolativo. Anzi, la difesa potrà evidenziare che nessun vantaggio concreto sembra essersi realizzato per l’Inter.

Perché la designazione di Doveri per la semifinale di Coppa Italia è considerata sospetta?

L’ipotesi della Procura è che Rocchi abbia designato Doveri in semifinale per «liberarlo» dalla designazione per l’eventuale finale. Ma anche qui il risultato sportivo cozza con il presunto intento illecito: l’Inter perse 3-0 il derby con il Milan e uscì dalla Coppa Italia. Fu il Milan, non l’Inter, ad andare in finale contro il Bologna.

Questo dato indebolisce la logica stessa dell’ipotizzato disegno manipolativo. Da avvocato difensore faccio fatica a immaginare che l’intento di favorire qualcuno possa realizzarsi designando un arbitro ritenuto «sgradito» a quello stesso soggetto. Devo però aggiungere che sappiamo ancora troppo poco per valutare la fondatezza dell’ipotesi accusatoria.

Cosa contesta la Procura in relazione a Udinese-Parma?

Si ipotizza una pressione indebita sul VAR Paterna. Qualcuno, senza averne la facoltà, avrebbe indotto gli addetti al VAR a modificare la decisione che stavano assumendo. Un intervento non autorizzato da parte del designatore configura reato solo se compiuto con la coscienza e la volontà di alterare la manifestazione sportiva e a favore di una parte determinata. Su questo dovrà concentrarsi l’indagine della Procura di Milano.

È presto per fare un parallelo con Calciopoli?

Certamente sì. Abbiamo pochissimi elementi per ipotizzare un paragone con quello che fu un vero terremoto nel mondo del calcio italiano. Qui parliamo di tre episodi circoscritti, ancora tutti da verificare.

Che impatto può avere questa vicenda sul sistema arbitrale?

Nel breve periodo, un impatto prevalentemente mediatico. Nel medio periodo, eventuali criticità potrebbero portare a rafforzare i protocolli tra designatori, arbitri e VAR. Ma prima dell’interrogatorio del 30 aprile non è possibile trarre conclusioni.

Dopo l’interrogatorio, è ipotizzabile il coinvolgimento di altri esponenti del calcio?

La possibilità esiste. Questa potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. Le notizie di stampa non indicano altri episodi, ma l’indagine è solo all’inizio e potrebbero emergere nuovi fatti. Il reato di frode sportiva presuppone il coinvolgimento di più persone. Un’indagine penale parte da un presunto fatto-reato, ma nulla esclude che possa ampliarsi, modificarsi o dimostrarsi non rilevante. Dobbiamo attendere.

Questo caso mina la credibilità del calcio italiano?

Ne sappiamo ancora troppo poco per trarre conclusioni. Al di là dello stupore che possiamo provare come appassionati, siamo di fronte a un’indagine iniziale con tre episodi circoscritti. Ogni valutazione sulla credibilità del sistema deve attendere un quadro più chiaro.

Il messaggio finale dell’avvocato Laghi

Ricordiamo che siamo in presenza di un’indagine, non di una sentenza. La presunzione di innocenza è un pilastro dello Stato di diritto. Il clamore mediatico non può sostituire la verifica dei fatti. Bisogna avere pazienza e attendere i prossimi sviluppi dell’inchiesta: è troppo presto per arrivare a conclusioni.


Scopri di più da GazzettadiMilano.it

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.