La riduzione degli sportelli bancari e la crescente complessità dei criteri di valutazione del credito stanno modificando il rapporto tra banche e piccole e medie imprese. In questo scenario assume maggiore rilevanza la figura del consulente finanziario d’impresa, chiamato a preparare l’azienda al confronto con il sistema creditizio.
Il rapporto tra banche e PMI sta attraversando una fase di profonda trasformazione. La progressiva riduzione della presenza fisica degli istituti sul territorio, la digitalizzazione dei processi e criteri sempre più strutturati nella valutazione del merito creditizio stanno cambiando le modalità attraverso le quali le imprese accedono al credito.
Per molti imprenditori non è più sufficiente rivolgersi alla propria filiale per discutere un finanziamento, un affidamento o un investimento. Prima ancora di presentare una richiesta diventa importante conoscere la situazione finanziaria dell’impresa, verificare la Centrale dei Rischi, analizzare gli indicatori di bilancio e comprendere come l’azienda possa essere valutata dal sistema bancario.
È in questo spazio che si inserisce la figura del consulente finanziario d’impresa, professionista chiamato a costruire un collegamento tra le esigenze dell’imprenditore e i criteri utilizzati dagli intermediari finanziari.
Dalla banca alla consulenza alle imprese: oltre trent’anni di esperienza sul campo
A raccontare questa evoluzione è un professionista con oltre trent’anni di esperienza nel settore finanziario, maturata prima all’interno delle banche e successivamente nella consulenza aziendale e nella mediazione creditizia.
Il suo percorso comprende oltre vent’anni nel sistema bancario, con esperienze in BPM, nel mondo delle BCC e in Banca Sviluppo Economico, oltre a un periodo di tre anni in Banca Mediolanum come consulente finanziario.
Nel corso della carriera bancaria ha ricoperto diversi incarichi, tra cui Responsabile Revisione Fidi, Responsabile Commerciale di rete con 18 filiali e 110 dipendenti, Preposto e Vice-preposto.
Oggi opera come consulente d’impresa per la gestione della posizione finanziaria e della Centrale Rischi ed è iscritto all’OCF come consulente finanziario.
Un percorso che gli ha consentito di osservare il rapporto banca-impresa da entrambe le prospettive: quella di chi deve valutare il rischio e quella dell’impresa che deve ottenere le risorse finanziarie necessarie per sostenere investimenti e crescita.
«Conosco a fondo entrambe le prospettive: so come la banca valuta un’azienda e so cosa serve all’azienda per presentarsi alla banca.»
Desertificazione bancaria e PMI: cambia il rapporto con il territorio
Uno dei fenomeni che maggiormente stanno incidendo sul rapporto tra imprese e sistema creditizio è la cosiddetta desertificazione bancaria.
Aggregazioni, razionalizzazione delle reti e chiusura degli sportelli hanno progressivamente modificato il modello tradizionale della banca territoriale. Parallelamente, molti processi decisionali sono diventati più centralizzati e digitalizzati.
Per le PMI questo significa confrontarsi con un sistema nel quale la conoscenza personale dell’imprenditore e dell’impresa deve necessariamente essere accompagnata da numeri, indicatori finanziari e informazioni strutturate.
Il problema non riguarda soltanto la possibilità di trovare una filiale vicino alla propria azienda. Riguarda soprattutto la trasformazione del rapporto tra banca, territorio e impresa.
L’imprenditore deve quindi arrivare al confronto con l’istituto di credito conoscendo preventivamente la propria situazione finanziaria e il proprio profilo di rischio.
Accesso al credito: perché una PMI non dovrebbe presentarsi in banca “al buio”
Richiedere un finanziamento senza aver preventivamente analizzato la propria situazione può rappresentare una criticità.
Le banche utilizzano infatti sistemi strutturati di valutazione che prendono in considerazione numerosi elementi: dati di bilancio, andamento finanziario, esposizione debitoria, sostenibilità del debito, informazioni presenti nella Centrale dei Rischi e capacità prospettica dell’impresa di generare risorse.
Tra gli indicatori utilizzati nell’analisi finanziaria possono rientrare EBITDA, Posizione Finanziaria Netta (PFN), rapporto tra debito e patrimonio, Current Ratio e Quick Ratio, insieme ad altri parametri quantitativi e qualitativi.
La questione centrale diventa quindi preparare l’impresa prima della richiesta di credito.
Una corretta pianificazione finanziaria permette infatti all’imprenditore di comprendere quale sia il proprio fabbisogno, quale struttura finanziaria risulti maggiormente coerente e quali eventuali criticità debbano essere affrontate.
Centrale dei Rischi: uno strumento da monitorare
Un altro elemento strategico è rappresentato dalla Centrale dei Rischi, il sistema informativo attraverso il quale vengono raccolte informazioni sull’indebitamento della clientela nei confronti degli intermediari partecipanti secondo le regole previste.
Per un’impresa conoscere la propria posizione significa avere una fotografia più precisa dei rapporti con il sistema creditizio.
Il monitoraggio consente inoltre di individuare eventuali anomalie, concentrazioni e situazioni che richiedono approfondimento.
La Centrale dei Rischi non dovrebbe quindi essere consultata esclusivamente quando emerge un problema o quando l’impresa deve chiedere un finanziamento, ma può diventare parte di un più ampio sistema di controllo finanziario aziendale.
Pianificazione finanziaria: tre aree strategiche per le PMI
Il lavoro del consulente finanziario d’impresa può concentrarsi principalmente su tre direttrici.
La prima riguarda l’analisi e la pianificazione economico-finanziaria, attraverso il monitoraggio dei dati di bilancio e della sostenibilità della struttura finanziaria.
La seconda interessa il controllo della Centrale dei Rischi, utile per comprendere come si presenta l’esposizione dell’impresa verso il sistema bancario e intercettare tempestivamente eventuali criticità.
La terza riguarda la diversificazione delle fonti di finanziamento.
Dipendere eccessivamente da un unico istituto può infatti aumentare la vulnerabilità finanziaria dell’impresa. La possibilità di valutare differenti interlocutori e strumenti consente invece di individuare soluzioni coerenti con specifiche esigenze: capitale circolante, anticipazioni, investimenti, sviluppo aziendale o strumenti di finanza agevolata.
Il consulente come ponte tra banca e impresa
Il punto non è semplicemente trovare una banca disponibile a concedere credito.
La questione è costruire una struttura finanziaria sostenibile, capace di accompagnare l’impresa nel medio-lungo periodo.
È qui che l’esperienza maturata dall’interno del sistema bancario può assumere particolare valore: conoscere i processi di revisione degli affidamenti, le logiche del rischio e le dinamiche commerciali permette di interpretare più efficacemente il modo in cui un istituto analizza un’impresa.
Il consulente finanziario d’impresa assume così una funzione di raccordo: tradurre le necessità dell’imprenditore in una pianificazione finanziaria comprensibile anche agli interlocutori bancari.
Liberare l’imprenditore dalla gestione quotidiana del rapporto con le banche
Per una PMI, la gestione finanziaria assorbe tempo e competenze sempre maggiori.
L’imprenditore dovrebbe poter concentrare le proprie energie sullo sviluppo dell’azienda: prodotti, clienti, mercati, organizzazione, persone e investimenti.
Questo non significa delegare completamente la conoscenza dei numeri dell’impresa. Al contrario, significa dotarsi di strumenti e competenze specialistiche che permettano di prendere decisioni finanziarie più consapevoli.
In un sistema bancario sempre più orientato all’analisi dei dati, alla valutazione preventiva del rischio e alla sostenibilità finanziaria, il rapporto tra banca e impresa cambia inevitabilmente.
E cambia anche il ruolo del consulente.
Da intermediario chiamato semplicemente a individuare un finanziamento, può diventare un professionista che accompagna l’impresa nella pianificazione finanziaria, nella gestione della Centrale dei Rischi, nella diversificazione delle fonti e nel dialogo con gli istituti di credito.
Una funzione particolarmente significativa per il tessuto delle PMI, dove finanza e strategia aziendale sono sempre più strettamente collegate.
Perché oggi la vera domanda non è soltanto dove trovare credito, ma come preparare l’impresa ad accedervi in maniera sostenibile.
di Ezio Augello
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