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Milano Professioni, Paola Mesiano: «L’avvocato deve prevenire il conflitto e accompagnare l’impresa nel cambiamento»

Diritto del lavoro, consulenza alle aziende, compliance e Modelli 231: l’avvocato Paola Mesiano racconta a Gazzetta di Milano l’evoluzione della professione legale. «Non basta adattarsi al cambiamento: bisogna comprenderlo e utilizzarlo per migliorare il modo in cui lavoriamo»

MILANO – Prevenire il contenzioso anziché intervenire soltanto quando il conflitto è già esploso. Affiancare l’imprenditore nelle trasformazioni dell’organizzazione aziendale. Integrare competenze giuridiche, capacità manageriali e nuovi strumenti tecnologici. È questa la visione della professione legale che emerge dall’incontro con l’avvocato Paola Mesiano, protagonista di un nuovo appuntamento di Milano Professioni, la rubrica di Gazzetta di Milano dedicata ai professionisti e all’evoluzione delle competenze.

Originaria di Reggio Calabria, Mesiano è alla guida di uno studio multidisciplinare presente anche a Roma e Milano, composto oggi da otto avvocati con differenti specializzazioni e due figure amministrative.

Diritto del lavoro e servizi legali alle imprese rappresentano il cuore dell’attività, insieme a compliance aziendale e Modelli organizzativi previsti dal D.Lgs. 231/2001.

Un’impostazione nella quale assume particolare importanza la ricerca di soluzioni conciliative: intervenire, quando possibile, prima che una controversia arrivi davanti al giudice, valutando rischi, costi e possibili punti d’incontro.

Avvocato Mesiano, partiamo dal suo percorso. Come nasce la scelta della professione forense?

«La predisposizione alla tutela degli altri era presente in me già da ragazza. Il percorso professionale è poi iniziato nella mia Reggio Calabria, dove ho fondato lo studio, formando negli anni alcuni dei professionisti che ancora oggi lavorano con me.

Successivamente sono arrivate Roma e Milano. Quest’ultima è stata una scelta importante: entrare in un contesto nuovo ha significato rimettermi in discussione, costruire una nuova rete professionale e ampliare le mie competenze. Oggi lo studio conta otto avvocati, con differenti specializzazioni, e due figure amministrative».

Quale filosofia guida oggi il rapporto con i suoi assistiti?

«Credo molto nella prevenzione e nella capacità dell’avvocato di individuare una soluzione prima che il conflitto diventi necessariamente una causa.

La conciliazione è centrale nel mio modo di lavorare. Con le imprese cerchiamo di prevenire il contenzioso attraverso una consulenza continuativa; con il privato puntiamo a valutare con chiarezza rischi, costi e possibili soluzioni.

Arrivare davanti a un giudice non deve essere automaticamente la prima strada: quando esistono le condizioni, trovare prima un accordo può tutelare meglio il cliente».

Diritto del lavoro e imprese: quali sono le principali aree di attività dello studio?

«Il diritto del lavoro e i servizi alle imprese hanno assunto un ruolo centrale. Affianchiamo le aziende nella gestione dei rapporti di lavoro, nelle riorganizzazioni e nelle relazioni industriali, ma lavoriamo anche su welfare aziendale, sicurezza, consulenza societaria e compliance.

Personalmente seguo anche i Modelli organizzativi previsti dal D.Lgs. 231/2001, accompagnando l’impresa non soltanto nella loro predisposizione, ma anche nella concreta attuazione e nell’attività dell’Organismo di Vigilanza.

L’obiettivo è costruire una tutela che abbia soprattutto una funzione preventiva».

Quindi l’impresa è oggi il vostro interlocutore principale?

«Sì, dalle piccole realtà alle aziende più strutturate. Le esigenze sono sempre più articolate e richiedono una visione che non si limiti alla singola questione legale.

Seguiamo però anche i lavoratori, ad esempio nelle contestazioni disciplinari, nei licenziamenti, nei trasferimenti o nei problemi di inquadramento.

Sono due prospettive differenti dello stesso mondo e conoscerle entrambe permette di affrontare le questioni con maggiore consapevolezza».

Sta lavorando a nuovi servizi dedicati alle aziende?

«Sto lavorando a un progetto imprenditoriale ambizioso dedicato proprio ai servizi per le aziende. È ancora presto per raccontarlo nei dettagli, ma nasce dall’esperienza maturata accanto agli imprenditori e dalla volontà di accompagnarli nei cambiamenti che il mercato del lavoro sta imponendo.

Considero le aziende che assisto realtà da seguire nel tempo, con grande cura: l’obiettivo è mettere a loro disposizione strumenti e opportunità che vadano oltre la risposta alla singola problematica».

Milano che ruolo ha avuto nel suo percorso professionale?

«Un ruolo decisivo. Milano mi ha permesso di confrontarmi con un ambiente dinamico, fatto di imprese, professionisti e realtà internazionali.

Per me ha significato acquisire nuove competenze, studiare e aggiornarmi continuamente, ma soprattutto imparare a lavorare in contesti diversi. Il mio bagaglio professionale è cresciuto ancora di più da quando ho trasferito qui stabilmente la mia attività».

Intelligenza artificiale e studi legali: come cambia la professione dell’avvocato?

Per Mesiano, una delle sfide principali riguarda proprio la capacità di trasformare l’innovazione tecnologica in evoluzione professionale.

«Siamo passati dalla carta e penna alla digitalizzazione e oggi all’intelligenza artificiale. Lo studio legale contemporaneo richiede competenze giuridiche, ma anche leadership, capacità manageriali e conoscenza dei nuovi strumenti.

Non basta adattarsi: bisogna comprendere il cambiamento e utilizzarlo per migliorare il modo in cui lavoriamo e assistiamo i nostri clienti».

Una trasformazione che riguarda l’intero mondo delle professioni. Per gli studi legali, in particolare, significa confrontarsi con organizzazioni aziendali sempre più complesse, nuove tecnologie e un mercato nel quale alle competenze strettamente giuridiche si affiancano capacità organizzative, relazionali e manageriali.

Il percorso di Paola Mesiano racconta così anche una delle trasformazioni al centro di Milano Professioni: il passaggio da una consulenza chiamata prevalentemente a risolvere un problema a un modello professionale che punta ad affiancare imprese e persone nella prevenzione dei rischi e nella gestione del cambiamento.


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