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San Siro, maggioranza in Consiglio spaccata

La questione della vendita dello stadio di San Siro sta diventando uno dei temi più caldi della politica milanese, con implicazioni urbanistiche, economiche e simboliche.

Il Comune di Milano potrebbe ridurre il prezzo di vendita dello stadio da 197 milioni a 160 milioni di euro, con uno sconto di circa 30 milioni legato ai costi di bonifica e spese accessorie.

Questo sconto sarebbe giustificato dalla Legge sugli Stadi, che prevede che le bonifiche necessarie per la realizzazione di un nuovo impianto siano a carico dell’amministrazione.

Il consigliere Alessandro Giungi (PD) ha definito la proposta “sconcertante”, sostenendo che non vi è alcun obbligo di applicare quella normativa e che l’operazione non presenta un chiaro interesse pubblico.

Anche Carlo Monguzzi (Verdi) ha criticato duramente la riduzione del prezzo, definendola un “regalo ai fondi speculativi” e paragonando il valore di San Siro a quello del Pirellino.

La delibera sarà discussa in Consiglio comunale a settembre, dove si prevede un dibattito acceso. Al momento, almeno sei consiglieri di maggioranza si dichiarano contrari.

«Settembre è alle porte e si avvicina sempre di più l’ultimatum per la presentazione della delibera sulla vendita dello stadio di San Siro. Eppure, dalle dichiarazioni di oggi Dei consiglieri del PD e dei Verdi emerge in maniera plastica e inequivocabile che questa amministrazione è completamente divisa» — dichiara Alessandro Verri, capogruppo della Lega in Consiglio Comunale.

«La maggioranza è spaccata su un tema cruciale come la vendita dello stadio. Un teatrino che non solo danneggia la città, ma certifica l’incapacità politica della Giunta Sala» — prosegue Verri.

«È ormai evidente che questa amministrazione non può più permettersi di prendere in giro i milanesi. Milano ha bisogno di stabilità politica e amministrativa, non di divisioni interne. Sala e la sua Giunta vadano a casa: solo così si potrà tornare a dare certezze e un futuro alla città» — conclude Verri.

Il Consiglio dovrà anche valutare garanzie urbanistiche: tutela del verde pubblico, distanza dalle abitazioni, e misure per evitare una rivendita immediata dello stadio da parte dei club.

La trattativa si inserisce in un momento delicato per Palazzo Marino, con inchieste urbanistiche in corso e una maggioranza già scossa da tensioni interne.

Il ricavato della vendita potrebbe essere destinato a opere pubbliche, come la riqualificazione delle piscine comunali, ma resta da chiarire se questo basterà a giustificare l’operazione.


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