Coronavirus, in Lombardia positivi e con pochi sintomi 6 bambini su 1000.

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Inizio dellÕanno scolastico all'istituto comprensivo di Codogno, il comune in provincia di Lodi che per primo in Italia  stato dichiarato Òzona rossaÓ a causa della pandemia da Covid19. Codogno (Lo), 14 Settembre 2020. ANSA / MATTEO BAZZI
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In Lombardia nella prima settimana di ripresa delle lezioni scolastiche, la positività dei bambini al coronavirus SarsCov2 è risultata bassa, del 6 per 1000.

Vuol dire che su 1000 casi inviati, sono risultati positivi al tampone 6 bambini. “Si tratta dunque di pochi casi e con pochi sintomi”, come spiega Rinaldo Missaglia, segretario del Sindacato medici pediatri di famiglia (Simpef).

Il sistema predisposto a livello regionale per rilevare la positività dei bambini, con sintomi da Covid-19, ha visto l’istituzione da parte delle Ats di punti tampone ad accesso rapido, dove si può portare il minore senza necessità di impegnativa del medico o di prenotazione. L’accesso può avvenire dopo che i sintomi siano comparsi a scuola, che quindi chiamerà il genitore, o tramite il genitore dopo consulto col pediatra di famiglia, se il figlio ha iniziato a star male a casa.

“L’esito del tampone arriva entro le ore 23 del giorno stesso di esecuzione dell’esame – continua Missaglia -. Devo dire che il sistema, da poco predisposto, sta cominciando a funzionare”.

In questa prima settimana di lezioni la positività accertata è stata del 6 per 1000, “anche se non abbiamo ancora i dati definitivi – continua – Forse c’è stato un eccesso di zelo, nel senso che sono stati inviati casi con sintomi poco rilevanti, anche se compatibili con la malattia da Covid-19. Ma va bene così”.

I pediatri aderenti al Simpef hanno inoltre iniziato a raccogliere la casistica sui soggetti inviati a fare il tampone, per vedere “quali erano i sintomi e capire se ve ne sono alcuni tipi da coronavirus nei bambini, così come lo è la perdita di gusto e olfatto negli adulti. Ci stiamo concentrando soprattutto nella zona di Bergamo”, continua Missaglia. Altro scopo dello studio sarà capire l’effetto dei bambini positivi a scuola e in famiglia circa la diffusione della malattia. C’è però un problema, conclude Missaglia: “molti genitori, circa il 20%, non hanno dato ai pediatri il consenso al trattamento dei dati del figlio. Ciò ci impedisce di conoscere l’esito del tampone del bambino. Li invitiamo a darcelo quanto prima”. (ANSA).

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