“Parlando un’altra lingua sarei un colore” — il titolo della mostra , la frase, che richiama una canzone di Ultimo, diventa per Nicolás Realegeño molto più di una citazione: è una dichiarazione d’identità. È il modo in cui l’artista salvadoregno racconta se stesso, la sua storia migrante, il suo attraversare linguaggi e culture fino ad approdare a Milano, città che oggi lo accoglie e lo ispira.
La presentazione della sua mostra nella sede del Consolato El Salvador in via Losanna, gremita di connazionali, critici e curiosi, è stata un momento di forte intensità emotiva.
Realegeño visibilmente commosso, ha condiviso con il pubblico il senso profondo del suo percorso: un viaggio umano e artistico che lo ha portato a trasformare fragilità, nostalgia e rinascita in colore, forma e movimento.
Un artista multidisciplinare: moda, musica, pittura
Nicolás non è soltanto un pittore. È un artista multidisciplinare, capace di muoversi con naturalezza tra moda, musica e arti visive. La sua versatilità è evidente: nelle collaborazioni creative, nelle contaminazioni stilistiche, nella capacità di far dialogare mondi diversi senza perdere coerenza. Ma è nella pittura che trova la sua voce più profonda, quella che oggi si manifesta in uno stile maturo e riconoscibile.

Un percorso in ascesa tra Milano e Roma
Arrivato in Italia nel 2010,Realegeño sposa pienamente la vocazione artistica negli anni successivi. Nel 2022 partecipa al Premio Maestri d’Arte a Milano, organizzato dal magazine Art Now, ottenendo una prima importante visibilità. Di recente, a Roma, durante un convegno promosso da un’impresa del Lazio, riceve il Premio Futurismo per il contributo alla valorizzazione del patrimonio italiano e al dialogo interculturale.
Nel 2025 espone per la prima volta nel quartiere di Brera la personale “Parlando un’altra lingua sarei un colore”, che registra un notevole successo e segna una tappa fondamentale della sua evoluzione.
Dalle scomposizioni cubiste alla veemenza espressionista
La ricerca dell’artista nasce dall’assimilazione di linguaggi che hanno segnato la storia dell’arte occidentale. Agli esordi domina il cubismo: forme geometriche, piani di colore, scomposizioni ardite. È un periodo di studio rigoroso, quasi analitico.
L’incontro con l’espressionismo apre invece una stagione più emotiva: il segno diventa impetuoso, il colore veemente, i corpi si fanno tortuosi e vibranti. Le tele raccontano sentimenti, tensioni, connessioni umane. Il cubismo riaffiora come struttura, ma è l’interiorità a guidare la mano.
Realismo e barocco: luce, imperfezione, teatralità
Successivamente l’artista attraversa la tradizione realista, rifiutando l’idealizzazione e scegliendo soggetti quotidiani illuminati da una luce naturale. Poi arriva il barocco, reinterpretato con fondi scuri, contrasti violenti, composizioni ricche e scenografiche. È qui che il suo stile inizia a consolidarsi.
La mostra: un viaggio in due atti
Il percorso espositivo si articola in due ambienti:
hall -El Salvador Renace vengono fuori le due macrofasi della sua ricerca: cubismo ed espressionismo, affiancate da tele sperimentali che testimoniano la transizione verso un linguaggio più complesso.
Sala de reuniones diàspora – al primo piano una sequenza di volti femminili segnati dall’imperfezione umana, fino alla reinterpretazione della Monna Lisa, ora attraversata dal tempo e dalla storia. Al centro, bozzetti e studi anticipano la direzione futura dell’artista nella moda .

Le opere, realizzate tra il 2012 e il 2026, raccontano la lunga fase di transizione che conduce alla nascita del suo stile definitivo: il realebarocubista, lemma che richiama il suo cognome e sintetizza la fusione personale tra realismo, barocco e cubismo.
Nicolás Realegeño nella sua opera la fusione delle influenze che hanno segnato la sua vita, in linea con le parole di Fernando Botero: “La riqueza de un artista es la fusiòn de influencias que han marcado su vida y obra.” Una definizione che sembra cucita su di lui.
L’artista ringrazia il Governo de El Salvador, il Consolato Generale del Salvador a Milano.
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